Le grida di Cassandra e la Sindrome di Stoccolma

Michael Sfaradi
Michael SfaradiGiornalista, Scrittore & Reporter di guerra
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Le grida di Cassandra e la Sindrome di Stoccolma

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Michael Sfaradi
Michael SfaradiGiornalista, Scrittore & Reporter di guerra

In uno degli ultimi articoli che scrissi da Israele per il quotidiano LIBERO riportavo, unico in Italia, la notizia che i servizi segreti israeliani avevano passato a quelli di Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia un’informativa che valutava dall’otto al sedici per cento l’infiltrazione terroristica all’interno dei barconi che ogni giorno dal Nord Africa trasportano fuoriusciti di tutti i tipi. L’informativa, sempre se è stata letta dai destinatari, è rimasta per molto tempo lettera morta.

Nel frattempo migliaia di persone, nella stragrande maggioranza uomini in giovane età, hanno attraversato il Mediterraneo e sono arrivate in Europa alla ricerca di una vita migliore, ma molti di loro, per stessa ammissione delle autorità, hanno fatto perdere le tracce e secondo recenti stime ci sono a piede libero tra i duemila e i seimila uomini di cui non si conoscono i nomi, provenienze e che probabilmente girano il vecchio continente con documenti falsi.

Se da una parte i facili allarmismi altro non fanno che aumentare il problema creando ulteriori disagi e una gran confusione intorno alla realtà, dall’altra il mancato controllo di queste migrazioni, con le conseguenti defezioni, stanno creando, e non bisogna essere degli esperti analisti per capirlo, le basi da dove il terrorismo globale potrebbe colpire il vecchio continente ormai considerato il ventre molle dell’occidente. Detto questo è chiaro, o è chiaro a chi lo vuole vedere, che le grida della ‘Cassandra’ israeliana non sono state udite, ma quello che lascia davvero perplessi è quella sorta di ‘Sindrome di Stoccolma’ che come una feroce pandemia ha annebbiato le menti di chi dovrebbe garantire sicurezza ai cittadini europei e di chi li dovrebbe informare. Solo per fare alcuni esempi, prima di trattare i tre attentati che hanno caratterizzato la giornata odierna, voglio ricordare ai lettori solo alcuni fatti che potrebbero essere stati dimenticati.

La lista completa sarebbe troppo lunga:Il 22 maggio 2013 Lee Rigby, 25enne di Manchester, che prestava servizio presso il secondo battaglione del Royal Regiment of fusiliers, fu praticamente decapitato in una via di Londra, ci dissero da un pazzo invasato, al grido di ‘Allah Akbar’. Il primo giugno 2014 Mehdi Nemmouche, 29 anni, armato di Kalashnikov fece fuoco all’interno del museo ebraico di Bruxelles. Solo dopo il suo arresto e la confisca delle armi che sono servite per eseguire l’attentato, qualche agenzia di stampa, oggi praticamente introvabile nel web, riportò che il soggetto era stato addestrato in Siria o in Libia e che era ricercato dai vari servizi segreti occidentali. Come mai un ricercato di questo calibro girava nel cuore dell’Europa armato di fucile d’assalto e pistola semiautomatica? A questa domanda non ci fu mai risposta

Il 22 ottobre 2014 Nathan Cirillo, soldato canadese che si trovava a guardia al Monumento ai Caduti all’esterno del Parlamento di Ottawa è stato raggiunto da colpi di arma da fuoco sparati da Michael Zehaf-Bibeau, un presunto simpatizzante del cosiddetto Stato islamico, ed è morto sul colpo. Anche per il simpatizzante islamico qualcuno ipotizzò se non un’improvvisa pazzia almeno un disagio mentale.
22 dicembre 2014 a Nantes, in Francia, undici persone rimangono ferite dopo che un altro ‘folle’ si era lanciato in auto contro i passanti sempre al grido di «Allah Akbar».

Arriviamo al 7 Gennaio dell’anno in corso con l’attentato alla sede di Charlie Hebdo il giornale satirico parigino dove persero la vita 11 persone tra i quali i più dissacranti e importanti vignettisti al mondo. Nonostante le lacrime e ‘Il je suis Charlie’ il giornale, semmai tornerà in edicola non si permetterà più pubblicare vignette sull’Islam e sul profeta, la lezione è stata capita e un altro pezzo di libertà se ne è andato per far posto al pensiero unico e politicamente corretto. A seguire, il 10 Gennaio il sequestro nel supermercato Kosher e l’epilogo della vicenda. Poi, solo di pochi giorni fa, a Gratz, in Austria, un altro ‘impazzito’ si è lanciato con il suo SUV sulla folla uccidendo tre passanti e lasciando a terra 34 feriti.

Oggi siamo stati testimoni di tre attentati, il primo un’esplosione davanti a una moschea Scita a Kuwait City, il secondo un assalto a un resort in Tunisia dove i bagnanti sono stati abbattuti come birilli e il terzo in Francia. Se per quello che accade nei paesi mediorientali o nord africani l’attenzione è sempre bassa perché erroneamente si pensa che siano posti lontani, e di conseguenza ci si sente al riparo, lo stesso non si può dire del terzo attentato, quello che si è consumato in Francia e che dovrebbe far riflettere tutti sulla deriva che stiamo prendendo. Sì, grave deriva, perché durante l’attentato alla fabbrica di Gas non lontano da Lione oltre al tentativo di far saltare in aria tutto l’impianto, le conseguenze sarebbero state apocalittiche, abbiamo avuto una vittima decapitata con la sua testa appesa alla recinzione dell’impianto con la stessa tecnica usata dall’ISIS e che abbiamo avuto modo di vedere in decine di immagini provenienti da praticamente tutti i teatri di guerra, dalla Libia alla Siria, dal Kurdistan all’Iraq. Questa volta però la testa mozzata è di un francese in Francia, in Europa. I media verranno a raccontarci che si tratta di un nuovo ‘impazzito’? E come giustificheranno la bandiera del califfato in possesso di uno dei due attentatori? Quanto aspetteranno per mettere tutto sotto silenzio?

Potrebbe anche darsi che tre anni fa le urla della ‘Cassandra’ israeliana non furono udite perché l’Europa vittima di un’epidemia di Sindrome di Stoccolma ha avuto un abbassamento dell’udito e dell’attenzione, ma la gente che ama la libertà e la democrazia ha ancora il senno e, a prescindere dalle spiegazioni fantasiose e dalle versioni ufficiali con conseguente silenzio sui fatti per farli poi passare nel dimenticatoio nel più breve tempo possibile, non può non capire che tutti questi attentati hanno un denominatore comune e, soprattutto, non può chiudere gli occhi davanti all’avanzata di un futuro che promette solo cambiamenti forzati verso una direzione lontana dai nostri principi e dalle nostre aspettative.

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