Attaccato un convoglio militare nel Golan: un secondo fronte per Israele?

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Mario Del MonteEditor
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Attaccato un convoglio militare nel Golan: un secondo fronte per Israele?

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soldati uccisi Golan terrorismo Hezbollah Libano Siria

2 soldati israeliani sono morti e 7 rimasti feriti ieri al confine Nord quando un gruppo di miliziani dell’organizzazione terroristica libanese Hezbollah ha colpito con un missile anticarro il convoglio su cui viaggiavano. Si tratta dell’ennesima violenza dall’inizio della guerra civile siriana che ha prodotto una situazione di anarchia totale dove le violenze e le consecutive vendette rimangono impunite. Il timore principale è che ora Israele si ritrovi con un secondo fronte aperto oltre a quello palestinese.

La risposta di IDF non si è fatta attendere e una serie di raid hanno colpito le postazioni di Hezbollah, un soldato spagnolo della missione UNIFIL è rimasto coinvolto nelle esplosioni e ha perso la vita. Il Primo Ministro Netanyahu ha accusato i governi di Iran, Siria e Libano di essere conniventi con i recenti attacchi e ha minacciato ritorsioni concludendo che, come con Hamas questa estate, non accetterà che la popolazione israeliana viva sotto la costante minaccia del terrorismo. Per le strade del Libano si è vista la solita macabra scena della distribuzione di caramelle e dolci per festeggiare l’attacco mentre Hamas e alcune organizzazioni legate a Fatah hanno esaltato l’azione esortando altri gruppi a farsi avanti nella resistenza contro il nemico sionista.

Negli ultimi 3 anni l’organizzazione Hezbollah sta affrontando una serie di dure critiche da parte dei governi libanesi che la incolpano di cercare di trascinare il paese sia all’interno del sanguinoso conflitto siriano che in una guerra con Israele in cui avrebbero solo da perdere. Da quando Nasrallah ha ordinato ai suoi di aiutare le truppe del regime di Assad una serie di atti terroristici di matrice sunnita hanno colpito il paese che già da tempo fatica a tenere in piedi una società complessa dal punto di vista etnico e religioso come quella libanese. Anche gli Stati Uniti si sono uniti alle proteste israeliane ricordando che con una Risoluzione ONU (numero 1701) era stato stabilito un cessate il fuoco ed era stato previsto il disarmo di Hezbollah per mantenere la pace fra Israele e Libano, perciò l’attacco di ieri costituisce una grave violazione del diritto internazionale.

Il Ministro della Difesa Moshe Ya’alon ha aggiunto che, secondo fonti UNIFIL, Hezbollah non sarebbe interessata a ulteriori scontri nell’area ma Israele non abbasserà la guardia finchè la situazione rimarrà instabile. L’autorevole giornalista Ron Ben Yishai riferisce che i terroristi di Hezbollah sono preoccupati che Israele possa rispondere con decisione distruggendo il suo arsenale missilistico, cosa che da Teheran, la mente dietro l’organizzazione militare, non vedono di buon occhio. La palla è ora nelle mani delle alte sfere del governo israeliano: vendicare la morte dei 2 giovani soldati di IDF rischiando di scatenare una terza guerra con il Libano o assorbire il colpo con l’incognita di perdere l’effetto deterrente che la guerra del 2006 ha prodotto finora? Non rispondere potrebbe far prendere l’iniziativa ai miliziani sciiti per nuovi attacchi contro l’esercito di Gerusalemme, riattivare il traffico di armi provenienti dalla Siria e aprire il pericoloso scenario di una guerra in cui Israele è impegnata sia sul fronte Nord che a Sud con Hamas. Una serie di operazioni mirate sugli avamposti di Hezbollah nel Golan potrebbero riaffermare la posizione di vantaggio strategico di IDF e segnare una sconfitta pesante per gli uomini di Nasrallah che sono già occupati duramente dagli scontri con Jabhat al Nusra in Siria. Nonostante anche Herzog, esponente di punta dell’opposizione al governo di Netanyahu, ha condannato l’attacco, le imminenti elezioni in Israele potrebbero giocare un ruolo decisivo nella decisione: un nuovo e sanguinoso conflitto potrebbe nuocere alla popolarità della coalizione di destra, una considerazione cinica ma che non può essere esclusa dai calcoli politico-strategici sulla questione Golan.

Si attendono soprattutto le dichiarazioni di esponenti iraniani per capire se rimarrà un incidente isolato o assisteremo a una escalation di violenze. Qualsiasi sia la decisione che verrà presa, la sensazione è che Netanyahu agirà solo quando la situazione sarà favorevole dal punto di vista israeliano e se un’eventuale operazione militare prospetterà danni minimi sia alle truppe impiegate sia ai civili che vivono nel Nord israeliano.

 

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