Inchiesta esplosione porto di Beirut, morti e feriti durante la protesta di Hezbollah e Amal

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Inchiesta esplosione porto di Beirut, morti e feriti durante la protesta di Hezbollah e Amal

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La manifestazione indetta a Beirut da Hezbollah e Amal per protestare contro Tareq Bitar, il giudice incaricato delle indagini sull’esplosione al porto della capitale libanese dell’agosto 2020, si è conclusa nel peggiore dei modi.

Morti (da tre a sei, ancora non c’è un numero ufficiale) e feriti, infatti, stanno occupando le cronache che arrivano dal Libano, paese caratterizzato per i precari equilibri politici e sociali.

I due movimenti sciiti sono scesi in piazza per puntare il dito contro Bitar, accusato di politicizzare l’inchiesta su quanto accaduto al porto di Beirut, già sospeso e poi reintegrato il mese scorso a causa di una denuncia di un ex ministro chiamato a testimoniare e contro i suoi sostenitori, tra cui il leader del partito cristiano maronita Forze libanesi, Samir Geagesa accusato di essere “sionista”.

Al grido di “Schiavo degli Stati Uniti” contro il magistrato, Hezbollah e Amal si sono posizionati davanti al Palazzo di giustizia di Beirut, nel sobborgo di Tayouneh, dove è stato dispiegato l’esercito, che ha invitato i cittadini ad abbandonare le strade e poi si è detto pronto ad:

“Aprire il fuoco contro chiunque sia armato in strada e chiunque spari da qualsiasi direzione”.

Hezbollah e Amal, in un comunicato congiunto, hanno fatto sapere che alcuni “cecchini posizionati sui tetti degli edifici” hanno sparato contro i manifestanti, denunciando

“Un attacco messo a segno da gruppi armati e organizzati con l’obiettivo di trascinare il Paese in un conflitto”.

Nel comunicato, inoltre, si legge che secondo Amal ed Hezbollah quanto accaduto ieri è:

“Un attacco messo a segno da gruppi armati e organizzati con l’obiettivo di trascinare il Paese in un conflitto. L’esercito libanese ad assumersi la responsabilità e a intervenire con rapidità per arrestare i criminali”.

Non è la prima volta che ci sono polemiche attorno al giudice che si sta occupando dell’inchiesta sull’esplosione di Beirut.

A inizio anno il titolare dell’inchiesta era Fadi Sawan, sollevato dall’incarico per il “legittimo sospetto” sulla sua neutralità, perché la sua abitazione era stata danneggiata dall’esplosione. Per sostituirlo era stato scelto proprio Tareq Bitar.

Due giudici, stessi problemi. Sembra proprio che non si riesca a far luce su quanto accaduto quel tragico 4 agosto 2020 al porto di Beirut.

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