Il caos mediorientale oscura le celebrazioni del Nakba Day

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Il caos mediorientale oscura le celebrazioni del Nakba Day

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Il 15 Maggio di ogni anno i palestinesi celebrano il giorno della Nakba, indicando con il termine, che tradotto significa catastrofe, la fondazione dello Stato d’Israele nel 1948. Quest’anno però l’evento sembra non aver riscosso il solito successo, forse a causa del caos che impera nel Medio Oriente. I più motivati sono stati certamente i palestinesi della West Bank e di Gaza, che si sono radunati venerdì per ricordare i seicentocinquantamila palestinesi che per loro volontà o minacciati dalle altre nazioni confinanti hanno lasciato le loro case al grido morte a Israele, mentre il resto del mondo arabo non è sembrato così interessato. Altre catastrofi sono in corso e probabilmente sono state reputate più pressanti.

In questo momento le guerre civili, il terrorismo jihadista e le riforme economiche sembrano preoccupare molto di più i paesi dell’area. In Iraq, Siria, Libano, Egitto, Arabia Saudita e nelle petromonarchie del Golfo il tema più discusso è il conflitto settario fra Sunniti e Sciiti guidati rispettivamente dai sauditi e dagli iraniani. Nell’ultimo incontro a Washington tra gli Stati del Golfo e l’amministrazione americana il conflitto israelo-palestinese non è stato nemmeno citato. Gli unici a dare risalto alla ricorrenza sono stati gli iraniani e i terroristi di Hezbollah che però, dopo una breve introduzione, hanno concentrato l’attenzione sulla minaccia ISIS, in grado di provocare una nuova Nakba per gli Sciiti.

Zvi Mazel, ex ambasciatore israeliano in Egitto, ha raccontato al Jerusalem Post che “sebbene l’ostilità nei confronti di Israele sia ancora una colonna portante nei media egiziani, la questione palestinese ha perso appeal in un paese impegnato dalla minaccia jihadista e dall’instabilità interna. Inoltre Gaza è governata da Hamas, una costola dei Fratelli Musulmani banditi in Egitto e accusati di aver fomentato le rivolte dello scorso inverno. Per questo la stampa egiziana non ha dato peso alla Nakba, oggi considerata propaganda per far dimenticare al mondo l’opposizione del mondo arabo alla creazione di uno Stato palestinese a fianco di Israele nel 1948.”

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