Tunisia, in Italia scatta l’allarme per il terrorismo islamico

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“Acquista sempre più spessore il canale della Tunisia, che costituisce origine e provenienza di soggetti a rischio sotto il profilo del terrorismo”.

L’ha rivelato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, in merito alla gestione del fenomeno migratorio nell’area Schengen.

L’audizione di Raho ha avuto un focus sui rischi “d’infiltrazione di elementi terroristici nei flussi migratori e di rientro di foreign fighters” in Italia.

Il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo ha specificato che il pericolo arriva non solo da chi approda lungo le nostre coste ma anche da chi negli anni passati è partito per unirsi ai gruppi jihadisti:

“Riguardo ai foreign fighters partiti dall’Italia 56 sono deceduti, 34 rientrati in paesi di provenienza, di cui 11 solo in Italia e di questi 3 sono detenuti e 8 costantemente monitorati”.

Federico Cafiero de Raho è entrato nello specifico, parlando del tunisino Brahim Aouissaoui, passato in Italia, prima di recarsi in Francia e sgozzare tre persone a Nizza:

“L’attentatore di Nizza dell’ottobre 2020 è un soggetto che proviene dalla Tunisia: il 19 settembre del 2020 era giunto a Lampedusa, poi il 29 ottobre 2020 ha commesso l’attentato a Nizza. Lo scambio d’informazioni tra Italia e Francia su questo soggetto dimostra che la cooperazione internazionale è sempre più radicata, diffusa e rapida”.

De Raho ha dichiarato, inoltre, che le organizzazioni criminali che gestiscono l’arrivo dei migranti fanno base nei Paesi di origine:

“L’accompagnamento dei migranti è sostanzialmente controllato dalle stesse organizzazioni criminali che hanno sede nei Paesi di provenienza dei che vengono poi destinati ad attività di prostituzione o lavorative a sottocosto. Queste organizzazioni curano il trasferimento dei migranti da un Paese a un altro”.

L’Italia rimane un paese dove, in vari modi, i terroristi islamici fanno tappa, prima o dopo aver compiuto un attentato.

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