Una legge importante e positiva che proclama lo Stato nazionale del popolo ebraico e per questo fa infuriare i nemici di Israele

Ugo Volli
Ugo Volli
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Editoriali

Una legge importante e positiva che proclama lo Stato nazionale del popolo ebraico e per questo fa infuriare i nemici di Israele

Editoriali
Ugo Volli
Ugo Volli

La nuova legge su “Israele, stato nazionale del popolo ebraico”, ha suscitato l’opposizione dell’Unione Europea, anche se non si capisce a che titolo l’UE interferisca sul processo legislativo di uno stato che non ne fa parte.

Anche le organizzazioni ebraiche americane prevalentemente legate al Partito Democratatico hanno protestato, e i giornali italiani hanno abbondato in condanne, dichiarando che la legge “cancella gli arabi” o che “definisce il paese uno stato esclusivamente ebraico”, fino all’esponente della sinistra ebraica come Stefano Jesurum, che scrive su Facebook che la legge “cancella tutto” della Dichiarazione di indipendenza.

Ma è così? Sono ragionevoli queste critiche?  Se fossero vere, ci sarebbe di che preoccuparsi. Il fatto è che non lo sono. Dato che la legge è molto breve, ve la traduco quasi tutta (senza i punti non controversi) qui sotto (una versione completa in inglese  si trova qui):

 

LO STATO NAZIONALE DEL POPOLO EBRAICO

  1. Lo stato di Israele

  2. a) Israele è la patria storica del popolo ebraico in cui è stato stabilito lo stato di Israele.

  3. b) Lo stato di Israele è lo stato nazionale del popolo ebraico, nel quale esso realizza il suo diritto naturale, religioso e storico all’autodeterminazione.

  4. c) La realizzazione del diritto all’autodeterminazione nazionale nello stato di Israele è unica per il popolo ebraico.

  5. Simboli nazionali dello Stato di Israele […]

  6. La città di Gerusalemme, unificata e completa, è la capitale di Israele.

  7. La lingua dello stato di Israele

  8. a) L’ebraico è la lingua dello stato.

  9. b) La lingua araba ha uno stato speciale nello stato; la regolamentazione della lingua araba nelle istituzioni statali o di fronte a loro sarà stabilita dalla legge.

  10. c) Questa clausola non modifica lo stato dato alla lingua araba stabilito prima della creazione di questa legge fondamentale

  11. Lo stato sarà aperto all’immigrazione ebraica e al raduno degli esiliati.

  12. La diaspora

  13. a) Lo stato lavorerà per garantire la sicurezza dei figli del popolo ebraico e dei suoi cittadini che sono in difficoltà e in cattività a causa della loro ebraicità o della loro cittadinanza.

  14. b) Lo stato agirà per preservare l’eredità culturale, storica e religiosa del popolo ebraico nella diaspora ebraica.

  15. Lo stato considera l’insediamento ebraico come un valore nazionale e lavorerà per incoraggiare e promuovere la sua istituzione e lo sviluppo.

  16. Il calendario […]

  17. Festività nazionali […]

  18. Sabato e le festività ebraiche sono giorni ufficiali di riposo nello stato. Quelli che non sono ebrei hanno il diritto di onorare i loro giorni di riposo e le loro vacanze. I dettagli relativi a questi argomenti saranno determinati dalla legge.

Tutto qui. C’è qualcosa di nuovo o di pericoloso? Parte della legge (l’art.5) cita letteralmente la dichiarazione di indipendenza che secondo Jesurum essa abolirebbe. Parte  (art. 1 c) parafrasa la dichiarazione Balfour e la deliberazione della Società delle nazioni che istituiva il mandato britannico proprio allo scopo di stabilire una patria per il popolo ebraico. Non vi è nulla che limiti i diritti delle minoranze, non vi è nessun accenno teocratico, niente è detto che possa cacciare gli arabi, dire che lo Stato è esclusivamente ebraico. Anche dove si precisa che la lingua ebraica è quella ufficiale, si lasciano esplicitamente impregiudicati i diritti acquisiti dall’arabo. La sola vera novità è che lo Stato è chiamato a difendere non solo i cittadini israeliani, ma anche tutti gli ebrei che si trovassero in difficoltà per persecuzioni antisemite – un dovere che Israele si è sempre assunto, col cuore e con la pratica, e che ora è formalizzato in una legge.  Va aggiunto anche che i diritti individuali, politici, giuridici e sociali di tutti i cittadini di Israele, ebrei o meno, sono codificati in altre leggi fondamentali, che non sono affatto modificate da questa nuova legge.

Allora, a parte l’evidente malafede di alcuni, qual è la ragione di tanto scandalo?  La ragione è tutta nel titolo, che parla di “Stato Nazionale del popolo ebraico”. La sinistra in genere non ama l’idea di stati nazionali né di nazioni. Nel famoso appello di Marx, i “proletari di tutto il mondo” devono unirsi, ignorando le differenze nazionali. L’eccezione, a partire dalla Terza Internazionale, viene fatta per i “popoli rivoluzionari”, che hanno diritto alla loro nazione. I “palestinesi” sì perché fanno parte della rivoluzione mondiale, gli ebrei no, perché Israele è dalla parte dell’Occidente.

Se volete vedere lo statuto dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (clicca qui), troverete clausole molto più restrittive, sul piano politico, linguistico e anche religioso.

Con gli accordi di Oslo l’OLP si era assunto l’impegno di cambiarlo dove chiede la distruzione di Israele, ma ha formulato solo qualche bozza (qui l’ultima, del 2003) che peraltro non cambia nulla della definizione di nazione. Ma non l’ha mai approvato.

La seconda ragione è che i musulmani (ma anche molti cristiani e una linea che è stata spesso dominante nell’ebraismo non ortodosso, per esempio fra i reform americani e i liberal inglesi) non accettano l’idea che gli ebrei siano membri di un popolo, ma solo di una religione. E’ evidente che se l’ebraismo non è altro che una confessione religiosa, i suoi membri non godono di diritti nazionali e “Israele”  uno “stato abusivo”, come dicono gli ayatollah e i muftì antisemiti. Per questo la legge è importante, anche se non dice nulla di veramente nuovo: perché formalizza il senso di base dello Stato di Israele, proclamando il suo legame col popolo ebraico.

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