Una polizza scaduta… forse

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Piero Di Nepi
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Una polizza scaduta… forse

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Sopravvissuti alla Shoah sbarcano a Haifa

Su quanto sta accadendo agli ebrei in Europa occorre ragionare a mente fredda, per quanto possibile. Gli attacchi contro le nostre comunità si susseguono da decenni e l’ondata attuale ci trova molto preoccupati… Ma, almeno, non impreparati. Il dilemma restare o partire è un dilemma antico quanto il popolo ebraico. E’ il dilemma di Avraham e di Moshè Rabenu, è il dilemma che Theodor Herzl e poi della Notte dei Cristalli. Ma la nascita dello Stato di Israele ha mutato a nostro favore le regole della partita. Religiosi o laico-liberal-scettici, sionisti o antisionisti che siano, adesso tutti gli ebrei hanno una polizza di assicurazione sulla vita. Possono usarla anche quelli che ci stanno meno simpatici, inutile fare nomi. Inoltre, nella società planetaria e globale, multietnica e multiculturale, l’accusa antiebraica della “doppia lealtà” cade nel vuoto, o si copre di ridicolo. Certamente paghiamo dei prezzi, ma il fatto che l’invito a lasciare l’Europa sia entrato anche nel dibattito elettorale in Israele, più che sconcertarci garantisce un’impressione di normalità. Il fatto che pensosi e prestigiosi intellettuali, soprattutto ebrei, siano scesi in campo scandalizzati dimostra certamente che la Gestapo non sta bussando alla porta delle loro case, ma ci rende anche consapevoli che in caso di emergenza sarebbero i primi a fare le valige. Conoscono infatti molto bene la vicenda terribile di Walter Benjamin e di Jean Amery. Tuttavia, la storia che si deve davvero raccontare, qui e adesso, ebbe inizio nel 1967. Fu quello il primo shock.

Strage di Fiumicino 1973 per mano di terroristi palestinesi

Strage di Fiumicino 1973 per mano di terroristi palestinesi

La sinistra decise di tradire gli ebrei e di rompere il patto che era apparso indissolubile durante gli anni della lotta contro il nazifascismo e della Seconda guerra mondiale. Il comunismo sovietico e i partiti che gli erano collegati, anche in Italia, si schierarono a fianco del nazionalismo arabo, deciso a distruggere Israele. Le organizzazioni armate dei palestinesi cominciarono a colpire gli ebrei praticamente ovunque, e insieme con gli ebrei le istituzioni israeliane all’estero. C’era l’appoggio dell’URSS e dei paesi satelliti, delle dittature e delle teocrazie arabe, dei gruppi armati del terrorismo sedicente “rivoluzionario”. La verità non la sapremo mai, ma molti servizi segreti nazionali si muovevano nell’ombra per tutelare interessi inconfessabili: petrolio, commerci, vendita di armi. La sicurezza era merce di scambio. Se e quando si fossero alterati certi equilibri, sarebbe quasi certamente arrivato un attacco arabo. In Italia ne sappiamo qualcosa: Roma 1982, Fiumicino 1973 e 1985. Oggi è tutto diverso. Più complicato. Si teme il colpo dei singoli individui, che sono per definizione imprevedibili e incontrollabili. La fine della Guerra Fredda ha provocato uno tsunami tuttora in movimento. Gli Stati arabi avevano allevato creature diaboliche, una miriade di sigle e gruppuscoli. Ne restano forse pochissimi, ma bene organizzati e massicciamente equipaggiati: Al-Qaida, ISIS, Hezbollah, Hamas.

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Con l’eccezione dell’Iran, il mondo islamico tenta ormai di eliminarle con tutti i mezzi disponibili, ma non si trova d’accordo sugli obiettivi. E questo rende problematica l’azione. Tutti sanno chi protegge chi, in una difficile partita a scacchi che vede purtroppo saltare molte teste –purtroppo nel senso letterale del termine- come anche continui rovesciamenti di alleanze. La lotta contro Israele e l’attacco alle Diaspore ebraiche costituiscono soltanto una parte delle poste in gioco, e non le principali. Siamo nel mirino, e lo sappiamo, però la partita principale è quella che vede il sanguinoso e sanguinario regolamento di conti tra musulmani sciiti e sunniti. E’ un confronto che dura da 1.400 anni, e sta arrivando alla conclusione. Iran contro Arabia Saudita. Hezbollah contro ISIS, che accusa i Sauditi di essere troppo morbidi. Tra i musulmani d’Europa, tanto per non sbagliare, qualcuno ha fatto presto a individuare il nemico: gli ebrei. Leggere Arab News, il sito ufficiale in lingua inglese del Regno dell’Arabia Saudita, può indurre invece qualche vago senso di disorientamento, non spiacevole. Da tre settimane i clan sciiti degli Houthi hanno assunto il controllo dello Yemen, provocando una grave destabilizzazione sul sensibile confine meridionale saudita. Il 16 febbraio, bene in vista sulla homepage e con tanto di significativa fotografia, un articolo molto interessante si occupava degli ultimi ebrei yemeniti. Poche decine di famiglie, che vivevano nei territori di montagna degli Houthi. Arab News segnala che stanno lasciando il paese, debitamente autorizzati, per trasferirsi in Israele. Il rabbino capo resterà a Sana’a, la capitale, insieme con pochissimi altri. Temono, spiega la redazione, che le ragazze trasferendosi in Israele si pieghino ai corrotti costumi occidentali, “e dunque non obbediranno più ai propri genitori”.

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