Obama blocca il risarcimento alle vittime degli attentati: “una cifra così alta farebbe crollare l’ANP”

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Mario Del MonteEditor
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Obama blocca il risarcimento alle vittime degli attentati: “una cifra così alta farebbe crollare l’ANP”

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L’amministrazione Obama è intervenuta sull’azione legale intentata dai parenti delle vittime del terrorismo contro l’Autorità Nazionale Palestinese chiedendo al giudice dello Stato di New York di non emettere una sentenza che potrebbe destabilizzare l’organizzazione guidata da Mahmoud Abbas. Durante il processo la giuria aveva assegnato un risarcimento di 218,5 milioni di dollari alle vittime dei sei attentati avvenuti fra il 2002 e il 2004 a Gerusalemme, importo che è stato poi automaticamente triplicato in base all’Anti Terrorism Act degli Stati Uniti per un totale di 655,5 milioni di dollari. Se si includono anche gli interessi, anch’essi triplicati, la somma arriva all’incredibile cifra di un miliardo di dollari, più o meno un terzo dell’intero budget annuale dell’Autorità Nazionale Palestinese. Nonostante i palestinesi abbiano già presentato ricorso, lamentando il fatto di non dover essere ritenuti responsabili per azioni di alcuni individui, gli è stato comunque richiesto di versare circa trenta milioni di dollari al mese fino a quando il caso non sarà risolto.

Il governo americano sostiene che una così alta cifra per il risarcimento indebolirebbe l’Autorità Nazionale Palestinese, danneggerebbe l’azione degli Stati Uniti in politica estera e farebbe cadere qualsiasi prospettiva di pace basata sulla soluzione a due Stati.

“Abbiamo già chiarito ad altri governi che il crollo dell’ANP ci porterebbe a una crisi il cui impatto non si limiterebbe a danneggiare la sicurezza di Israele o dei palestinesi ma avrebbe un effetto domino su altre parti della regione. L’indebolimento dell’Autorità Nazionale Palestinese potrebbe alimentare rabbia e frustrazione e sfociare in violenza” ha scritto il vice Segretario di Stato USA Antony Blinken in una dichiarazione legale di cinque pagine depositata presso la Corte Distrettuale di Manhattan.

Kent Yalowitz, l’avvocato delle famiglie delle vittime, ha dichiarato di essere molto deluso dal fatto che il Dipartimento di Stato abbia deciso di non prendere posizione contro l’OLP e contro l’ANP che stipendia regolarmente terroristi condannati e detenuti nelle carceri israeliane. “Se hanno abbastanza soldi per pagare dei terroristi ne hanno abbastanza anche per risarcire le vittime.” Il portavoce dell’Autorità Nazionale Palestinese si è rifiutato di commentare la notizia.

Il primo grado del processo è terminato a Febbraio 2015 con la vittoria delle 10 famiglie delle vittime. Gli attentati, i cui esecutori materiali appartenevano alle Brigate Martiri di Al-Aqsa, Hamas e alle forze di polizia dell’ANP, hanno causato 33 morti e più di 450 feriti tra cui alcuni cittadini americani. Per quanto riguarda l’attentato su un bus del 2004 alcuni funzionari della polizia palestinese hanno confessato di aver pianificato l’attacco e di aver costruito l’ordigno utilizzato dai terroristi. Tutte le persone coinvolte negli attentati vengono tutt’oggi stipendiate, insieme alle loro famiglie, dall’Autorità Nazionale Palestinese.

La decisione dell’amministrazione di intervenire nel processo ha scatenato le critiche sia delle persone coinvolte che di alcuni legislatori statunitensi. La maggior parte dei fondi incassati mensilmente dall’Autorità Nazionale Palestinese sono donazioni provenienti da governi stranieri fra cui gli Stati Uniti con 400 milioni di dollari. Questo perché l’organizzazione guidata da Abbas non può essere propriamente definita un governo: incapace di raccogliere le imposte sul territorio, l’ANP è affetta da tempo da un grave problema di corruzione ai suoi vertici, con funzionari che si arricchiscono tramite i fondi provenienti dai programmi di aiuto internazionali senza che ci sia alcun controllo o trasparenza.

Perché allora il governo statunitense dovrebbe salvare un organizzazione corrotta che finanzia il terrorismo contro Israele? La risposta è nel concetto di realpolitik che ha caratterizzato le azioni in politica estera di Obama: non esiste un’alternativa ad ANP e ciò che potrebbe venir fuori da una situazione di caos incontrollato è peggio dell’organizzazione di Abbas. Su questo Obama ha trovato una sponda anche in Israele dove l’idea di una West Bank controllata da gruppi jihadisti simili a Hamas non è decisamente allettante. Meglio allora tenere in piedi l’Autorità Nazionale Palestinese, per quanto cinico possa essere è sempre meglio avere a che fare con un nemico che già si conosce.

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