L’atteggiamento di Obama sul patto con l’Iran può danneggiare l’immagine degli ebrei americani?

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Mario Del MonteEditor
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L’atteggiamento di Obama sul patto con l’Iran può danneggiare l’immagine degli ebrei americani?

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Recentemente il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha difeso il suo operato per quanto concerne il patto sul nucleare con l’Iran asserendo che “si tratta di un buon patto che tutti gli Stati, con l’eccezione di Israele, hanno accolto favorevolmente”. Questa affermazione è totalmente falsa, Obama è ben consapevole che molte altre nazioni del Golfo, ad esempio l’Arabia Saudita, sono fortemente contrarie al risultato ottenuto dall’iniziativa diplomatica. Sembra quasi voler dipingere Israele come una nazione bellicosa che sta rigettando una soluzione diplomatica per la crisi iraniana.

Si tratta di un’operazione molto conveniente per il Presidente americano: omettere che buona parte delle nazioni del Medio Oriente (tutte quelle di fede Sunnita) è contraria al patto per presentarlo in maniera migliore al pubblico di casa ed evitare qualsiasi remota possibilità di ribaltamento in Congresso. Ha giocato però a suo vantaggio il fatto che i diplomatici sauditi hanno scelto di esprimere il loro dissenso in forma discreta mentre Netanyahu ha cercato fin da subito lo scontro frontale con Obama.

Ciò che Obama invece non vuole assolutamente pubblicizzare è la convergenza di interessi fra Israele e le nazioni Sunnite nata dall’accordo con l’Iran. Troppo difficile difendere un documento che ha, magari anche solo temporaneamente, interrotto l’odio che incorreva fra Israele e alcuni Stati arabi che bramavano la sua scomparsa fin dall’indipendenza del 1948.

Un’altra percezione sbagliata che Obama ha cercato di infondere nell’opinione pubblica americana è che “Netanyahu è molto contrario al patto”. Sarebbe più corretto dire che tutti i partiti politici israeliani e i loro leader sono contrari al patto. Non è una questione di opinione: per Herzog come per Netanyahu un Iran armato di bombe atomiche è una minaccia esistenziale indipendentemente dal programma del partito. Perciò è Israele come totalità ad essere preoccupato della situazione, non il suo leader dipinto come un bambino capriccioso.

Inoltre l’idea che Netanyahu con il suo discorso al Congresso a Marzo 2015 abbia tentato di influenzare il pensiero dei cittadini americani ci riporta con la mente alle eterne accuse, impregnate di antisemitismo, rivolte al mondo ebraico che sarebbe in grado di controllare il mondo come un grande burattinaio. Quando invece fu David Cameron, il Primo Ministro inglese, a chiedere al Congresso di non inasprire le sanzioni contro l’Iran Obama non disse niente. Forse perché quell’interferenza giocava a suo vantaggio?

E che dire dei riferimenti alle lobby e ai tentativi di sabotare la ratifica del trattato? Si riferiva forse ai gruppi pro Israele? Ponendola in questo modo Obama sembra voler presentare ai propri cittadini una situazione in cui Democratici e Repubblicani sono d’accordo sulla bontà dell’accordo e che solo pressioni di gruppi esterni, con le associazioni pro Israele in testa, possono far saltare il banco a suon di milioni di dollari. La verità è che in molti, specialmente tra le fila del partito Repubblicano, sono consapevoli delle lacune di cui l’intesa è piena e dell’inaffidabilità del regime che più di tutti finanzia il terrorismo islamico.

Tutto questo può prestarsi facilmente ad interpretazioni errate e dannose da parte dei cittadini americani. Interpretazioni che possono sfociare, soprattutto nella mente di chi è già ideologicamente predisposto, in sentimenti anti-ebraici e in perversi stereotipi dell’ebreo ricco e influente che in passato hanno già fatto troppi danni.

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