La famiglia Sokolow contro OLP e ANP, il primo atto del processo per terrorismo ai leader palestinesi

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Mario Del MonteEditor
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La famiglia Sokolow contro OLP e ANP, il primo atto del processo per terrorismo ai leader palestinesi

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Lunedì mattina la famiglia Sokolow ha testimoniato al processo contro le organizzazioni palestinesi OLP e ANP, in corso nel distretto americano di New York, per terrorismo. Il giudice dovrà decidere se le due organizzazioni devono risarcire una cifra che può arrivare fino a 3 miliardi di dollari per aver fornito supporto logistico ed economico nei 6 attentati commessi a Gerusalemme tra il 2001 e il 2004 e che hanno causato 33 vittime e 450 feriti tra cui alcuni cittadini americani.

L’avvocato delle vittime, Kent Yalowitz, ha affermato nel corso dell’udienza che i dirigenti palestinesi hanno approvato dei pagamenti che sapevano sarebbero serviti a finanziare l’attacco suicida del 27 Gennaio 2002 a Jaffa Street commesso per la prima volta da una donna palestinese, Wafa Idris. Inoltre Yalowitz sostiene che la Idris abbia lavorato con un funzionario dell’intelligence militare palestinese nel pianificare l’attentato, che lo stesso ufficiale è stato promosso a seguito dell’attacco e che la famiglia della Idris, a cui è stato riconosciuto lo status di martire, ha ricevuto delle retribuzioni mensili da parte dell’organizzazione come pagamento per l’azione della donna.

Gli avvocati difensori, dopo essersi visti respinto il ricorso del 2008 in cui sostenevano che gli attacchi fossero azioni di guerra e non attentati terroristici, hanno argomentato la loro tesi dicendo che le organizzazioni governative palestinesi non possono essere messe in stato d’accusa per le azioni di pochi militanti che hanno agito per conto loro o su spinta di organizzazioni più radicali come Hamas.

Il risarcimento di 3 miliardi di dollari è raggiungibile grazie alla triplicazione dei danni dovuta all’applicazione dell’Anti Terrorism Act ma in ogni caso la decisione del giudice può essere suscettibile di appello.

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Mark Sokolow il giorno dell’attentato a Gerusalemme

La famiglia Sokolow era in visita a Gerusalemme per riunirsi con la figlia più grande, Elana, che si trovava in Israele per studiare. Il padre, Mark, oltre ad essere sopravvissuto all’attentato di Gerusalemme, è uno dei tanti uomini che si trovava all’interno delle Torri Gemelle l’11 Settembre 2001 e che scampò alla morte solo perché non si trovava ai piani alti dell’edificio quando il primo aereo si è schiantato contro la torre, cosa che gli ha permesso di uscire in tempo sano e salvo. L’attacco suicida di Gerusalemme ha ferito in modo grave a una gamba sua moglie Rena e in maniera più lieve la figlia più piccola, Jamie, che ha descritto così gli attimi di terrore vissuti nella capitale d’Israele: “ero distesa a terra, il mio occhio destro era stato colpito da un detrito dell’esplosione e mi sembrava di avere la faccia in fiamme. Le uniche cose che ho pensato sono state: ho 12 anni e sto per morire.” Rena, in lacrime davanti ai giudici, ha voluto aggiungere:”ho visto la testa mozzata di una donna e accanto Jamie giaceva a terra, il suo volto ricoperto di sangue la rendeva quasi irriconoscibile. Mi sono detta andrà tutto bene.”

Marwan Barghouti 2

Marwan Barghouti

Il processo, iniziato il 13 Gennaio, dovrebbe durare ancora un paio di settimane ed è solo uno dei 6 attentati sotto la lente dei giudici americani. In molti di questi è coinvolto Marwan Barghouti, all’epoca alto dirigente di Fatah e dal 2002 rinchiuso in un carcere di massima sicurezza israeliana con 5 ergastoli a suo carico. Se la sue responsabilità, tra l’altro già verificate dai tribunali israeliani, saranno accertate, la campagna internazionale per la sua liberazione subirebbe un duro colpo. In Italia tra i firmatari della petizione promossa dalla moglie di Barghouti, Fadwa, troviamo personalità importanti come Nicki Vendola, Guglielmo Epifani, Ettore Scola, Susanna Camusso e Gino Strada. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando arrivò persino a conferirgli la cittadinanza onoraria, celebrando così le gesta di un assassino che ha tentato in ogni modo di interrompere il dialogo tra israeliani e palestinesi. La differenza fra Italia e Stati Uniti: loro processano i terroristi e gli chiedono risarcimenti miliardari, noi gli concediamo la cittadinanza onoraria e ne compariamo l’immagine a quella di premi Nobel per la pace come Nelson Mandela.

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