L’Imam del Cairo e la sua fatwa contro gli ebrei e Israele

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Niram Ferretti
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L’Imam del Cairo e la sua fatwa contro gli ebrei e Israele

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Bisogna riconoscere a Ahmad al-Tayyib, il Grande Imam dell’Università di al Azhar del Cairo, una notevole perseveranza. In tutti questi anni non ha mai rinunciato ad un’occasione per attaccare Israele e, meno frequentemente davanti a interlocutori occidentali, a sottolineare la “perfidia” degli ebrei. La minore frequenza è semplicemente dovuta a un fatto tattico. Al di fuori del mondo arabo e musulmano, dichiarare che i peggiori nemici dei musulmani sono gli ebrei non gli assicurerebbe la stessa popolarità che gli arride quando, al posto di quest’ultimi colloca i sionisti. Allora, gli applausi in Occidente arrivano.

Ahmad al-Tayyib è il successore di Muhammad Sayyid Tantawi, autore di un testo di settecento pagine dedicato agli ebrei nel Corano e nella tradizione islamica, in cui vengono sottolineate le specifiche caratteristiche “degenerate” del popolo ebraico, anche se, con lodevoli eccezioni, “Non tutti gli ebrei sono uguali. Quelli buoni diventano musulmani (Corano, 3:113) mentre quelli cattivi no”.

Ahmad al-Tayyib non ha volute essere da meno del suo illustre predecessore. In una intervista del 25 ottobre 2013 al canale televisivo principale della televisione egiziana, offri l’esegesi del versetto 5:82 del Corano il quale comincia in questo modo, “Scoprirai che i più veementi nella loro ostilità contro i credenti sono gli Ebrei e gli idolatri”.

“Questa è una prospettiva storica che non è mutata fino ai giorni nostri”, disse al-Tayyib “Guardate come soffriamo oggi a causa del sionismo e dell’ebraismo globali…Fin dall’inizio dell’Islam, 1400 anni fa, abbiamo sofferto a causa dell’interferenza ebraica e poi sionista negli affari musulmani. Questo è causa di molta afflizione per i musulmani. Il Corano lo ha detto e la storia lo ha dimostrato“.

Il giudeo-sionismo mondiale nemico giurato dei musulmani propugnato dall’imam del Cairo non è altro che la riproposizione del complotto demo-pluto-giudaico-massonico di conio nazifascista ereditato direttamente dai Protocolli dei Savi di Sion. Al-Tayyib si è limitato a versare il vino relativamente nuovo dei paradigmi complottisti novecenteschi antisemiti occidentali dentro l’otre vecchio dell’antisemitismo teologico islamico, tradizione che lo precede, naturalmente, e di cui egli non è altro che una autorevole staffetta.

In una altra intervista, sempre sullo stesso canale egiziano, l’8 settembre 2014, spiegò agli ascoltatori che:

“Tutti i principali gruppi terroristici sono i nuovi prodotti dell’imperialismo al servizio del sionismo globale nella sua nuova versione, il cui obbiettivo è quello di distruggere il Medioriente”.

Rincarò la dose in un’altra occasione riproponendo uno degli evergreen antisionisti musulmani creato ad hoc negli anni ’30 da Amin al Husseini, il presunto tentativo ebraico di impadronirsi della moschea di Al Aqsa:

“Per costruire l’Egitto dobbiamo essere uniti. La politica è insufficiente. Allah è la base di tutto. La moschea di al-Aqsa è attualmente sotto attacco a causa di una offensiva da parte degli ebrei…Non permetteremo ai sionisti di giudaizzare al-Quds (Gerusalemme)”

Non c’è dunque da meravigliarsi se, ricevendo papa Francesco, nella sua prima visita in Egitto, il Grande Imam abbia utilizzato il discorso di saluto nei confronti del pontefice per sottolineare in chiave palesemente antiisraeliana che:

“Gli insegnamenti di Mosè sono stati interpretati male per occupare territori provocando milioni [sic] di vittime, il popolo palestinese, che ha diritti giusti.”

Infatti, come meravigliarsi delle parole di questo uomo “illuminato” e aperto al dialogo, così come viene propagandato in Occidente, tanto che nel 2015, la presidente (a) della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, lo aveva invitato a Montecitorio per tenere una lezione sulle virtù pacifiche dell’Islam? Lo stesso che ha giustificato gli attentati suicidi palestinesi con queste parole, “I paesi, governanti e sovrani islamici devono sostenere questi attacchi di martirio”?

L’incontro a Montecitorio non ci fu, ma in compenso ci fu quello ben più importante in Vaticano nel maggio del 2016, dove l’attuale papa lo accolse per cercare di ricucire allo strappo creatosi nel 2006 tra il Vaticano e l’imamato sunnita egiziano a causa delle polemiche furibonde seguite alla Lectio di Ratisbona di Benedetto XVI.

Di nuovo il papa ha avuto modo di rivederlo al Cairo e di ascoltarlo mentre deliziava la platea con i suoi attacchi nei confronti di Israele.

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