BDS, antisemitismo e propaganda anti-occidentale: i finanziamenti islamici alle università britanniche

Enormi movimenti di denaro provenienti dal Medio Oriente hanno influenzato le scelte di molte prestigiose università inglesi

Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico
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Dossier

BDS, antisemitismo e propaganda anti-occidentale: i finanziamenti islamici alle università britanniche

Enormi movimenti di denaro provenienti dal Medio Oriente hanno influenzato le scelte di molte prestigiose università inglesi

Dossier
Victor Scanderbeg Romano
Victor Scanderbeg RomanoAnalista Storico-Politico

oxford centre for islamic studies

Pochi giorni fa si è verificato un fatto inquietante. Come molti altri, lo avevo reputato poco veritiero, anzi, è più probabile che una parte di me si rifiutasse di accettare una cosa del genere. In breve, una bambina israeliana ha inviato una mail a una ex-professoressa di Cambridge per chiederle alcune informazioni, ricevendo come risposta che, beh, la risposta poteva sognarsela, perché la menzionata professoressa fa parte del BDS e si rifiuta di parlare con qualsiasi israeliano.

L’episodio si inserisce in una lunghissima lista di boicottaggi, episodi di antisemitismo, fondamentalismo islamico e, più in generale, atteggiamenti di disprezzo per Israele e manifestamente favorevoli a qualsivoglia argomento pro-islamico e anti-occidentale.

Per comprendere appieno il fenomeno che vogliamo trattare, penso sia importante partire da questa notizia, contenuta in un articolo del Telegraph del 3 marzo 2011 intitolato Libya and the LSE: Large Arab gifts to universities lead to ‘hostile’ teaching e scritto da Stephen Pollard: “Fra 1995 e 2008, otto università – Oxford, Cambridge, Durham, University College London, LSE, Exeter, Dundee e City – hanno ricevuto più di 233 milioni di sterline da governanti Musulmani [170 dalla sola Arabia Saudita] e altre persone strettamente legate a questi ultimi.”

Lo stesso autore riporta un altro dato interessante: “uno studio quinquennale sulle letture politiche tenute al Middle Eastern Centre al St. Antony’s College di Oxford, ha rivelato che il 70% di queste erano “implacabilmente ostili nei confronti dell’Occidente e di Israele.”

Sono cifre che non destano meraviglia se paragonate a quelle versate dagli stati Arabi o Islamici al sistema universitario inglese considerato nel suo complesso; secondo gli esperti di Buckingam Palace, citati dalla BBC, la somma complessiva si aggira sui 750 milioni di sterline per il periodo 1996-2011.

Il metodo utilizzato da governanti Musulmani e dai loro faccendieri è ben conosciuto. Di solito iniziano con grandi donazioni per la creazione di centri di cultura islamica, nei quali inizia l’opera di radicalizzazione dei sentimenti anti-occidentali e anti-israelani degli studenti. Pur non essendo oggetto di questo articolo, vale la pena sottolineare che lo stesso metodo è stato utilizzato dai Sauditi, dai Fratelli Musulmani e da altri soggetti (penso alla famiglia Khalidi, con i loro diversi enti/organizzazioni di studi storici) per infiltrarsi nel tessuto accademico statunitense.

Questo modus agendi si è manifestato in modo chiarissimo all’interno dell’Università di Oxford. L’Oxford Centre for Islamic Studies (OCIS), un Recognised Independent Centre dell’Università, è stato fondato nel 1985 grazie alle massicce donazioni della famiglia reale Saudita. Nel corso dei 25 anni successivi, l’Università e l’OCIS hanno ricevuto una cifra pari a 105 milioni di sterline provenienti non solo dai Sauditi, ma anche dal governo Malese, dello Yemen, da membri della famiglia Bin Laden e da altri governi autoritari islamici.

Le intenzioni dichiarate di queste donazioni sono sempre la promozione e la comprensione della cultura islamica e il dialogo fra culture differente, ma, per dirla con la parole del Prof. Anthony Glees , in realtà “si promuove un tipo di educazione sbagliato, da parte delle persone sbagliate e finanziato dai donatori sbagliati.” In sintesi, parliamo di piena propaganda wahabita nel cuore universitario dell’Occidente.

Il continuo flusso di moneta saudita, capace di influire in modo significativo sui centri finanziari londinesi, convinse addirittura il Principe Carlo a diventare il principale sponsor dell’OCIS. Nel 1993, egli tenne un discorso, poco conosciuto in Italia, proprio presso l’OCIS, di cui riporto alcuni estratti:

Al contrario di molti di voi, non sono un esperto di Islam – e tuttavia sono felice, per ragioni che spero diverranno chiare, di essere il Patrono dell’Oxford Centre for Islamic Studies. Il Centro ha le potenzialità di essere un importante ed eccitante mezzo per promuovere e migliorare la comprensione del mondo Islamico in Inghilterra… […] Per noi Occidentali, il 1492 parla dell’intraprendenza umana e di nuovi orizzonti, di Colombo e della scoperta delle Americhe. Per i Musulmani, il 1492 è l’anno di una tragedia – l’anno in cui Granada cadde nelle mani di Ferdinando e Isabella, significando la fine di otto secoli di civiltà Musulmana in Europa.[…]

Allo stesso tempo, non dobbiamo essere tentati di pensare che l’estremismo sia in qualche modo, il segno distintivo e l’essenza del Musulmano. L’estremismo non è monopolio dell’Islam più di quanto non sia monopolio di altre religioni, Cristianità inclusa. […]

Molti dei tratti di cui si vanta la moderna Europa provengono dalla Spagna Musulmana. La diplomazia, il libero commercio, le frontiere aperte, l’antropologia, le modalità di ricerca scientifica, l’etiquette, la moda, diversi tipi di medicina, gli ospedali, tutti vengono da quel grande paese.[…]

Mi sono limitato ad alcune affermazioni, neanche le più eclatanti, visto che è presente l’intero repertorio della storiografia anticlericale ottocentesca e degli anni sessanta-settanta del secolo scorso (dalle Crociate alla scienza araba, il principe Carlo non si lascia sfuggire nulla). E tuttavia il riassunto è esemplificativo di un atteggiamento filo-islamico che parte da una premessa bizzarra, visto che quel “non sono un esperto di Islam” pregiudica l’attendibilità delle sue affermazioni successive. Bisogna anche sottolineare che Carlo ha ribadito gli stessi concetti nel 2010, sempre durante un  discorso presso OCIS.

Ritornando alla questione dei finanziamenti in senso stretto, la scelta di Oxford come esempio di macroscopica influenza islamica deriva dal fatto che dei 233 milioni di sterline, oltre il 70% sono finiti nelle casse del prestigioso ateneo (circa 175 milioni). In pochi sono inoltre a conoscenza del fatto che le donazioni effettuate da Wafic Said, famoso uomo d’affari saudita più volte accusato di traffico d’armi,  (70 milioni fra 1996 e 2014), hanno portato all’istituzione di una Business School che porta il suo nome.

Alla luce di quanto scritto finora, risulta difficile immaginare che nell’Università di Oxford non ci siano professori vicini, se non addirittura segnalati (o imposti) dai finanziatori. Nel luglio 2009, quando è stata annunciata l’assegnazione della nuova cattedra di Studi Islamici, istituita con i 2.4 milioni di sterline versati dall’Emiro del Qatar, a Tariq Ramadan (cui abbiamo dedicato un articolo l’anno scorso), in molti hanno pensato alle voci che giravano presso l’ateneo un paio di anni prima, e che raccontavano di una imminente istituzione della cattedra alla condizione che fosse assegnata al noto esponente della taqyya. Insomma, detto fatto.

A legittimare il peso della moneta saudita a Oxford, il prossimo gennaio verrà inaugurato il nuovo edificio dell’Oxford Centre for Islamic Studies, dotato di moschea e minareto. Il Centro inserirà per la prima volta elementi islamici nello skyline della città e occuperà un’area complessiva di circa 1,5 ettari.

Il rettore di Oxford pianta un albero nel cortile del nuovo OCIS

Il rettore di Oxford pianta un albero nel cortile del nuovo OCIS

In concomitanza con il fluire di moneta araba nelle sue casse, Oxford si è trovata a dover fare i conti un un crescente antisemitismo. Nel 2010, nel corso di un incontro con il Ministro degli Esteri Israeliano, Danny Ayalon, dalla platea di sono levate urla di protesta e un “Uccidete gli Ebrei” che ha reso necessaria un’inchiesta interna. Durante un dibattito nel 2013, il deputato inglese George Galloway ha risposto al suo interlocutore “Non riconosco Israele e non parlo con gli Israeliani”. In tutta risposta, poco tempo dopo la Oxford University Student Union ha votato contro il sostegno al movimento BDS. Purtroppo, il boicottaggio culturale verso Israele ha avuto maggiore fortuna, visto che undici firme apposte al documento di Boicottaggio Accademico nei confronti di Israele sono quelle di professori di Oxford (Prof. Karma Nabulsi, Dr. Walter Armbrust, Prof. Clive Holes FBA, Prof. Tariq Ramadan [onnipresente], Dr. Peter King, Prof. Klim McPherson, Dr. Stephanie Cronin, Bernard Sufrin, Dr. Rosalind Temple, Dr. James McDougall, Prof. Laurence Dreyfus).

 

Ma se Oxford piange (o ride, se vale, come sembra, il motto latino “pecunia non olet”), Cambridge non ride. Nel 2008, il principe saudita Alwaleed Bin Talal ha donato 8 milioni di sterline per stabile un Centro di Studi Islamici anche lì (e altri 8 milioni per l’istituzione di un altro centro a Edimburgo). Divenuto uno degli uomini più ricchi del pianeta, Alwaleed divenne famoso nel 2001, quando Rudolph Giuliani rifiutò il suo assegno da 10 milioni di dollari poco dopo il 9/11. Il saudita aveva infatti affermato che la politica degli USA in Medioriente aveva contribuito all’attacco terroristico e che questi ultimi avrebbero dovuto cambiare l’atteggiamento (in favore degli arabi di Palestina) sulla questione Israelo-palestinese.

Nel 2011, Cambridge ha chiuso un altro accordo, questa volta con il Sultanato dell’Oman, per l’istituzione di un corso in “Fedi Abramitiche e Valori Condivisi”. In cambio, il sultano Qaboos ha donato 4 milioni di sterline. E non si è trattato della prima elargizione alla seconda Università d’Inghilterra, visto che qualche anno prima aveva versato altri 3.1 milioni per istituire una Cattedra di Arabo Moderno presso la Facoltà di Studi Orientali.

Negli ultimi anni (lungi da me il voler evidenziare una connessione con i finanziamenti arabi), anche a Cambridge ci sono stati preoccupanti episodi di antisemitismo e antisionismo. Sono divenuti particolarmente attivi sia la Cambridge University Palestine Society (PalSoc), accanita sostenitrice del BDS e del revisionismo sulla Guerra del 1948, che altri gruppi pro-palestina e filoislamici, molti dei quali sono affiliati al Cambridge Palestine Forum, la cui manifestazione davanti alla sinagoga di Cambridge a favore di Gaza dello scorso anno è stata annullata proprio a causa delle giustificate accuse di antisemitismo.

Associazioni Islamiche di Cambridge

Associazioni Islamiche di Cambridge

Entrambe le associazioni hanno supportato attivamente la petizione che chiedeva al governo inglese di arrestare il premier israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra non appena avesse messo piede in UK. A coronamento della lunga opera di propaganda anti-occidentale e anti-israeliana operata all’interno del campus, nel marzo 2015 la Cambridge Union Society ha celebrato il secondo centenario dalla sua fondazione con una votazione ufficiale su Israele: la mozione “Questa Unione crede che Israele sia uno stato Canaglia (rogue state)” è passata con oltre il 50% dei voti anche grazie all’intervento di Norman Finkelstein, che in passato ha equiparato l’IDF ad Hamas e ha dichiarato tutto il suo supporto per Hezbollah.

Passando da Oxford e Cambridge ad altre università, la questione non cambia. Nel 2011 la LSE ha dovuto fronteggiare il gravissimo scandalo dovuto ai 3 milioni di dollari ricevuti dal figlio di Gheddafi, Saif-Al Islam, che ha portato alle dimissioni del rettore Howard Davies. L’università di Dundee ha istituito il primo corso postgraduate in finanza islamica ed è considerata una roccaforte della propaganda islamica, tanto che fra 2005 e 2007, alcuni suoi studenti sono stati interrogati su possibili connessioni con l’estremismo islamico. Nell’ottobre 2014, l’unione studentesca della Goldsmiths University di Londra ha rigettato per 60 voti a 1 (uno) l’istituzione di alcune giornate per commemorare l’Olocausto, le vittime del Nazismo e del Comunismo e il Genocidio del popolo Armeno; in particolare, l’iniziativa è stata considerata troppo “eurocentrica” e “colonialista” dalla funzionaria dell’università Sarah El-alfy. Non parliamo poi della Durham e dell’University College di Londra (UCL), ampiamente foraggiate da soggetti legati a doppio filo con violazioni dei diritti umani e terrorismo islamico.

In tutte queste università, e in altre non menzionate, diversi membri delle Società Islamiche (ISOC) hanno posto in essere atti terroristici o piani falliti. Kafeel Ahmed, coautore dei falliti attentati di Londra del 2007 e morto nell’attentato di Glasgow dello stesso anno, aveva studiato alla Queen’s University di Belfast (dove aveva fatto parte della dirigenza dell’ISOC) e a Cambridge; Waseem Mughal, condannato a 10 anni per incitazione al terrorismo, era laureato a Leicester ed era nell’esecutivo dell’ISOC e addetto al sito internet; Yassin Nassari, presidente dell’ISOC dell’Università di Westminster, è stato trovato nel 2006 con la blueprint di un missile al-Qassam rocket usato dai terroristi di Hamas contro Israele. E poi Ahmed Omar Saeed Sheikh, Muluemebet Girma, Mohammed Naveed Bhatti e molti altri.

Diciamo pure che sarebbe necessario un intero volume per stilare una lista dettagliata dei rapporti economici fra università inglesi e le sterline arabe. In questa sede è forse più importante rilevare che questi soldi provengono da paesi in cui le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno, in cui la pena per il furto è l’amputazione di una mano e quella per gli omosessuali è la decapitazione. Limitandoci alla sola Arabia Saudita, la pena di morte è prevista anche per la conversione a un credo diverso dall’Islam (apostasia), per l’adulterio, la stregoneria e la blasfemia. Dal 2007, i reali sauditi hanno fatto decapitare, lapidare e impiccare più di 500 persone. Anche fuori dai confini, il regime ha promosso in modo sostanziale la diffusione dell’estremismo wahabita finanziando ovunque gruppi terroristici (dall’Iraq alla Palestina fino all’Indonesia) e l’istituzione di decine di migliaia di madrasse.

E tuttavia, le relazioni fra università inglesi e paesi arabi si stanno stringendo in modo sempre più palese, tanto che, nel 2012, l’Observatory for Borderless Education ha rilevato che su 200 campus satellite (ossia i campus universitari distaccati presso paesi al di fuori dello UK), ben 37 erano in UAE, 10 in Qatar e altrettanti in Arabia Saudita.

Anche il Boicottaggio Accedemico nei confronti di Israele, di cui abbiamo parlato in precedenza, va considerato in questo contesto. Nella lista dei firmatari sono infatti presenti centinaia di professori provenienti da Università (in particolare Oxford, Cambridge, LSE, ecc.) foraggiate in modo costante e consistente dalla finanza araba.

Insomma, il motto è latino, ma il Pecunia non olet si applica particolarmente bene quando si tratta di università inglesi e soldi islamici.

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