Inizia l’offensiva saudita in Yemen: raid aerei intorno alla capitale Sana’a

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Inizia l’offensiva saudita in Yemen: raid aerei intorno alla capitale Sana’a

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Dopo due giorni di minacce l’Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo hanno cominciato i raid aerei in Yemen per contrastare l’avanzata dei ribelli Houthi, le milizie sciite leali al regime iraniano che dopo aver preso il controllo della capitale Sana’a stanno al momento assediando la città di Aden, ultima roccaforte dell’esercito dove si è rifugiato il Presidente Hadi.

La televisione al-Arabiya riporta che sono circa centocinquantamila le truppe di terra mobilitate dal regno wahabita e cento i jet da combattimento che nei prossimi giorni bombarderanno lo Yemen. Alle operazioni parteciperanno anche l’Egitto, la Giordania, il Sudan e il Pakistan per ora solo con supporto aereo ma non è esclusa la possibilità che anche queste nazioni possano inviare alcuni contingenti per l’offensiva via terra. Sempre secondo al-Arabiya gli aerei giordani sono entrati in azione già ieri sera e una fonte interna all’esercito di re Abdallah ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che “tutto ciò è in linea con il supporto al legittimo governo dello Yemen che ha bisogno di stabilità e sicurezza. La sicurezza degli Stati del Golfo è una priorità per la Giordania.” Per il momento da Riyadh non arrivano conferme. Così come non è confermata l’adesione alle operazioni di Marocco, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar e Bahrein.

L’ampliarsi della crisi in Yemen potrebbe portare a enormi problemi per le forniture mondiali di petrolio, i prezzi del grezzo hanno subito un aumento del 6% non appena si è sparsa la notizia dell’inizio dei bombardamenti ma, nonostante questo, la maggior parte degli importatori asiatici non sembra eccessivamente preoccupata. Leggeri segnali di panico si ravvisano invece fra gli europei perché qualsiasi petroliera dei paesi produttori dell’area è costretta al passaggio per il Golfo di Aden per raggiungere il Canale di Suez, unica via d’accesso marittima al Vecchio Continente. Al pari dello stretto di Hormuz che divide la Penisola Araba dall’Iran il Golfo di Aden, circa quaranta chilometri di mare fra lo Yemen e il piccolo Stato africano di Gibuti, è considerato dalla US Energy Information Administration un punto estremamente strategico per il mercato petrolifero mondiale e un suo eventuale controllo da parte di forze leali a Teheran costituirebbe un grave pericolo per l’Occidente.

Alcuni residenti della zona di Sana’a hanno riferito alla stampa locale di aver visto alcuni aerei colpire l’aeroporto e la vicina base militare di al Dulaimi. L’ambasciatore saudita a Washington, Adel al-Jubeir, aveva annunciato in una conferenza stampa nei giorni scorsi che “qualsiasi mezzo sarebbe stato utilizzato per prevenire la caduta del governo yemenita” perciò l’operazione era più che prevedibile e, tra l’altro, era stata anche auspicata dal Presidente Hadi in una lettera inviata al Consiglio di Sicurezza ONU martedì.

Sicuramente nella decisione ha pesato la rivalità per il predominio nella regione tra l’Arabia Saudita, Stato di riferimento per i musulmani sunniti, e l’Iran, accusato dai sauditi di fomentare conflitti di carattere settario in tutto il Medio Oriente. In attesa di sapere come reagirà la Repubblica Islamica è facile immaginare che la guerra civile yemenita si trasformerà in una guerra per procura tra l’Iran e gli Stati sunniti che da esso si sentono minacciati, in particolare quelli che si affacciano sul Golfo Persico. Del conflitto locale e legato a motivazioni sociali e religiose non c’è più traccia, da quando le milizie Houthi sono entrate a Sana’a costringendo alla fuga il Presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi la questione si è via via internazionalizzata e ora coinvolge anche altri attori regionali, una situazione pericolosa e molto simile a ciò che è avvenuto in Siria prima dell’avvento dello Stato Islamico.

L’ambasciatore al-Jubeir ha evidenziato che l’Arabia Saudita ha solo accolto la richiesta del Presidente Hadi, contestato prima della rivolta per il suo supporto all’utilizzo dei droni da parte degli americani per colpire al-Qaeda che nel paese può vantare alcuni campi di addestramento. La tv degli Houthi, al-Masirah, riporta che i raid sauditi hanno già causato dozzine di vittime fra i civili e ha intervistato un esponente di rilievo del movimento che ha minacciato di espandere il conflitto all’interno dei confini del regno wahabita. Nessun organo di stampa indipendente ha potuto però verificare l’attendibilità della notizia che riguarda le vittime. La Casa Bianca, attraverso un comunicato diffuso pochi minuti dopo l’inizio delle operazioni, ha confermato il suo supporto alla decisione presa dagli Stati del Golfo e il Presidente Obama ha offerto aiuto logistico e di intelligence.

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