Il “cananeo” Abbas e le sue minacce di morte e distruzione: una lezione da non dimenticare

Ugo Volli
Ugo Volli
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Medio Oriente

Il “cananeo” Abbas e le sue minacce di morte e distruzione: una lezione da non dimenticare

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Ugo Volli
Ugo Volli

Il 20 agosto il dittatore dell’Autorità Palestinese Mahamud Abbas ha fatto un discorso al campo profughi di Jalazone vicino a Ramallah, la “capitale provvisoria”, secondo lui, dello “Stato di Palestina” (ed è un bel paradosso che ci siano campi profughi “palestinesi” nel bel centro della “Palestina”, cinquantadue anni dopo la fine dell’ultima guerra in cui vi furono dei fuggitivi e ventisei dopo gli accordi di Oslo che stabilirono l’autonomia palestinese.

E’ un discorso completamente delirante, in cui Abbas sostiene fra l’altro di essere “cananita” cioè di appartenere a una popolazione le cui ultime tracce nella storia risalgono a più di tremila anni fa, ai tempi del regno di Davide, e che fra l’altro non sono arabi, che è la nazionalità continuamente rivendicata dai palestinisti e riconosciuta agli abitanti musulmani della Terra di Israele fin dall’amministrazione ottomana.

Ma soprattutto Abbas minaccia di distruggere non solo tutti gli ebrei ma ogni casa edificata da Israele, ogni pietra usata per costruirla – il che fra l’altro è esattamente quel che è successo a Gaza, dove i villaggi ebraici furono lasciati intatti al momento dello sgombero, serre comprese, e furono subito distrutti non da Hamas, che in quel momento non aveva ancora fatto il suo colpo di stato, ma dal governo di Fatah. E’ un discorso delirante e violentissimo, ma proprio per questo merita di essere letto e meditato. Chi si illude di poter fare la pace con un personaggio del genere, anche nel popolo ebraico, farebbe bene a rileggerselo ogni mattina. Anche perché la storia insegna che quando qualcuno minaccia di uccidere tutti gli ebrei, è sempre bene prenderlo sul serio e regolarsi di conseguenza.

Ecco i brani principali:

“Rimarremo [qui] e nessuno potrà rimuoverci dalla nostra patria. Se vogliono, loro stessi possono andarsene. Coloro che sono stranieri in questa terra non hanno diritto ad essa. Quindi diciamo loro: ogni pietra che avete [ usato] per costruire sulla nostra terra, e ogni casa che avete costruito sulla nostra terra, è destinata a essere distrutta, se Dio vuole. Non importa quante case e quanti insediamenti dichiarano che [progettano di costruire] qua e là – essi saranno tutti distrutti, se vuole Allah. Andranno tutti nel cestino della storia. [Gli ebrei] saranno costretti a capire che questa terra appartiene al suo popolo. Questa terra appartiene al popolo che la abita. Appartiene ai Cananei, che vivevano qui 5.000 anni fa. Noi siamo i Cananei! Abbiamo detto loro: No agli incontri di Varsavia! No agli incontri di Manama! No a qualsiasi cosa inaccettabile per il popolo palestinese! [No a] Gerusalemme, come la chiamano … “unita”… [gli americani] hanno spostato la loro ambasciata … ma Gerusalemme è nostra, che piaccia o no.” Entreremo a Gerusalemme come combattenti a milioni. Entreremo tutti, tutto il popolo palestinese e tutte le nazioni arabe, islamiche e cristiane! Tutti entreranno a Gerusalemme!

“Non accettiamo che considerano i nostri terroristi martiri: i nostri martiri, i martiri della patria! E non concorderemo sul fatto che deducano anche un solo un centesimo dal loro denaro . Tutti i loro soldi torneranno da loro – perché per noi i martiri, i feriti e i prigionieri sono i più santi. E quindi da mesi rifiutiamo le loro dichiarazioni sulla detrazione di questo denaro. O sarà pagato per intero – fino all’ultimo centesimo, – o non accetteremo soldi da loro. E diciamo loro che non c’è scampo dovranno pagarci i nostri soldi che lo vogliano o no. Non consentiremo una detrazione qui e una detrazione lì; non siamo inferiori a voi. O accettate di dacci il [denaro] che è nostro  per diritto o lo prenderemo con tutti i mezzi [cioè, con l’uso del terrorismo]. Allah Onnipotente ha detto rivolgendosi a noi: “O tu che hai creduto, persevera, resisti e rimani di stanza e temi ad Allah che tu possa avere successo” [Corano, Sura 3: 200]. In altre parole, ci riusciremo, se Dio vuole! Mi rivolgo alla nostra gente di Gaza e dico loro: basta! Basta con questa spaccatura! Chi beneficia di questa frattura? Va solo a beneficio del nemico; e la leadership di Hamas agisce per il nemico e non per la Palestina. Devono cambiare idea; cerchiamo unità – da oggi, da ieri e da 10 anni fa”.

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