L’ambiguità di una certa parte dell’islam italiano

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L’ambiguità di una certa parte dell’islam italiano

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Se la scelta di Alfano, come Ministro dell’Interno, di aprire un tavolo di confronto con l’islam italiano appare ragionevole, il passo successivo e conseguente è un riflettere su quali siano i rappresentanti con cui lo Stato italiano deve confrontarsi.

L’intervista a Repubblica di Hamza Piccardo ancora una volta pone di fronte alla necessità di individuare personaggi non ambigui che con chiarezza affermino la condivisione di alcuni valori fondamentali. Piccardo non sembra uno di questi. Responsabile di varie associazioni islamiche estremiste, nel 2006 con un pretesto rifiutò di accettare la Carta dei Valori e dei Principi proposta alla Consulta per l’islam Italiano dall’allora Ministro Amato nella quale si chiedeva di condividere i principi della Costituzione italiana. Lo ritenne offensivo e discriminatorio, scatenando l’indignazione delle altre associazioni islamiche come la Coreis che subito accettarono e compresero la ragione di quella polemica.

A questo genere di atteggiamenti Piccardo non è nuovo. E’ dotato di una retorica, forse retaggio della sua provenienza nell’estrema sinistra, che lo ha portato diverse volte a rifiutare i fondamentali principi di uno Stato democratico.

Nell’intervista a Gad Lerner è andato addirittura oltre: ha abilmente fornito il titolo all’autore dicendo che come islamici sono pronti a ripetere l’iniziativa di proteggere chiese e sinagoghe salvo poi affermare con semplicità disarmante che l’Isis è un’operazione montata ad arte, che lui è vicino ai Fratelli Musulmani e che l’uso della violenza per convertire gli infedeli è permesso in alcune situazioni particolari.

L’Isis sostiene Piccardo: “è un’operazione montata ad arte, con la collusione di molti attori esterni interessati a destabilizzare il mondo sunnita. Chi può credere veramente che arrivino i cammelli ad abbeverarsi nelle fontane di San Pietro? L’Is sparirà così come è apparso, quando non servirà più”.

Insomma, se pensate che lo scopo dei terroristi tagliagole sia quello di raggiungere Roma siete fuori strada e non è vero che dobbiamo preoccuparci, perché l’operazione è montata ad arte. Da chi, non è dato saperlo. Ciò che invece vorremmo sapere è perché e da chi sia autorizzato a parlare in nome di una intera religione in questo paese.

Sui Fratelli Musulmani invece ci tiene a precisare che non è un membro organico, ma che ha una vicinanza amichevole. Come se fosse lodevole essere amichevolmente vicini ad un’associazione che ha questo motto: “Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza”.

Piccardo però può stupire solamente chi non lo conosce già, chi non sa che quando sostiene: “L’espansione dell’Islam nel mondo contemporaneo, tranne che in situazioni particolari, non può contemplare l’uso delle armi per raggiungere il suo scopo di conversione”, certamente vuole dire che esistono giustificate ragioni per cui i terroristi islamici hanno il diritto di tagliarci le gole per convertici.

Il tutto ovviamente, mentre noi li invitiamo con tutti gli onori al Viminale e mentre crediamo che il nemico debba ancora sbarcare sulle nostre coste, quando invece è già qui e fa propaganda

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