⁠⁠⁠Israele piange Shimon Peres, padre della patria

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David Spagnoletto
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⁠⁠⁠Israele piange Shimon Peres, padre della patria

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David Spagnoletto

Studiava alla scuola agricola, si occupava di bestiame in un kibbutz nel nord di Israele e pensava di diventare allevatore di mucche. E invece ha occupato due volte la poltrona da premier e sei volte quella da ministro, è considerato il padre dell’industria aeronautica e del nucleare israeliano. “Il popolo ebraico è un popolo di agricoltori che studia”, forse David Ben Gurion pensava proprio a lui quando pronunciò questa frase. E fu proprio Ben Gurion a volerlo fra i suoi fedelissimi in quel sogno che è divenuto Israele.

Lui è Shimon Peres, morto all’età di 93 anni. Il mondo lo ricorderà per esser stato uno degli artefici degli storici accordi Oslo, che sancivano la pace con i palestinesi, che gli valsero il premio Nobel per la Pace assieme a Yitzhak Rabin e Yasser Arafat. Arrivò in Galilea nel 1934 in fuga dall’allora Polonia (oggi Bielorussia) e divenne uno dei padri di Israele, un simbolo per tutte le generazioni di israeliani e ebrei dislocati nella Diaspora. A soli 28 anni divenne direttore generale della difesa, fotografia di una carriera che definire brillante è un eufemismo. Shimon Peres ha insegnato a Israele a sognare, portandolo a pensare oltre l’immaginabile e più concretamente a sconfiggere un’inflazione che a metà degli Anni 80 si attestava al 400%.

Un uomo tenace e determinato, qualità che mostrò il 27 giugno 1976, giorno in cui l’Airbus A300 partito da Tel Aviv venne  dirottato da un commando di terroristi palestinese-tedesco a Entebbe. Al comando c’è Rabin, ma è Peres, che allora ricopriva la carica di ministro della difesa, a insistere per non arrendersi ai terroristi. Rabin dà l’ok all’intervento quando i suoi militari stanno già sorvolando l’Egitto alla volta dell’Uganda.

Un sognatore concreto, un combattente che voleva la pace. Un personaggio che ha lasciato un segno indelebile sul libro della Storia. La presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni l’ha ricordato così:

Con Shimon Peres scompare uno degli uomini che più ha segnato la storia del ventesimo e del ventunesimo secolo. Del moderno Stato di Israele è stato uno dei padri fondatori, una delle figure che maggiormente ne ha plasmato la storia, l’identità e la visione. Ma globali, nel solco di quell’impegno – ha proseguito – sono stati il suo coraggio e il suo messaggio di fratellanza e amicizia tra i popoli. Un messaggio veicolato universalmente grazie a qualità e sensibilità fuori dal comune. La testimonianza tangibile dell’incisività del suo lavoro nelle parole e nelle testimonianze di cordoglio che stanno arrivando da tutto il mondo e che descrivono l’intero arco di una vita straordinaria, segnata da grandi incontri ma anche da grandi complessità, e giustamente premiata con il Nobel per la Pace.

La presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello, in una nota ha espresso il proprio cordoglio:

Si è spento questa notte Shimon Peres, nono presidente dello Stato di Israele e già premio Nobel per la pace. Un uomo coraggioso, che ha contributo con il suo impegno politico, e non solo, a rendere Israele una democrazia forte e matura. Ha sempre inseguito la pace, con tenacia e determinazione, consapevole che nessun compromesso dovesse mettere a rischio la sicurezza e l’integrità dello Stato Ebraico.  Amico della Comunità Ebraica di Roma, alle nuove generazione di lui resterà l’insegnamento di un uomo la cui azione politica era sempre rivolta al futuro. Sia il suo ricordo benedizione ed esempio per tutti noi.

 

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