Attentato a Gerusalemme, Hamas rivendica l’uccisione di tre israeliani

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Attentato a Gerusalemme, Hamas rivendica l’uccisione di tre israeliani

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Hamas ha rivendicato l’attacco terroristico di questa mattina a Gerusalemme, in cui sono stati uccisi il rabbino Elimelech Wasserman, 73 anni, Hana Ifergan, 67 anni e Livia Dickman, 24 anni, che era incinta, e ferite otto persone.

Il gruppo terroristico arabo-palestinese ha chiamato “eroi” e “martiri del jihad” i fratelli Murad (38 anni) e Ibrahim (30 anni) Nemer, di Sur Baher a Gerusalemme Est, che poche ore fa hanno sparato sulla folla nei pressi di un’affollata fermata dell’autobus all’ingresso della capitale israeliana.

Hamas, inoltre, ha sottolineato che il vile attentato di stamani è una “risposta” alle operazioni di difesa israeliane nella Striscia di Gaza e all’uccisione di due minori ieri a Jenin.

La polizia dello Stato ebraico ha così ricostruito l’azione terroristica di Hamas in territorio israeliano durante la tregua della guerra da esso stesso scatenata lo scorso 7 ottobre:

“I terroristi sono arrivati sul posto in macchina, armati con un fucile M-16 e una pistola, hanno iniziato a sparare sui civili prima di essere successivamente uccisi sul posto”.

Le riprese delle telecamere di sicurezza hanno mostrano l’attacco del gruppo terroristico arabo-palestinese: due persone scendono da un’automobile bianca vicina alla fermata dell’autobus in una delle ore di punta, brandendo le pistole con cui sparano sui presenti che provano a scappare.

Gli assassini sono stati fermati da soldati fuori servizio e da un altro civile che si trovava nelle vicinanze.

Cosa rimane di questo attentato?

Hamas continua ad attaccare i civili israeliani, tendando di seminare il terrore. Va da sé che il terrore è collegato al terrorismo, che nulla ha a che fare con qualsiasi e presunta resistenza.

I terroristi venivano da Gerusalemme est, quella parte di città che più volte nei primi anni 2000 Israele ha messo sul banco delle trattative per la pace assieme a Gaza e a gran parte della West Bank.

Trattative rifiutate, perché sul più bello la controparte palestinese alzava la posta in gioco. Il motivo è semplice: le leadership palestinese non hanno voluto e non vogliono la pace con Israele.

Perché non la riconoscono come Stato, perché vogliono distruggerlo. Perché le continue richieste per la pace, in realtà, sono solo una tattica per prendere tempo e far credere al mondo di voler la fine del conflitto.

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