La decisione della Corte Penale Internazionale di indagare su Israele è infondata ma pericolosa

La decisione della Corte Penale Internazionale di indagare sui presunti crimini di guerra commessi da Israele a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est è infondata ma comunque pericolosa.

Prof. Eytan Gilboa
Prof. Eytan Gilboa
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Israele, Medio Oriente, pregiudizio antisraeliano

La decisione della Corte Penale Internazionale di indagare su Israele è infondata ma pericolosa

La decisione della Corte Penale Internazionale di indagare sui presunti crimini di guerra commessi da Israele a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est è infondata ma comunque pericolosa.

corte-penale-internazionale-israele-palestina-progetto-dreyfusLa CPI (Corte Penale Internazionale, ICC in inglese n.d.t) è l’ennesima istituzione ONU altamente politicizzata, non una vera corte di giustizia. La decisione e la condotta del procuratore hanno entrambi violato le regole della Corte stessa. La CPI sta anche cercando di indagare sugli Stati Uniti per presunti crimini di guerra in Afghanistan.

Israele e gli USA dovrebbero coordinarsi per un’intensa campagna al fine di delegittimare la Corte e assicurarsi che il prossimo procuratore, che dovrebbe iniziare il proprio mandato quest’estate, sia professionale, etico e onesto.

La decisione della Corte Penale internazionale dell’Aia (CPI) di indagare sui presunti crimini di guerra commessi da Israele a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme è infondata ma comunque pericolosa, e deve essere contrastata. È senza fondamento perché solo gli stati sovrani possono presentare denunce alla Corte e la Palestina non è uno stato sovrano. La CPI può indagare solo su paesi che hanno firmato lo Statuto di Roma, ovvero il trattato internazionale istitutivo della Corte penale internazionale.

Israele, insieme agli Stati Uniti e ad altri 70 paesi, non hanno aderito alla CPI proprio perché sospettavano che sarebbe stata un altro organo dell’ONU molto parziale e politicizzato. Questo è esattamente ciò che si è verificato.

Inoltre, la CPI è stata fondata nel 2002 per indagare gravi crimini contro l’umanità e crimini di guerra, come ad esempio il genocidio, commessi da paesi che non stanno indagando sui crimini di guerra dei propri cittadini.

Israele è una democrazia vivace con una magistratura indipendente che indaga sulle violazioni delle leggi di guerra. Il caso israelo-palestinese non soddisfa nessuna di queste condizioni. La decisione di permettere di indagare e di perseguire gli israeliani è quindi una palese violazione delle stesse regole e procedure della CPI.

La CPI è un tribunale illegale. Ignora i più gravi crimini di guerra e atrocità nel mondo di oggi, come il genocidio e i crimini contro l’umanità commessi in Siria dal regime di Assad, dalla Russia e dall’Iran. Ignora i crimini di guerra russi in Cecenia e in Crimea e quelli degli Houthis e dei sauditi in Yemen.

La decisione della CPI è pericolosa per Israele perché la Corte è autorizzata ad indagare solo sugli individui e non sui paesi. Sulla scia della decisione, il procuratore della CPI, Fatou Bensouda, può convocare per un interrogatorio il Primo Ministro israeliano, ministri della difesa, alti ufficiali militari e funzionari. Se si rifiutano di comparire, come è probabile che sia, può emettere dei mandati d’arresto.

Teoricamente, ognuno dei 122 Stati membri della CPI sono obbligati ad obbedire ai mandati d’arresto ed estradare quelle persone alla Corte.

(L’emissione di mandati d’arresto richiede comunque l’approvazione della Corte. La sentenza afferma che questa questione sarà discussa separatamente in seguito e richiederà istanze motivate e ben supportate dall’accusa).

Il procuratore Bensouda non entra in questo affare con le “mani pulite”. Ha servito come Ministro della Giustizia del Gambia e ha sostenuto un regime tirannico che ha sistematicamente violato i diritti umani. Secondo la testimonianza di funzionari dell’Autorità Palestinese, tra cui il defunto capo negoziatore Saeb Erekat, Bensouda li ha consigliati su come chiedere l’ammissione allo Statuto di Roma e come intentare una causa contro Israele.

Le regole della CPI richiedono che il procuratore si comporti in modo professionale, obiettivo ed etico. Bensouda ha violato queste regole, ma la Corte non ha intrapreso alcuna azione disciplinare contro di lei.

Alla luce della controversia legale sul fatto che la CPI abbia giurisdizione sui Territori Palestinesi, Bensouda ha chiesto ad una commissione preliminare composta da tre giudici l’autorizzazione allo svolgimento delle indagini.

Ha manipolato la commissione chiedendo solo se la Palestina fosse uno stato o meno. Il giudice che presiedeva il collegio, Péter Kovács dall’Ungheria, ha scritto un’opinione di minoranza respingendo la maggior parte degli argomenti di Bensouda, decretando che la Corte non avesse l’autorità di indagare su Israele. Gli altri due giudici, Reine Alapini-Gansou del Benin e Marc Perrin de Brichambaut dalla Francia, la pensavano diversamente.

Nel 2020, una diversa commissione preliminare composta da giudici della CPI ha autorizzato Bensouda ad indagare sui presunti crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti in Afghanistan. L’amministrazione Trump ha attaccato la decisione, ha denunciato la Corte e il procuratore, ha revocato il suo visto e ha minacciato di ulteriori sanzioni contro di lei e i giudici, se avessero osato indagare sugli Stati Uniti o su Israele.

La tempistica dell’annuncio della decisione della Corte fornisce un’ulteriore prova di quanto la CPI sia un’istituzione ONU politicizzata e di parte. La CPI avrebbe dovuto rendere pubblica la sua decisione a metà luglio 2020, ma l’ha posticipata fino a dopo le elezioni presidenziali americane del 2020 prevedendo un possibile cambio della guardia da Donald Trump a Joe Biden.

I funzionari della Corte hanno previsto che la risposta dell’amministrazione Biden sarebbe stata più moderata rispetto a quella di Trump. Ma se Biden scegliesse di non fare nulla, è molto probabile che la Corte indaghi anche sugli Stati Uniti.

Il procuratore Bensouda terminerà il suo mandato questo giugno. Potrebbe essere soddisfatta di aver ottenuto l’autorizzazione a svolgere l’indagine su Israele ma probabilmente non la farà effettivamente iniziare. Il suo successore sta per essere scelto. La Corte e i palestinesi vorrebbero nominare qualcuno come Bensouda, ma Israele e gli Stati Uniti devono agire con forza per assicurare che, in contrasto con quella figura di parte, il nuovo procuratore sia un funzionario professionale, imparziale, onesto e corretto. Se una tale persona venisse nominata, è improbabile che indaghi su Israele o sugli Stati Uniti.

I due alleati dovrebbero mobilitare tutti i paesi che prima delle delibere della commissione preliminare hanno presentato alla CPI dei brief contro la richiesta di Bensouda di indagare su Israele, in particolare: Germania, Ungheria, Australia, Canada, Repubblica Ceca e Brasile. Questi paesi dovrebbero unirsi agli Stati Uniti e a Israele per protestare contro la decisione della Corte e sostenere la nomina di un candidato adatto per il posto di procuratore. Israele dovrebbe chiedere al Congresso USA di condannare la decisione della CPI e di metterli in guardia contro qualsiasi indagine sugli USA o su Israele. Gli Stati Uniti e Israele dovrebbero anche condurre una campagna di diplomazia pubblica mondiale per delegittimare e scoraggiare la CPI.

Pubblicato su autorizzazione dell’autore. Originariamente pubblicato dal BESA Center for Strategic Studies dell’Università Bar-Ilan.

Eytan Gilboa è stato professore di scienze politiche e comunicazione alla Bar-Ilan University ed è senior research associate presso il BESA per gli studi strategici.

Recentemente ha pubblicato un’analisi critica del processo che ha portato alla decisione della CPI, “The Palestinian Campaign against Israel at the United Nations Human Rights Council,”, in Israel Affairs, Vol. 27, n. 1 (2021).

 

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