Avere successo e restare donna

La storia di una pilota di elicotteri dell'Israeli Air Force

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Redazione
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Israele

Avere successo e restare donna

La storia di una pilota di elicotteri dell'Israeli Air Force

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Cosa mi rende adatta a scrivere una rubrica personale in onore della Giornata internazionale della Donna? Io sono una donna “di successo” in un mondo di uomini. Io sono l’esempio che tutto è una questione di volontà e di capacità, che chi vuole il successo può ottenerlo indipendentemente dal genere. Ma mi chiedo: È davvero così?

Sono N., una studentessa di medicina veterinaria di 34 anni. Sono sposata e ho un bambino di due anni. Sono anche una pilota di elicotteri della Israel Air Force in servizio come riservista. Sono stata la prima donna a completare il corso per piloti di elicotteri militari 13 anni fa. La prima donna che ha dovuto “infiltrarsi”, da sola, in uno squadrone di elicotteri da combattimento, una società maschile chiusa e consolidata. Per anni, ho negato a me stessa il fatto che fossi una donna. Ho parlato e agito come gli uomini intorno a me.

Ho evitato qualsiasi tipo di contatto con le donne, e ho anche guardato le altre ragazze che hanno servito accanto a me in ruoli “femminili” (come le impiegate d’ufficio, per esempio), con una certa arroganza, mantenendo la mia distanza in modo che non ci fosse alcuna confusione con loro.
Ho fermamente respinto ogni tentativo da parte del sistema di presentarmi come una pioniera e sventolare la bandiera dell’integrazione sopra la mia testa, proprio come ho respinto i tentativi da parte delle donne che erano fuori dal sistema di trasformarmi nel messaggero della femminilità. Col senno di poi, ho capito che l’ho fatto per cercare di mascherare le differenze tra me e i miei compagni piloti.

Volevo essere come tutti gli altri, assimilarmi.
Non mi rendevo conto che non importa quanto duramente ci provassi, non sarei mai stata come tutti gli altri.

E cosa ancora più importante, non avevo capito che non essere come gli uomini è un bene, e che questo non va ad intaccare le mie capacità, il mio successo e le mie competenze di pilota.
La gravidanza e la nascita di mio figlio mi hanno portato molto più vicino alla femminilità che avevo abbandonato all’età di 16 anni, ma hanno messo alla prova anche i miei comandanti e l’intero sistema, così come hanno messo alla prova la mia famiglia, in quanto pilota donna nella Air Force, soprattutto alla luce della percezione radicata che si ha di un combattente dell’IAF o di un comandante.

Oggi, l’accettazione che sono diversa, che sono femmina, mi permette di esprimere qualità che sono state profondamente nascoste dentro di me, qualità considerate inferiori in un mondo maschilista, ma che mi rendono una persona più completa e quindi anche una pilota migliore. Questa comprensione mi permette anche di mantenere lo spazio intorno a me più pulito, più sicuro e più accessibile.
Il mio servizio nell’Air Force è pieno di lavoro significativo, di amicizie profonde, di sfide rinnovate, di successi e fallimenti, di soddisfazioni e frustrazioni, di comandanti collaborativi e comandanti meno collaborativi, il tutto indipendentemente dal fatto che io sia una donna. Ma ciò comprende anche difficoltà e limiti dovuti al fatto che sono la prima e sola donna in un sistema maschile.

Molti progressi sono stati fatti nella lotta per le pari opportunità e oggi sempre più opzioni sono aperte alle donne. Tuttavia, queste sono le pari opportunità di un mondo di uomini, con un insieme di regole e valori maschili. Il successo è ancora misurato secondo standard maschili. Una donna che vuole avere successo deve adattarsi al sistema, e non viceversa.

Quando smetteremo di contare il numero di piloti di sesso femminile nella Giornata Internazionale della Donna (e quando più di una donna completerà il corso), sapremo che qualcosa è cambiato.
Sono sicura che per le donne che stanno seguendo le mie orme, la strada è un po’ più facile e i comandanti sono leggermente più consapevoli di come trattare le esigenze poste dalla nuova realtà. E ogni donna che sfida il sistema crea lei stessa il cambiamento atteso, quindi siamo sulla giusta direzione, ma c’è ancora una lunga strada da percorrere.

La cosa più importante è ricordare che ognuna di noi donne che segue il suo cuore e non rinuncia a suoi sogni quando qualcuno le dice che non ce la farà, è una pioniera.

*Tradotto da un articolo di Ynetnews.com (http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4931274,00.html)

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