Obama e Israele, botta e risposta

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Obama e Israele, botta e risposta
Caroline B. Glick, The Jerusalem Post 29/12/2016 – Traduzione di David Pacifici

La risoluzione 2334 afferma che Israele non ha diritto a nessuna delle terre di cui ha preso il controllo durante la Guerra dei Sei Giorni.

La risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato il primo passo di una campagna dell’Anatra Zoppa, il presidente uscente Barack Obama, contro Israele.

Il discorso del Segretario di Stato americano John Kerry, subito dopo, è stato il secondo.

Il 15 gennaio 2017, il terzo passo di questa strategia avverrà a Parigi.
Alla conferenza internazionale della seconda Anatra Zoppa, il presidente francese François Hollande, è previsto che i ministri degli Esteri di una cinquantina di Stati facciano propri i principi anti-israeliani di Kerry.

Il giorno successivo sarà la volta di Obama. Ci si aspetta che Obama utilizzerà l’occasione del “Martin Luther King Jr. Day” per presentare la guerra palestinese volta a distruggere Israele come una progressione naturale dal movimento americano per i diritti civili che King ha iniziato 50 anni fa.

Infine, tra il 17 gennaio e il 19, Obama desidera che il Consiglio di Sicurezza venga riconvocato per dare seguito a quanto deciso dalla accozzaglia di Stati della conferenza di Parigi e trasformare le posizioni di Kerry in una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Questa seconda risoluzione complementare alla 2334 potrebbe anche riconoscere la “Palestina” e garantire la sua piena adesione alle Nazioni Unite.

Per la verità Kerry ha detto che l’amministrazione non presenterà un’altra risoluzione al Consiglio di Sicurezza.

Ma, come il primo ministro Benjamin Netanyahu ha spiegato nella sua risposta all’indirizzo di Kerry, vi è ampio motivo di sospettare che la Francia o la Svezia, o entrambe, spingeranno per una tale risoluzione. Dal momento che essa sarà semplicemente una riaffermazione del discorso di Kerry, Obama non porrà il veto.

Se Obama otterrà o meno la sua seconda risoluzione dal Consiglio di Sicurezza resta da vedere. Ma, in entrambi i casi, avrà già causato la maggior parte dei danni. Una seconda risoluzione amplificherà il colpo che Israele ha assorbito con la 2334.

La risoluzione 2334 danneggia Israele in due modi. In primo luogo, essa abroga di fatto risoluzione 242 del 1967, che ha costituito la base delle politiche israeliane degli ultimi 49 anni. In secondo luogo la 2334 dà una spinta strategica alla campagna internazionale per il boicottaggio dello Stato ebraico.

La risoluzione 242 consentì il cessate il fuoco tra Israele e i suoi vicini alla fine della Guerra dei Sei Giorni. Prevedeva che, in cambio del riconoscimento arabo del diritto di Israele ad esistere entro confini sicuri e difendibili, Israele avrebbe ceduto parte dei territori di cui prese il controllo durante la guerra.

La risoluzione 242 presupponeva il diritto di Israele di tenersi tali territori e che una decisione di Israele di cederne alcuni ai suoi vicini in cambio della pace avrebbe costituito una grande concessione.

La risoluzione 242 fu volutamente formulata in modo tale da garantire che Israele non avrebbe dovuto cedere tutte le terre di cui prese il controllo nella Guerra dei Sei Giorni. La risoluzione menziona “territori”, e non “i territori” o “tutti i territori” di cui Israele ha preso il controllo durante la guerra.

La risoluzione 2334 rigetta i presupposti di base della 242.

La risoluzione 2334 afferma che Israele non ha diritto a nessuna delle terre di cui ha preso il controllo durante la guerra. Dal Muro del Pianto a Shiloh, da Hebron ad Ariel, la 2334 afferma che ogni presenza israeliana nelle aree al di là delle linee di armistizio del 1949 è un crimine.

Dato che Israele, secondo la 2334, non ha il diritto di tenersi alcun territorio, la naturale conseguenza è che i palestinesi non hanno alcun incentivo a concedere ad Israele la pace. Quindi non lo faranno. Il processo di pace, così come la “soluzione dei due Stati”, è definitivamente terminato lo scorso venerdì sera tra i tetri applausi di tutti i membri del Consiglio di Sicurezza.

Per quanto riguarda la campagna di boicottaggio, contrariamente al comune pensare, la 2334 non rafforza il boicottaggio degli “insediamenti”. Dà invece una spinta strategica al boicottaggio di Israele nel suo complesso.

Essa invita gli Stati “a distinguere, nei loro rapporti economici, tra il territorio dello Stato di Israele ed i territori occupati dal 1967.”

Dal momento che nessuna impresa israeliana fa questa distinzione, ogni attività economica israeliana è ora minacciata di boicottaggio. Tnuva, ad esempio, è un caseificio “dell’occupazione” perché fornisce le comunità al di là delle linee del 1949.

Bank Hapoalim è una banca “dell’occupazione” perché opera sportelli bancomat nei quartieri post-1967 a Gerusalemme. La catena di abbigliamento Fox è una catena “dell’occupazione” perché ha un negozio a Gush Etzion. E così via e così via.

La risoluzione 2334 dà all’Europa e alle sue ONG luce verde per condurre un completo e boicottaggio commerciale e culturale contro tutto Israele.

Obama non sta usando le sue ultime settimane in carica per fare la guerra a Israele solo perché odia Netanyahu.

Egli non sta deliberatamente negando 3.500 anni di storia ebraica in Terra d’Israele, perché la Knesset potrebbe far passare una legge che renderà marginalmente più facile per gli ebrei esercitare i diritti di proprietà in Giudea e Samaria, come Kerry e l’ambasciatore USA presso le Nazioni Unite, Samantha Power, hanno rivendicato .

L’attacco di Obama contro Israele è il naturale compimento di una politica che ha seguito dal primo momento in cui è entrato alla Casa Bianca. Nel giugno 2009, Obama ha negato i 3.500 anni di storia ebraica in Terra d’Israele nel suo discorso al Cairo davanti ad un pubblico composto essenzialmente da membri della Fratellanza Musulmana.

Invece della verità, Obama ha adottato le menzogne della propaganda islamica secondo le quali che Israele è stato fondato perché l’Europa sentiva in colpa per l’Olocausto.

Nel corso della sua presidenza, Obama ha rifiutato il principio guida della risoluzione 242. La sua pretesa antisemita che Israele neghi ai suoi cittadini ebrei i loro diritti civili e di proprietà a Gerusalemme, Giudea e Samaria, semplicemente perché sono ebrei, è tanto antitetica alla 242 quanto la risoluzione 2334.

Nel suo discorso, Kerry ha ripetutamente rimproverato il governo, mentre lusingava la sinistra israeliana in un ulteriore tentativo di dividere e polarizzare la società israeliana. Il fatto che Kerry dichiari il proprio sostegno per la sinistra israeliana è profondamente ironico perché la sinistra israeliana è la principale vittima dell’aggressione anti-israeliana di Obama.

Nel mondo post-242 che Obama ha creato, l’ONU non fa alcuna distinzione tra Gerusalemme e Nablus, tra il Gush Etzion e Jenin, o fra Ma’aleh Adumim e Ramallah. In questo mondo, il piano del leader del partito laburista Isaac Herzog di mantenere un mero 2-3% di Giudea e Samaria non è più accettabile del piano del capo di Bayit Yehudi Naftali Bennett di applicare la legge israeliana al 60% dei territorio o di altri piani per applicare legge israeliana a tutta la Giudea e Samaria. Tutti sono ugualmente illegali. Tutti sono ugualmente inaccettabili.

Per le prossime tre settimane l’attenzione del governo deve essere focalizzata su Obama e sulla minimizzazione del danno che egli è in grado di provocare ad Israele. Dal momento che Israele non può convincere Hollande ad annullare la sua conferenza o Obama a non proferire il suo discorso, gli sforzi di Israele devono essere concentrati sul far naufragare il piano di Obama di un’ulteriore nuova risoluzione.

Per affossare un’altra risoluzione, Israele ha bisogno di convincere sette membri del Consiglio di Sicurezza perché non la sostengano. Sono ammesse al voto infatti solo quelle che hanno in partenza il supporto di 9 dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza. Gli Stati che sono più sensibili alle pressioni di Israele sono Italia, Etiopia, Giappone, Egitto, Uruguay, Kazakistan, Ucraina e Russia.

La furiosa reazione di Netanyahu alla risoluzione 2334 ci avvicina all’obiettivo di bloccare il voto su una nuova risoluzione in due modi.
In primo luogo, amplifica la possibilità che Israele ha di convincere gli Stati membri ad opporsi al voto su una ulteriore risoluzione prima del 20 gennaio.
In secondo luogo la risposta totalmente disinibita di Netanyahu all’aggressione dell’amministrazione Obama consente a Donald Trump di unirsi a lui nel fare pressione sui membri del Consiglio di Sicurezza perché si oppongano al portare al voto una nuova risoluzione.
Prendendo una posizione di totale e assoluto rifiuto delle azioni di Obama, Netanyahu sta permettendo a Trump di bloccare il voto pur mantenendo un tono moderato.

Tra tre settimane, la guerra di Obama contro Israele finirà. La sua eredità finale – la distruzione del paradigma di pace contro territori e dell’idea di due stati – obbliga Israele, per la prima volta in 50 anni, a determinare da sé i propri obiettivi a lungo termine in relazione alla comunità internazionale, ai palestinesi e alla Giudea e Samaria.

Per quanto riguarda la comunità internazionale, il Consiglio di sicurezza ha aperto per essa la porta del boicottaggio contro Israele. Di conseguenza, Israele dovrebbe mostrare all’ONU e ai suoi factotum la propria porta. Israele dovrebbe operare per de-internazionalizzare il conflitto con i palestinesi espellendo personale delle Nazioni Unite dal suo territorio.

Lo stesso è il caso dell’Unione Europea. Una volta uscita la Gran Bretagna dalla UE, Israele dovrebbe porre termine alle operazioni illegali dell’UE in Giudea e Samaria e dichiarare ogni dipendente UE che agisce illegalmente persona non grata.

Per quanto riguarda i palestinesi, la risoluzione 2334 obbliga Israele a riconsiderare il suo riconoscimento dell’OLP. Dal 1993, Israele riconosce l’Olp, nonostante il suo impegno profondo e continuo nel terrorismo. Israele ha legittimato l’OLP perché il gruppo terroristico era apparentemente il suo partner per la pace. Ora, dopo che l’OLP ha eliminato con successo il processo di pace ottenendo che il Consiglio di Sicurezza abolisse la 242, mantenere il riconoscimento di Israele dell’OLP ha poco senso. Né il capo dell’Olp Abu Mazen, né i suoi vice nel Fatah – l’assassino seriale e maestro del terrorismo, condannato e imprigionato Marwan Barghouti, e Jibril Rajoub, che ha detto che vorrebbe avere una bomba nucleare in modo da poterla lanciare contro Israele e che tenta di ottenere l’espulsione di Israele dalla FIFA – hanno alcun interesse per il riconoscimento di Israele, per non parlare di fare la pace con essa. Lo stesso, naturalmente, si può dire per il partner di coalizione del OLP, Hamas.

Una decisione di Israele di porre fine al riconoscimento dell’OLP avrà anche implicazioni per l’amministrazione Trump.

Dal momento immediatamente successivo alla approvazione della 2334, è in costante crescita nel Congresso degli Stati Uniti la richiesta di revocare il riconoscimento dell’Olp e porre fine al sostegno finanziario per l’Autorità palestinese. Se Israele ponesse fine al suo riconoscimento dell’Olp, le probabilità che gli Stati Uniti facciano altrettanto saliranno. Una tale mossa degli Stati Uniti avrà implicazioni strategiche positive per Israele.

C’è anche la questione delle milizie palestinesi stanziate in Giudea e Samaria, come parte di quel processo di pace che Obama e l’OLP hanno ufficialmente eliminato lo scorso venerdì. Nei prossimi mesi, Israele dovrà decidere cosa fare di queste milizie ostili che prendono i loro ordini da leaders che rifiutano la coesistenza pacifica con Israele.

Infine, vi sono i territori stessi. Per 50 anni, Israele ha utilizzato la formula “terra in cambio di pace”, come un modo per non decidere cosa fare con la Giudea e Samaria. Ora che la 242 è stata abrogata in modo efficace, Israele deve decidere ciò che vuole.

La cosa più semplice è quella di permettere agli ebrei di costruire ovunque essi abbiano il diritto legale di costruire. Se l’ONU dice che Israele non ha alcun diritto su Gerusalemme, allora Israele non ha alcuna ragione di distinguere tra Gerusalemme e Elon Moreh.

Più in generale, dato che per il prossimo futuro, non ci sarà alcuna Autorità Palestinese interessata a fare la pace con Israele, Israele ha bisogno di pensare al modo migliore per amministrare Giudea e Samaria d’ora in avanti. La soluzione evidente di applicare il diritto israeliano sull’Area C diventa ormai quasi indiscutibile.

Poco prima che Obama entrasse in carica otto anni fa, promise di “trasformare radicalmente” l’America. L’elezione di Trump ha affondato ogni possibilità che aveva di farlo.

Invece, permettendo l’approvazione della risoluzione 2334 nel Consiglio di Sicurezza, Obama è riuscito a trasformare radicalmente la natura del conflitto palestinese con Israele.
Le azioni di Israele nelle prossime settimane determineranno se il conflitto si sarà radicalmente trasformato in meglio o in peggio.

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