Che cosa fa la Russia in Siria? E soprattutto che cosa farà in futuro?

Un dilemma strategico per Israele

Ugo Volli
Ugo Volli
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Editoriali

Che cosa fa la Russia in Siria? E soprattutto che cosa farà in futuro?

Un dilemma strategico per Israele

Editoriali
Ugo Volli
Ugo Volli

E’ stato un generale russo, l’altro giorno, non un siriano ad annunciare che il valico di Kuneitra fra Sioria e Israele poteva essere riaperto

Una notizia di Debka, sito generalmente molto ben informato con legami ai servizi israeliani, ha annunciato che i nuovi sistemi antiarei SS300 dell’ultima generazione, che la Russia ha già consegnato ai siriani non saranno solo connessi al comando della principale base aerea russa in Siria, quella di Khmeimim, sfiorata dal pasticcio dell’aereo spia abbattuto dall’antiaerea siriana per cui i russi se la sono presa con Israele. Esso sarà direttamente connesso al sistema nazionale russo C3 (comando, comunicazione, controllo) che è quello che controlla l’armamento atomico.

Dal canto suo La benerita agenzia MEMRI, che riporta presenze televisive e articoli non solo dal mondo musulmano ma anche dalla Russia, ha di recente pubblicato un articolo del generale russo in  congedo Leonid Ivashov, personaggio molto autorevole delle forze armate sia per il grado di generale a quattro stelle, sia come ex membro dello stato maggiore unificato. Ivashov aveva già dichiarato in un’intervista qualche anno fa che “ogni attacco alla Siaria è un attacco indiretto alla Russia

Il nuovo articolo è un testo trionfante, che rivela l’esistenza di una fazione antrisraeliana molto potente nel ministero della difesa russo, il quale, a suo dire, si batte contro il ministero degli esteri, gli oligarchi e forse la presidenza della repubblica, complessivamente indicati come “la lobby israeliana in Russia”, per “difendere la dignità della Russia e i suoi interessi fondamentali”.  Vi si legge fra l’altro:

“Se il Ministero della Difesa tiene duro, se realizza la sua decisione, se consegna tutto come previsto, incluso il sistema SS-300, creando così un sistema di difesa aerea unito con le forze armate siriane (un sistema automatizzato, contromisura elettronica sistema) – questo sistema sarà veramente efficace, ma in seguito sarà necessario un altro passo serio e, per questo, il Ministero della Difesa deve porre la domanda all’Alto Comando: “Definire lo scopo della nostra presenza in Siria”. stiamo solo proteggendo, difendendo noi stessi lì – o stiamo adempiendo ai nostri obblighi nell’ambito di un trattato con la Repubblica araba siriana e proteggendo lo spazio terrestre, marittimo e aereo della Siria, cioè agendo in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite “Sul diritto di ogni Stato all’autodifesa individuale e collettiva”? E se non siamo solo presenti lì, proteggendo noi stessi o attaccando i terroristi, ma stiamo proteggendo uno stato amico insieme, ci stiamo impegnando nella difesa collettiva della Repubblica Araba Siriana. E, indirettamente, di noi stessi. E non ci importa  niente delle minacce lanciate da  Liberman e altri.”

I tre elementi che ho citato indicano che la Russia ha almeno la tentazione concreta di considerare la Siria non come un alleato fra i tanti, ma come un pezzo del suo sistema imperiale, un po’ come una volta erano i paesi dell’Europa orientale. Certamente manca la continuità territoriale, vi sono resti di guerra civile, c’è la concorrenza con l’Iran e l’ostilità di Israele e Usa da considerare. Ma anche proprio per queste ragioni, la Russia appare determinata a investire molto del suo potere nel paese . Che ha una posizione strategica nel Mediterraneo: i russi sono lì per restare. Questo progetto che si delinea non può che allarmare gli Stati Uniti.

Quanto a Israele, tutto dipende da come si svilupperanno i rapporti della Russia con l’Iran. Perché è certamente meglio avere il fianco coperto da una superpotenza che non ha mire ideologiche alla distruzione di Israele, se questo tiene lontani gli iraniani. Ma se invece l’alleanza si rafforza e i russi offrono uno scudo alle attività terroristiche e al progetto degli ayatollah di distruggere lo stato ebraico, allora si tratta del peggiore incubo che si possa concepire per la strategia di Israele, un incubo che potrebbe portare a un’escalation che coinvolgerebbe gli usa fino alle soglie di una guerra fra le grandi potenze.

 

Ugo Volli

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