Le statue, i contratti e la libera informazione

Michael Sfaradi
Michael SfaradiGiornalista, Scrittore & Reporter di guerra
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Le statue, i contratti e la libera informazione

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Michael Sfaradi
Michael SfaradiGiornalista, Scrittore & Reporter di guerra

rouhani

L’ultimo atto che come da consuetudine chiude la visita ufficiale di un Capo di Stato o di un Primo Ministro in un altro paese è la conferenza stampa dove si spiegano, in base all’agenda che prevedeva la visita stessa, sia gli accordi raggiunti sia, e soprattutto, i punti dove accordi non ce ne sono e anche i perché della mancata convergenza. Per dirla nelle parole della prima repubblica rimane una ‘Convergenza Parallela’. Il che, tradotto dal politichese, significa: “Per il momento non se ne fa niente e poi vedremo”.

Ma non è tutto, durante le visite ufficiali i vari presidenti o primi ministri sono sempre accompagnati dai ministri degli esteri e dagli ambasciatori accreditati nel paese ospite, e questo non è un particolare da poco perché sono proprio loro, i ministri degli esteri, che mettono in ordine le carte e affinano gli accordi prima della grande firma in pompa magna.
Questo spiega anche perché la conferenza stampa dei ministri degli esteri, che precede quella dei presidenti, è a volte la più importante e interessante perché proprio in questa occasione si possono fare domande tecniche che riguardano i nodi delle varie questioni affrontate, risolte o non risolte.

Vi chiederete anche il perché di questa disquisizione ed ecco qui la mia risposta. Durante la visita del Presidente Rouhani, che ha incontrato il Primo Ministro Renzi, il Presidente Mattarella e anche Papa Francesco, il suo Ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, con le delegazioni accreditate, ha passato molte ore alla Farnesina dove ha lavorato con il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni, e le delegazioni accreditate presso la Farnesina, al fine di affinare e dare ordine agli accordi che erano il fulcro di questa visita.

Considerando che il fare affari con la Repubblica Islamica dell’Iran era quello che il mondo intero da anni aspettava e che per l’Italia ci sono in gioco contratti per diciassette miliardi di Euro, è facile immaginare che sui tavoli del Ministero degli Esteri siano passate tonnellate di carte e che le trattative siano state infuocate. Per cui mai come in questa volta la conferenza stampa tecnica era di vitale importanza per capire i termini degli accordi. Proprio per questo una nota della Farnesina del 25 gennaio alle ore 11.23 recitava:
“Martedì 26 gennaio, alle ore 8.00, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni incontrerà alla Farnesina il Ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif”, e fin qui tutto bene, ma poi, alle 19.24 una E-mail inviata ai giornalisti che nel frattempo si erano accreditati sentenziava: “URGENTE – NOTA DI SERVIZIO – La conferenza stampa del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni e del Ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, in programma per domani 26 gennaio alla Farnesina, è annullata”.

La cosa, per quanto fastidiosa, non era comunque grave anche perché chiunque avesse avuto delle domande avrebbe potuto farle durante la conferenza stampa finale dei presidenti, conferenza che però non c’è stata visto che Rouhani anziché apparire davanti alle telecamere insieme a Renzi per rispondere alle domande della stampa libera, con un colpo da maestro è riuscito a schivare l’ostacolo indicendo lui una conferenza gestita dai funzionari della sua ambasciata e secondo le regole iraniane. I giornalisti italiani si sono così ritrovati a calpestare suolo iraniano anche se si trovavano a Roma, e in sfregio alla libertà di stampa sono stati, di fatto, costretti a porre domande preconfezionate, sterili e innocue per l’ospite e assolutamente inutili per l’informazione.

L’unico guizzo, l’ultimo spasmo di libertà di una stampa che dovrebbe ritrovare se stessa è stata una domanda sui diritti umani, chiaramente non prevista dagli organizzatori della farsa, posta da Adam Smulevich del giornale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ‘Pagine Ebraiche’, alla quale Rouhani per prima cosa non ha risposto e poi, visibilmente adirato, ha lasciato la sala.

A questo punto, mentre aspettiamo di vedere cosa accadrà in Francia nel proseguimento di questo giro per l’Europa che sempre di più somiglia a una commedia dell’assurdo, ci sono delle considerazioni da fare.

Senza nulla togliere a Pagine Ebraiche è facile presupporre che in quella sala ci fossero giornalisti che rappresentavano testate molto più importanti, perché nessuno di loro ha avuto il coraggio, in fondo Smulevich ha dimostrato che si poteva fare, di porre le domande scomode a colui che ogni settimana ratifica decine di condanne a morte per impiccagione? Perché la conferenza stampa alla Farnesina è stata annullata e poi quella a Palazzo Chigi non si è tenuta? Perché la stampa italiana è ridotta, addirittura a Roma, in casa propria, a recitare il copione preconfezionato e ‘politicamente assurdo’? Era giusto per una stampa libera di un paese democratico come l’Italia sottomettersi al ricatto del preconfezionamento delle domande e del “questo si dice e questo no” con tanti saluti al diritto di cronaca e alla libertà di stampa? Siamo stati, io compreso, distratti dalle statue coperte dai cartoni e ci siamo concentrati sullo sfregio alla cultura mentre sotto gli occhi ci sfilavano un bene sicuramente più prezioso: quello della libera informazione.

Ora Rouhani è partito, i contratti sono stati firmati e non c’è modo di saperne i termini.
Con il senno del poi, e con la malizia del giornalista che vuole andare fino in fondo mi chiedo: non è che la storia dei cartoni davanti alle statue sia stata ideata a tavolino in modo da creare un diversivo che ci impedisse di ragionare su altre questioni sicuramente più delicate? Un politico di altri tempi che rispondeva al nome di Giulio Andreotti era solito dire: “Pensare male è peccato, ma spesso ci si azzecca”.

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