Roma, tavola per lo Shabbat imbandita per gli ostaggi di Hamas

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Roma, tavola per lo Shabbat imbandita per gli ostaggi di Hamas

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Oggi a calar del sole inizia lo Shabbat. E come ogni venerdì sera gli ebrei si riuniranno con le proprie famiglie per cenare insieme, in un momento di condivisione che va avanti da millenni.

203 ebrei, però, non potranno sedere a tavola con i propri cari. Perché dal 7 ottobre sono prigionieri a Gaza del gruppo terroristico di Hamas.

Per questo la Comunità Ebraica di Roma ha deciso di allestire una tavola con 203 posti a sedere per lo Shabbat davanti a un lato della Sinagoga Maggiore nel quartiere ebraico, con le foto e i nomi dei 203 rapiti.

Il Presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha così commentato la simbolica iniziativa:

“Questo tavolo ci serve per ricordare chi oggi è ostaggio nell’inferno dei bunker di Gaza, e il nostro augurio è che queste persone e famiglie oggi imprigionate – ci sono foto di bambini di 4 anni o 9 mesi – possano presto riempire questo tavolo. E che torni la serenità per tutti. Spero e prego che il mondo aiuti Israele, che il mondo condanni questi avvenimenti”.

Un’iniziativa simbolica, come detto, ma piena di amore per “i nostri fratelli israeliani che sono ostaggio di Hamas, che vorremmo fossero qui con noi o nelle loro case”.

Molti hanno partecipato alla preparazione e alla realizzazione del tavolo, anche turisti e passanti. Tra loro, la zia di un ragazzo di 30 anni ucciso al rave nel deserto del Neghev:

“Amava divertirsi e amava la vita. Voleva solo divertirsi come tanti altri giovani. Sono devastata. La mia intera famiglia ha il cuore spezzato. È così difficile. Non abbiamo parole per la tragedia. Stare qui, nel quartiere ebraico aggiunge ancora più significato a ciò che gli ebrei hanno dovuto affrontare per migliaia di anni. Pensavamo che Israele fosse un posto sicuro, ma vedere i video di Hamas che assassina le persone, inclusi i neonati, è orribile. Mio nipote era un giovane bellissimo, sempre felice, simpatico ed intelligente. Aveva un cuore d’oro e amava aiutare gli altri. Era il ragazzo più dolce che abbia mai conosciuto”.

Amava la vita, come tante persone che sono ostaggio di Hamas, che usa i profili social dei rapiti per trasmettere la loro agonia in diretta.

L’ennesimo strumento utilizzato dal gruppo terroristico palestinese per aumentare il terrore e alzare il valore dello scambio di ogni rapito.

Hamas vuole innalzare il livello dello scontro con una malvagità inaudita, ma i cattivi maestri continuano a legittimare le azioni del gruppo terroristico palestinese, che è il primo nemico di quel popolo palestinese, le cui sofferenze diventano di rilievo solo in chiave antisraeliana.

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