Mattarella, un discorso da vero Presidente. Nelle sue parole il ricordo di Stefano Gaj Taché

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Mattarella, un discorso da vero Presidente. Nelle sue parole il ricordo di Stefano Gaj Taché

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Un messaggio importante e completo, quello del neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presso il Parlamento nel giorno del giuramento. Un discorso lucido e colmo di significato, svolto in tre tempi. Non ha dimenticato il passato, il Presidente Mattarella, che ha ricordato la Resistenza e la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, tappe fondamentali della storia nazionale senza le quali non si sarebbe ottenuto il grande dono della democrazia; l’allusione all’antifascismo non come un atto dovuto, ma come suo primo pensiero da Presidente della Repubblica, e lo ha dimostrato recandosi alle Fosse Ardeatine per ricordare le vittime italiane di quel barbaro eccidio.

Attento alle tematiche presenti, ha affrontato con tatto i punti salienti che l’Italia sta affrontando con fatica; la ripresa economica, la disoccupazione giovanile, la lotta alla mafia e la difesa della legalità, il ruolo della donna e delle libertà individuali. Un occhio attento a tutte le diverse sensibilità che compongono la società italiana.
Non poteva mancare da parte del Presidente neoeletto il riferimento alla minaccia del terrorismo: “Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti”, ha affermato Mattarella, prima di compiere un gesto unico nel suo genere e ricordare che “il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano”.

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Nominare Stefano Gaj Taché nell’ambito del terrorismo ha per la famiglia della vittima e per la comunità ebraica intera un immenso valore simbolico; nonostante sia stato ucciso da un commando di terroristi palestinesi durante l’attentato alla Sinagoga di Roma, il piccolo Stefano non è ancora stato inserito nella lista ufficiale delle vittime del terrorismo. Molte parole sono state spese da esponenti politici e capi di Stato, ma ad oggi il suo nome non è ancora riconosciuto ufficialmente e soprattutto, resta un alone di mistero sul ruolo della politica negli accordi con le organizzazioni terroristiche arabe dell’epoca, sulle forze dell’ordine che disertarono, sulle organizzazioni italiane che coprirono e organizzarono la fuga degli attentatori.
Per queste ragioni, nominare questa piccola vittima proprio nel giorno del suo giuramento, risulta un gesto simbolico di importanza storica, ma che si confermerà tale soltanto nel momento in cui le parole prenderanno finalmente forma attraverso le dovute azioni che renderanno giustizia alla famiglia Taché una volta per tutte.

Il presidente Mattarella ha adottato infine una prospettiva futura. Consapevoli e propositive, le sue parole si sono rivolte soprattutto alle fasce deboli della società ed ha saputo chiarire da subito quali siano i punti fondamentali da mettere in agenda. Ma vi è un contenuto sorprendente nel suo messaggio ufficiale: la parola “speranza” è stata nominata dal Presidente ben dieci volte. La speranza dunque è che l’Italia segua la stessa strada illuminata da Sergio Mattarella; che sia un Paese lucido e coraggioso, garante dei diritti, rispettoso del passato, che sappia guidare il popolo italiano verso un nuovo futuro rigoglioso.

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