Il Kurdistan: più simile ad Israele che all’Iraq

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Medio Oriente

Il Kurdistan: più simile ad Israele che all’Iraq

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KurdistanQuesto interessantissimo articolo è apparso il 25 Dicembre sul sito del Gatestone Institute ed è stato scritto da Lawrence A. Franklin che ha lavorato in Israele come addetto militare all’aeronautica USA. Il brano ci offre un parallelismo fra la regione irachena del Kurdistan ed Israele e crediamo sia di notevole interesse per chiunque voglia saperne di più su questa troppe volte dimenticata regione del Medio Oriente.

 

Il Kurdistan: più simile ad Israele che all’Iraq

 

Il Kurdistan iracheno è pieno di sorprese. Probabilmente la più inaspettata tra le sorprese è la normalità della vita nella sua capitale, Erbil. Nonostante lo spavento di questa estate, a causa delle conquiste militari da parte dello Stato Islamico a nord di Mosul e della continua minaccia di attentati kamikaze, la disciplina sociale dei cittadini Curdi è ammirevole. Uno stato di “rilassata tensione”, tutto scorre con la solita routine.

C’è anche un pervasivo e contagioso senso di ottimismo. Lo spirito imprenditoriale è vivo e vegeto. Nonostante l’iniziale esodo di uomini d’affari stranieri, avvenuto dopo l’avanzata dell’Isis, questi stanno cominciando a ripopolare le città. Il Governo Regionale del Kurdistan (KRG) ha già elaborato progetti su larga scala per migliorare le infrastrutture. I mezzi pesanti per l’edilizia sono ovunque. Il progetto più visibile è la tangenziale intorno alla città che è in fase di realizzazione.

Anche il pluralismo politico è arrivato nel Nord Curdo: nonostante il Partito Democratico del Kurdistan (PDK) e l’Unione Patriottica del Kurdistan (UPK) rimangano le due potenze politiche maggioritarie, ora hanno molta concorrenza. Nessun partito domina il Parlamento: molte trattative sono in atto sulle questioni più importanti, le coalizioni sono fluttuanti e nuove personalità politiche si fanno sentire. Tuttavia, i leader più influenti e rispettati provengono ancora dalla famiglia Barzani che guida il PDK. Il defunto Mustafa Barzani (1903-1979) viene venerato come un guerriero – padre fondatore del moderno Kurdistan.

La maggior parte della popolazione Curda è molto accogliente. Il metodico e rapido insediamento di decine di migliaia di profughi, provenienti dalle zone irachene controllate dall’Isis, ha richiesto una coraggiosa leadership da parte del governo presieduto da Barzani, soprattutto da parte della gerarchia cattolica del Kurdistan. Questo successo riflette anche la compassione di un popolo sicuro di sè: la popolazione della regione di Dohok, ad esempio, è raddoppiata a causa del flusso di rifugiati. Nessuna tensione sociale si è registrata tra i nuovi arrivati e la popolazione ospitante. Nonostante il grande risentimento verso gli eccessi perpetrati dai passati regimi Arabi, il Kurdistan è una società multietnica e multi-religiosa e lo è diventata ancora di più con l’immigrazione di popolazioni Turkmene, Yazide, Cristiano-assire e Cristiano-arabe. Si tratta anche di una società che rifiuta il fanatismo religioso. La maggior parte dei Curdi sono Musulmani Sunniti ma, durante il giorno, si possono sentire le 5 chiamate alla preghiera in modo smorzato che quasi tutti ignorano.

Sono gli uomini a passeggiare, soprattutto di notte, per le strade di Erbil, Dohok e Zako ma il Kurdistan non è una collettività che reprime le donne. Molte di esse sono presenti in parlamento e sono molto schiette riguardo al tema della violenza sulle donne nella società Curda. In un convegno di metà Novembre almeno la metà dei relatori erano donne riconosciute come autorevoli nel paese. Inoltre è forte l’ammirazione per le donne militari: I media Curdi celebrano continuamente le donne combattenti nei Peshmerga. Una donna in particolare – veterana della feroce battaglia per salvare la città Siriana di Kobane (vicino al confine con la Turchia) dall’assedio dell’Isis – ha recentemente visitato Erbil dove è stata accolta come eroina nazionale. Anche le donne Yazide, fuggite dalle torture da parte dello Stato Islamico, sono profondamente ammirate.

Zako, una volta nucleo della presenza ebraica in Kurdistan, ancora oggi invita i discendenti di coloro che sono fuggiti molto tempo fa, alla volta di Sion, a tornare indietro. Gli isolati villaggi di Zako costituiscono oggi il selvaggio West del Kurdistan: la loro austera bellezza circondata da catene montuose può diventare una calamita turistica a causa delle attrazioni archeologiche e delle possibilità ricreative.

Per tutte queste ragioni il Kurdistan mi ricorda Israele: similmente ad Israele il Kurdistan è più democratico di tutti i suoi vicini, come Israele è circondato da nemici che si augurano la sua scomparsa, allo stesso modo di Israele il Kurdistan sembra l’Occidente e proprio come Israele il Kurdistan ha mantenuto un suo equilibrio interno nonostante tutto il mondo lo tradisca.

Traduzione a cura di: Mario Del Monte

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