Studio dell’Unione Europa, nei libri palestinesi si insegna odio contro Israele e gli ebrei

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Studio dell’Unione Europa, nei libri palestinesi si insegna odio contro Israele e gli ebrei

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Uno studio commissionato dall’Unione europea ha evidenziato come i libri di testo palestinesi siano ostili a Israele e al popolo ebraico. Nulla di nuovo nei contenuti (anche se noi ci stupiamo ancora del perché nessuno abbia posto rimedio al problema) all’interno di un rapporto, che però ufficialmente non è uscito dalle stanze del potere di Bruxelles.

Lo studio, infatti, è del 2019, e al momento le notizie in proposito sono arrivate solo sui giornali, come il Jerusalem Post e la Bild.

200 pagine in cui sono vengono esaminati 156 libri di testo e 16 guide per insegnanti (per lo più del 2017-2019, 18 sono del 2020), dove si leggono:

“Atteggiamenti ambigui, a volte ostili, nei confronti degli ebrei e delle caratteristiche che attribuiscono al popolo ebraico. L’uso frequente di attribuzioni negative in relazione al popolo ebraico suggerisce una consapevole perpetuazione di pregiudizi anti-ebraici”.

Ma non solo, perché lo studio commissionato dall’Unione europea, che conferma i rapporti precedenti dell’IMPACT-se, parla di Israele solo come “entità sionista”, che non viene menzionata nella cartina geografica del Medio Oriente.

I libri di testi palestinesi non demonizzano solo Israele in maniera “generale”, ma parlano anche di casi specifici e, a volte, inventati come “i tentativi degli ebrei di uccidere il profeta Maometto”.

In un testo di quinta elementare, addirittura, viene raccontata la storia di Safiyya bint Abd Al Muttalib, la zia del profeta Maometto, presentata come un modello da seguire, per aver ucciso un ebreo, mostrando “disponibilità a far sacrifici di fronte all’occupazione ebraico-sionista”.

Non dovremmo leggere tutto questo come una stancante sequenza di episodi, perché la narrativa palestinese è molto abile, anche grazie a seguaci dislocati in tutto il mondo, a far credere che ci sia una storicità palestinese che non è nei fatti.

In proposito si noti “occupazione”, un termine “contemporaneo” utilizzato, per l’appunto, contestualizzando nel passato, proprio per far credere che i palestinesi siano nell’area da millenni e siano costretti a vivere sotto l’occupazione israeliana; altro fatto che non è nello stato delle cose.

Le soluzioni sono due.

O l’Unione Europea smette di finanziare i palestinesi oppure deve far in modo di cambiare i libri di testo palestinesi.

Quale soluzione non avverrà per prima…?

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