Tennis, tunisino si ritira per non competere contro l’israeliano

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Micol AnticoliEditor & Event Manager
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Tennis, tunisino si ritira per non competere contro l’israeliano

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In questi giorni a Montpellier (Francia) si sta svolgendo un torneo di tennis Atp 250. A rovinare l’atmosfera sportiva, l’ennesimo caso di intolleranza che troppo spesso le società sportive arabe non sanno tenere fuori dalle discipline sportive.

Non si capisce, a volta può essere volontà degli agonisti o delle società cui appartengono, in altri casi le disposizioni arrivano irrevocabili direttamente dai governi non proprio democratici; stavolta è toccato al tunisino Malek Jaziri, che si è ritirato contro l’uzbeko Denis Istomin, dopo aver vinto il primo set 6-3. Il ritiro è stato mascherato con dei presunti problemi fisici, ma il contesto e la sua storia pregressa lasciano pensare che abbia abbandonato il campo – durante il 3-2 in suo vantaggio nel secondo set – per non affrontare il tennista israeliano Dudi Sela nel turno successivo.

Ciò che rende scettici circa le motivazioni fornite dal tunisino è l’esperienza al challenger di Tashkent del 2013, quando Jaziri si rifiutò di gareggiare contro l’israeliano Amir Weintraub; anche in quel caso, il pretesto fu un infortunio fisico con tanto di certificato medico, ma quando Francesco Ricci Bitti, ancora oggi Presidente dell’International Tennis Federation, scoprì che era stata la federazione tunisina a vietare lo svolgimento della partita contro l’israeliano, squalificò Jaziri per un anno ed escluse la Tunisia dalla Coppa Davis, il più importante appuntamento tennistico al mondo.

Le considerazioni da fare alla luce di questi e di altri innumerevoli episodi dello stesso genere, sono diverse. Innanzitutto è innegabile che boicottare un incontro sportivo per la nazionalità dell’avversario è una dimostrazione di razzismo, che nulla ha a che fare con la politica o con i diritti umani, calpestati ogni giorno dagli stessi Paesi boicottatori. Spiace per gli sportivi israeliani, nei confronti dei quali vengono utilizzati standard meschini, contro di loro e contro nessuna altra nazionalità al mondo. Spiace per tutti gli appassionati di sport e per i loro alti valori ripetutamente violati. Ma spiace anche per tutti quei professionisti arabi costretti dalle loro stesse federazioni a troncare campionati e tornei; a loro vengono tranciate le gambe a livello sportivo, così come vengono spezzate le ali culturali delle società civili cui appartengono.

Un esempio per le federazioni di tutte le discipline dovrebbe essere l’ITF, che ha dimostrato serietà, professionalità e moralità attraverso la decisione di escludere un Paese che porta l’intolleranza sui campi di tennis. Troppo spesso, invece, le società sportive degli Stati arabi restano impuniti, lasciando così che messaggi sbagliati passino soprattutto fra i giovani.

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