Chaimaa Fatihi: è questo il volto dell’Islam moderato?

Volto pulito, guarda di buon grado i Fratelli Musulmani e sostiene Hamas

Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico
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Dossier

Chaimaa Fatihi: è questo il volto dell’Islam moderato?

Volto pulito, guarda di buon grado i Fratelli Musulmani e sostiene Hamas

Dossier
Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico

Chaimaa Fatihi

Da qualche mese, i salotti televisivi sono stati letteralmente invasi da rappresentanti e difensori della consistente comunità musulmana presente in Italia. Chi più chi meno, tutti si sono impegnati a tessere le lodi dell’Islam come religione di pace e a condannare “tutti gli estremismi” o “tutti i terrorismi”, senza però menzionare direttamente il “terrorismo islamico”.

Fra le voci più rassicuranti dell’Islam italiano, ultimamente sta avendo un discreto successo la giovanissima Chaimaa Fatihi, classe 1993 e responsabile per le pubbliche relazioni di GMI (Giovani Musulmani d’Italia).

A molti sembra spuntata dal nulla, ma in realtà Chaimaa, marocchina giunta in Italia all’età di sei anni, vanta già una lunga militanza a favore dei diritti dei musulmani. Il problema principale è che nessun giornalista, stagista o collaboratore delle trasmissioni che l’hanno avuta come ospite si è interessato a conoscere chi fosse veramente Chaimaa e quale fosse il suo pensiero su questioni di grande rilevanza internazionale. Lo stesso dicasi per quotidiani e riviste, che hanno pubblicato l’invettiva di Chaimaa nei confronti del Daesh all’indomani dei recenti attentati di Parigi senza interessarsi all’autrice.

Eppure, non era necessaria un’approfondita ricerca archivistica per trovare un buon numero di sue interviste e dichiarazioni.
Ritornando alle parole pronunciate dai vari presenzialisti islamici o dai loro difensori, possiamo subito vedere che queste sono replicate in modo perfetto da Chaimaa, che in un commento del 26 novembre scorso scrive questo:

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Eh già, il terrorismo islamista non esiste, e guai a chi dice il contrario!
D’altronde, la stessa Chaimaa ha difeso più di una volta i terroristi di Hamas, definendoli “formazione partigiana” e sostenendo il vero terrorista sia I’esercito israeliano.

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Hamas dunque non rappresenta un problema, e focalizzarsi sull’organizzazione terroristica palestinese non è la giusta via per risolvere il conflitto. In fondo, Hamas sta solo “cercando di proteggere la propria popolazione”; che lo faccia riempiendo di armi le scuole (conniventi) dell’UNWRA o il sottosuolo dei parchi giochi, è irrilevante. Personalmente, l’idea di sparare razzi contro uno stato confinante e poi nascondersi nei tunnel mandando avanti donne e bambini mi sembra piuttosto vigliacca, più o meno come quella di usare le stesse categorie di persone per mutilare e uccidere i civili israeliani.

Ma forse è colpa nostra, noi non capiamo Hamas, la grande formazione partigiana, i cui capi gozzovigliano con i miliardi che piovono dai Fratelli Musulmani e dalla Penisola Araba senza lasciare neanche le briciole a una popolazione che ha necessità di ospedali, strade e acquedotti.
L’atteggiamento di Chaimaa nei confronti di Hamas emerge in modo ancora più palese quando cita, nell’ottobre del 2014, un testo di Omar Jibril particolarmente amato da antisionisti e antisemiti

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Sfruttare i morti civili rimane uno degli obbiettivi principali di Hamas. I bambini morti suscitano polemiche, sono utilizzabili, in quell’orrendo mercato che è la pornografia della morte, per ottenere più fondi e urlare contro l’assassino sionista. Leggendo il testo di cui sopra, emerge con chiarezza la volontà di dimostrare che alle porte di Israele ci siano solo neonati e bambine disabili. Diciamo solo che è difficile immaginare questi ultimi intenti ad ammassare armamenti e sparare razzi verso Israele, ma se lo dice Omar Jibril e lo condivide la cara Chaimaa, evidentemente siamo noi a essere nel torto.

E comunque bizzarro notare come tutti i musulmani che si (auto)professano moderati, perdano completamente la testa quando si sussurra nel loro orecchio un semplice nome: Israele. Urlano, insultano, alzano il dito e cercano di giustificarsi con la storiella, imparata a memoria, de “l’antisionismo è diverso dall’antisemitismo”… e a leggere le affermazioni di Chaimaa su Facebook sembra di trovarsi di fronte a un atteggiamento molto simile:

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Israele visto come un cancro che divora il medioriente, insulto ormai banale ma non per questo meno infamante, e definito “schifoso”, “illegale”, “assassino”, “terrorista”. Per una che dice di voler combattere l’hate speech e l’incitazione a l’odio non è una comportamento edificante; al contrario, mina del tutto la sua credibilità come rappresentante dell’islam moderato.

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In questo senso, non sorprende che Chaimaa sia anche una sostenitrice del BDS, un altro movimento nato con l’obbiettivo di distruggere Israele.
Chaimaa non solo difende Hamas in modo netto e inequivocabile, ma, seguendo le orme del padre, Khalid Fatihi, supporter dell’ex presidente egiziano Morsi, anche lei ha manifestato la sua vicinanza all’esponente dei Fratelli Musulmani, che in un’intervista del 2010 aveva definito gli ebrei “guerrafondai, discendenti delle scimmie e dei maiali”.

La cosa è preoccupante, perché il Fratelli Musulmani sono votati alla completa islamizzazione dell’Occidente (tramite il finanziamento di centri islamici e l’infiltrazione nei ruoli apicali dell’insegnamento), hanno creato l’organizzazione terroristica Hamas (nata come loro braccio operativo), e, soprattutto, sono fra i più pericolosi finanziatori del terrorismo internazionale.

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Nel loro manifesto di fondazione, redatto da Hasan al-Banna (nonno di Tariq Ramadan), i Fratelli Musulmani indicano gli obbiettivi da raggiungere in tutti i paesi del mondo, fra cui:

la soppressione di tutti i partiti politici (1), l’adeguamento di tutte le branche della legge civile alla Sharia (2) l’adeguamento di tutti gli atti di governo alla dottrina islamica (9), l’imposizione di pene severe per le offese morali (11), la chiusura delle sale da ballo e censura severa su film e canzoni (20-22), l’annessione delle scuole elementari alle moschee (30), l’obbligo, esteso a tutti gli studenti delle elementari, di imparare a memoria il Corano (32), La necessità di dare al giornalismo il giusto orientamento (38)

Pur non essendo l’oggetto del presente articolo, vale la pena sottolineare che i Fratelli Musulmani furono strettissimi collaboratori di Hitler durante la II Guerra Mondiale, tanto che al-Banna avrebbe voluto firmare un’alleanza ufficiale con i nazisti per fermare l’occidentalizzazione dell’Egitto da parte di Re Farouk. Oggi sono etichettati come organizzazione terroristica da diversi paesi, Egitto compreso.

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Nella foto qui sopra, vediamo Chaimaa Fatihi a una manifestazione pro-Morsi con il segno “R4BIA”; Nonostante i tentativi di farlo passare, agli occhi occidentali, per il forzatissimo acronimo di Rightness. Freedom. Barehanded. Independence. Anti-coup, il sito ufficiale R4BIA.com, tenuto su server turchi e disponibile in arabo, turco e inglese fino a pochi mesi fa, spiegava in modo chiaro i valori ispiratori del simbolo (mi limito a inserirne alcuni):

R4BIA is justice for everyone against rotten Western values
R4BIA is the grandchildren of Hasan Al Banna
R4BIA is a pure martyrdom
R4BIA is the end of Zionists
R4BIA is the end of immoral press
RABIA is the arena of martyrdom
R4BIA is the mother of martyrs
R4BIA is a smiling martyrdom

Insomma, non si tratta certamente di un simbolo di pace e, non a caso, il governo egiziano lo giudica un segno di solidarietà e complicità con i terroristi dei Fratelli Musulmani e con Morsi.

Chaimaa è anche nipote del dott. Mohamed Nur Dachan, fondatore e attuale presidente emerito dell’UCOII, che qualche decennio fa era a capo della componente siriana dei Fratelli Musulmani. Lo definisce un “maestro di vita” e “uomo di umanità e sensibilità fuori da ogni soglia” , ma anche lui non ha mai nascosto le sue simpatie per Hamas e nel 2007 è stato iscritto nel registro degli indagati assieme ad Hamza Piccardo per istigazione all’odio razziale e religioso per aver acquistato pagine a pagamento su vari quotidiani nazionali intitolandole «Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane». Entrambi sono stati prosciolti, ma nessuno ha dimenticato l’immoralità del paragone fra Israele e la Germania nazista.

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Come già dimostrato in precedenza, Chaimaa Fatihi ha un’opinione di Israele molto simile a quella di suo zio, e lo ha sottolineato in maniera diretta il 21 settembre 2014 alla fine di una manifestazione “Contro il terrorismo, l’ISIS, le crociate (???), ecc.” (ovviamente il terrorismo islamico non viene menzionato), quando a detta di Astrit Sukni, che seguiva l’evento per Informazione Corretta, ha paragonato “l’ISIS al nazismo, a Hitler e a tutti i regimi sanguinari come quelli di Assad, Netanyahu, come i sionisti e come tutti coloro che usano il potere per ammazzare il popolo.”

Nell’intervista rilasciata al menzionato Astrit Sukni, ha dichiarato:
-Perché tra i vari dittatori sanguinari ha nominato i sionisti e Netanyahu?
Chaimaa Fatihi: perché per noi chi uccide non può essere diverso dall’altro. Chi uccide rimane sempre un criminale…
-Quindi anche Hamas?
Chaimaa Fatihi: personalmente non ritengo che siano né criminali né nulla. Loro hanno protetto la loro terra…
– Come l’hanno protetta? Usando i bambini delle scuole come scudi umani?
Chaimaa Fatihi: No, assolutamente, questo è quello che si vuol far credere ma in realtà non è così. Nel momento in cui Hamas ha cercato di arrivare a delle tregue…
– Israele ha costruito degli ospedali da campo al confine con Gaza dove ha curato i palestinesi feriti e anche alcuni terroristi.
Chaimaa Fatihi: io non credo che siano dei terroristi (Hamas), credo che siano semplicemente dei resistenti: così come noi abbiamo avuto i partigiani nel nostro paese che hanno liberato l’Italia dal fascismo così anche loro cercano di liberare la terra che gli è stata usurpata.

Ma il suo apprezzamento non va solo ad Hamas e allo zio (ex-leader della costola siriana dei Fratelli Musulmani), ma anche all’attuale leader dei Fratelli Musulmani in Kuwait, Tareq Al-Suwaidan, cui nel 2000 fu vietato l’ingresso negli USA per aver detto:

“La Palestina sarà liberata solo tramite la Jihad. Non si può ottenere nulla senza spargere sangue. Gli Ebrei verranno annientati per mano nostra”

Sempre riguardo a Israele, questo “grande uomo” e “meraviglia di sapiente”, per usare le parole di Chaimaa, ha usato parole di inaudita violenza e antisemitismo solo un anno fa, in occasione di un sermone indirizzato ai suoi discepoli prediletti, ossia i militanti di Hamas:

“Tutte le madri della nazione islamica – non solo quelle palestinesi – dovrebbero nutrire i loro figli con l’odio verso gli Ebrei. Li Odiamo. Loro sono il nostro nemico. Dobbiamo instillare questo nelle anime dei nostri figli, finché una nuova generazione crescerà e li spazzerà via dalla faccia della Terra… Ciascuno di noi, uscendo da questa sala, dovrebbe pensare a un piano per annientare Israele.”

Per una che dice di voler lottare con tutte le forze, giorno dopo giorno, contro l’incitazione alla violenza e l’odio verso gli altri popoli, non sembra un grande esempio da seguire.

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Poco dopo queste dichiarazioni, a Tareq Al-Suwaidan è stato impedito l’ingresso in Belgio (non parliamo quindi di un paese particolarmente intransigente) per aver dimostrato un “antisemitismo inaccettabile”.
Eh già, proprio un grande uomo, e di sicuro un grande sapiente.

L’ultimo, ma non in ordine di gravità, intervento via Facebook di Chaimaa ha riguardato le parole dell’on. Khalid Chaouki, che in una recente intervista a Libero ha rilasciato delle dichiarazioni pienamente sensate e condivisibili su islam, violenza e integrazione.

Chaouki si è espresso più di una volta in modo inaccettabile verso Israele, il popolo israeliano e l’Occidente. La fiducia nei suoi confronti è anche minata dall’accusa di essere un fautore della taqqyia lanciata da Souad Sbai, ex parlamentare e presidente dell’Associazione Donne Marocchine in Italia. In quell’occasione, Chouki e l’avv. Luca Bauccio hanno perso la causa per diffamazione intentata contro di lei. Ciononostante, nel caso specifico è necessario sforzarsi di considerare nel modo più oggettivo possibile le sue parole.

Il parlamentare di origine marocchina ha parlato di un “mondo arabo che ha un complesso di inferiorità verso l’Occidente che si porta dietro dai tempi della sconfitta dell’Impero Ottomano. Sa di aver perso la battaglia con la civiltà occidentale perché qui ci sono una libertà, una ricchezza e un rispetto per l’individio impensabili nel mondo arabo. Per questo i terroristi sono assetati di vendetta e voglia di riscatto”, del fatto che “I musulmani non si libereranno mai dall’odio verso l’Occidente finché non ci sarà una presa di coscienza che la violenza è purtroppo un cancro insito nella storia dell’islam e come tale va eliminato”, e che esiste un “falso senso di colpa che certa sinistra chic prova verso l’ immigrato, che in quanto più povero e sfortunato è ritenuto pregiudizialmente dalla parte della ragione e giustificato. Un atteggiamento che offusca il buon senso e deresponsabilizza gli immigrati, che peraltro allo Stato non chiedono buonismo ma rispetto e uguaglianza nel vero senso della parola”.

In queste parole non c’è alcun tipo di incitazione alla violenza, al razzismo o all’odio religioso, eppure Chaouki è stato criticato e insultato da una parte importante dei musulmani italiani. Chaimaa non ha fatto eccezione, e dopo aver mostrato grande considerazione per lui, ha improvvisamente cambiato idea.

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Ecco che da esempio per tutti i musulmani, Chaouki diventa l’archetipo dell’odio nei confronti dell’islam e le sue parole (vi chiedo la cortesia di leggere l’intervista onde giudicare personalmente il loro tenore) diventano “inaudite, obbrobriose, assurde e colme di meschinità”.

Per concludere, la prossima volta che vedete Chaimaa in TV, con il suo velo e il volto pulito, che parla dell’amore per la Costituzione Italiana e della lotta contro razzismo e incitazione all’odio, vi consiglio di ripensare a questo articolo, condividerlo, e magari approfondire alcune delle fonti inserite nel testo.

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