Netanyahu alle Nazioni Unite: un silenzio che vale più di mille parole

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Mario Del MonteEditor
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Netanyahu alle Nazioni Unite: un silenzio che vale più di mille parole

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Il discorso di Netanyahu alle Nazioni Unite molto probabilmente non verrà ricordato per alcune parole chiave o per le azioni che seguiranno, ciò che ha colpito di più l’Assemblea Generale e chiunque abbia seguito i suoi 45 minuti sul palco è stato il lungo momento di silenzio con cui ha rimproverato gli Stati del mondo intero per la loro omertà durante la Shoah e per il simile comportamento di fronte alle minacce di genocidio dell’Iran.

Fra le metafore, i supporti visivi ( questa volta Netanyahu ha mostrato un libro di Khamenei) e i riferimenti a personaggi famosi, è stata la stridente interruzione a metà discorso a rappresentare il momento più significativo della giornata.

Netanyahu si è scagliato contro la minacciosa affermazione dell’Ayatollah Khamenei per cui Israele fra venticinque anni non esisterà più e se l’è presa ancora di più con tutti quelli che hanno accolto con completa indifferenza una frase del genere. “Settanta anni dopo il massacro di sei milioni di ebrei i governanti dell’Iran giurano di distruggere il mio paese, di assassinare la mia gente. La risposta di questo organo, la risposta di quasi tutti i governi rappresentati in questa Assemblea è stata il nulla. Totale silenzio. Un silenzio assordante.”

A queste parole sono seguiti quarantaquattro secondi di silenzio, un’eternità per un Primo Ministro di fronte alle Nazioni Unite. Un gesto che però è sembrato significativo, rappresentante in pieno la situazione a cui è esposta Israele per colpa dell’ipocrisia della maggiore istituzione mondiale. L’aria nell’Assemblea si è fatta immediatamente pesante, nessuno ha azzardato né un lamento né un applauso. Un silenzio totale che per un momento ha fatto pensare che il plenum dell’Assemblea stesse realmente riflettendo sul triste trattamento che il mondo ha riservato al popolo ebraico.

Qualche critico ha azzardato l’idea che il momento di silenzio fosse raccapricciante e che i funzionari dell’Assemblea siano rimasti zitti più per educazione che per un genuino sentimento di solidarietà. Indubbiamente i rappresentanti delle Nazioni Unite non diverranno improvvisamente dei sostenitori delle politiche di Netanyahu ma è innegabile la potenza comunicativa del discorso del Primo Ministro israeliano.

L’accordo sul programma nucleare iraniano è stato oggetto di numerosi attacchi da parte di Netanyahu che ha ripetuto per l’ennesima volta che questo non proibirà all’Iran di dotarsi di armi nucleari e che semplicemente lo incoraggerà a incrementare le aggressioni ai paesi del Medio Oriente. E’ stato molto convincente il punto in cui ha richiesto alle potenze mondiali di prendere sul serio le restrizioni imposte all’Iran dopo l’accordo, almeno in modo più serio rispetto a come hanno fatto con quelle imposte precedentemente: “Dato che questo accordo andrà avanti spero che almeno lo facciate rispettare. Come posso spiegarvelo? Mostrate un po’ più di rigore dopo che le sei risoluzioni emesse dal Consiglio di Sicurezza l’Iran le ha sistematicamente violate. In primo luogo l’Iran deve rispettare tutti i suoi obblighi sul nucleare. Fateli camminare sul fuoco. In secondo luogo controllate le aggressioni dell’Iran alla regione. Sostenete e rafforzate coloro che si oppongono a queste aggressioni a cominciare da Israele. Infine utilizzate le sanzioni e tutti gli strumenti a vostra disposizione per abbattere la rete del terrorismo mondiale dell’Iran.”

Inoltre il Primo Ministro israeliano ha promesso di difendere lo Stato ebraico da qualsiasi minaccia, compresa quella proveniente dalla Siria, e che farà di tutto per prevenire l’arrivo di nuove armi ad Hezbollah. Per quanto riguarda la questione palestinese Netanyahu ha offerto ancora una volta la possibilità di riaprire negoziati diretti ma ha allo stesso tempo accusato Abbas di essere il responsabile per lo stallo in cui ci si trova da Aprile 2014 e di essere complice nella diffusione di false idee che vedrebbero Israele pronto a cambiare lo status quo sul Monte del Tempio. Come segno di buona volontà ha dichiarato di sperare di riuscire a trovare nuovi partner nei paesi arabi vicini, quasi a voler ignorare la continua retorica anti-israeliana di questi ultimi.

E’ facile per i critici bollare la disponibilità alla ripresa dei negoziati con i palestinesi come mera retorica. E’ ancor più facile dire che sono banali le affermazioni sull’Iran e che non forniscono un’adeguata alternativa. Ciò che è più difficile criticare è l’idea che, data per scontata l’implementazione dell’accordo con l’Iran, è arrivato il momento in cui il mondo deve smettere di comportarsi in modo compiacente con un regime teocratico che persiste, nonostante il reinserimento nella comunità internazionale, nei suoi atteggiamenti aggressivi in Medio Oriente.

Grazie a David Pacifici per il video sottotitolato

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