Un terrorismo che minaccia tutti gli ebrei, non solo “sionisti” o “israeliani”

Ugo Volli
Ugo Volli
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Editoriali

Un terrorismo che minaccia tutti gli ebrei, non solo “sionisti” o “israeliani”

Editoriali
Ugo Volli
Ugo Volli

Fathi Ahmad Hamad è un arabo di Gaza, nato nel 1961, dunque non un ragazzino; ha passato l’intera vita a militare come terrorista e poi come dirigente prima nella Fratellanza Musulmana e poi in Hamas, facendo carriera tanto da diventare membro del suo organo di governo ( il “politburo”, com’è chiamato con terminologia che rivela l’origine sovietica)) e del consiglio legislativo (il “parlamento”) dell’Autorità Palestinese; soprattutto per alcuni anni è stato “ministro dell’interno” di Gaza, incaricato dunque del governo dittatoriale della striscia.

Ne parlo perché l’altro giorno ha fatto un discorso molto istruttivo, soprattutto per quelli che si fanno illusioni sulla distinzione che i “palestinesi” farebbero fra ebrei e sionisti.

A un discorso per i soliti tumulti del venerdì (“la marcia del ritorno”) Hamad è partito da una rivendicazione interessante: “Essi [pensano] che noi siamo gente razionale. Invece non lo siamo, il popolo di Gaza non è razionale, anche se per settant’anni il nemico sionista ha cercato di cambiare i nostri geni. Invece i nostri geni non sono cambiati, sono andati ancora più avanti e ora sono pronti a esplodere in faccia al nemico. “ Ha poi fatto un ultimatum:

“Se entro una settimana non abbandonate l’assedio, non intendiamo morire passivi, ma uccidervi e tagliare le vostre teste […] esploderemo sulle facce dei nostri nemici Moriremo mentre esploderemo e taglieremo i colli e le gambe degli ebrei. Li lacereremo e li faremo a pezzi, se Allah vuole!”

Fin qui si tratta della solita retorica del terrorismo suicida. Il passo successivo è il più interessante: “L’esplosione non ci sarà solo a Gaza, ma anche in “Cisgiordania” e all’estero. I nostri fratelli all’estero si stanno ancora preparando, si stanno riscaldando i muscoli da un anno e mezzo. Oh, 7 milioni e mezzo di palestinesi all’estero, basta riscaldarsi: ci sono ebrei dappertutto, dobbiamo attaccare ogni ebreo del pianeta  terra, dobbiamo attaccarli e sgozzarli, con l’aiuto di Allah” (c’è anche il filmato, molto interessante per il linguaggio del corpo). 

La minaccia è diretta e chiarissima. Hamad non è tipo da discorsi diplomatici o fumosi. L’anno scorso, in un’occasione analoga promise “la purificazione della Palestina della sporcizia degli ebrei, e la loro estirpazione da essa” entro il 2022. “La seconda cosa è l’istituzione del Califfato, dopo che la nazione sia stata guarita dal suo cancro – gli ebrei”. 

Ed è lui stesso che che offrì pubblicamente un milione e mezzo di dollari per il rapimento di un soldato israeliano; e quando Al Sissi smise di alimentare Hamas con le armi come aveva fatto Morsi, confessò tranquillamente che “metà dei Palestinesi sono egiziani e l’altra metà sauditi”. 

Di fronte all’indignazione provocata dal discorso, si sono distanziate da esso sia l’Autorità Palestinese che la stessa Hamas, dicendo che quelle di Hamad sono posizioni personali

E’ una vecchia storia, ripetuta molte volte. Per esempio di recente il solito professore filoterrorista di un’università americana è stato scoperto a falsificare il discorso del 1970 di uno dei padri del terrorismo, George Habbas, leader del “fronte popolare della liberazione della Palestina” che aveva dichiarato, fra l’altro poco prima dell’attacco terrorista al Tempio di Roma:

“Paesi come Germania, Italia, Francia e Svizzera, con molti ebrei tra la loro popolazione, permettono al loro territorio di essere usato come base per gli ebrei per combattere gli arabi. Se l’Italia, ad esempio, è una base contro gli arabi, gli arabi hanno il diritto di usare l’Italia come base contro gli ebrei. […] Gli attacchi del Fronte popolare sono basati sulla qualità, non sulla quantità. Crediamo che uccidere un ebreo lontano dal campo di battaglia abbia più effetto che ucciderne 100 in battaglia; attrae più attenzione. E quando incendiamo un negozio a Londra, quelle poche fiamme valgono la pena di bruciare due kibbutzim.”

Bene, il professor Jamal Nassar, che insegna Scienze Politiche alla State University of California a San Bernardino, in un suo libro del 1991, ha pensato bene di indorare la pillola sostituendo la parola “ebrei” con “sionisti”.

Ma la verità è che Habbas, come Hamad, intendevano proprio parlare degli ebrei, tutti, anche quelli che si proclamano “pacifisti” e magari “filopalestinesi”, come ha notato il centro Wiesenthal

 

 

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