Militare tedesco ed estremista di destra riesce a fingersi rifugiato siriano

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Daniel Clark
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Militare tedesco ed estremista di destra riesce a fingersi rifugiato siriano

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È il volto delle due Germanie di oggi. Una ancorata a quel sentimento nazista e antisemita di inizio ‘900, l’altra decisa a chiudere definitivamente con il nazionalsocialismo. Così è stata definita dal New York Times una vicenda che ha messo in luce i limiti delle maglie della sicurezza tedesca.

La storia è del 2017, ma è tornata alla ribalta in questi giorni, forse perché il diretto interessato andrà a processo nell’anno che sta per iniziare. Lui si chiama Franco A., un tenente dell’esercito tedesco che voleva compiere un attentato e far ricadere la colpa sui migranti.

Sembra la prima parte della strategia della tensione dell’Italia, dove gli attentati di matrice neofascista dovevano essere addossati agli anarchici. E invece siamo nella Germania del 21esimo secolo, dove i sentimenti i nazisti ancora non sono diventati definitivamente storia.

Questa vicenda, però, ha degli sviluppi definiti scioccanti da Aydan Ozoguz, un legislatore che nel 2017 era commissario per i rifugiati e l’integrazione.

Perché Franco si è finto un emigrante siriano e ha chiesto asilo politico alla Germania, presentandosi alle autorità con il nome ebraicizzante di David Benjamin: era convinto che la Germania fosse stata tradita dagli ebrei per mezzo di una grande cospirazione per dominare il mondo. 

A rendere tutto ancora più imbarazzante per Berlino è il fatto che Franco non parlasse una sola parola di arabo.

E allora viene da chiedersi come mai sia riuscito nel suo intento. La scusa ufficiale è che Franco sia riuscito a far credere, grazie al suo ottimo francese, di esser cresciuto in una colonia francese di Damasco. Quella ufficiosa che il sistema di asilo tedesco abbia subito una terribile battuta di arresto, che poi secondo molti questo sarebbe il vero motivo per cui questa storia è caduta nell’oblio per più di tre anni.

“Il sistema di asilo dovrebbe identificare gli imbroglioni, senza dubbio. Ma la storia più importante è: come può uno come questo essere un soldato in Germania?”, è la domanda che si è posto Aydan Ozoguz, che presto diventerà la domanda di tutta l’opinione pubblicata tedesca, molto interessata al processo che si aprirà da qui a breve.

L’arresto di Franco è datato 2017, presso l’aeroporto di Vienna, dove a tradirlo fu il possesso illegale di una calibro 7,65, recuperata nello scalo austriaco. Prese le sue impronte digitali, la polizia austriaca le inviò a quella tedesca, la quale così scoprì per caso che il militare tedesco Franco A. e l’emigrante siriano David Benjamin erano la stessa persona.

A smascherare definitivamente il piano di Franco furono i contenuti di una chiavetta usb e del suo cellulare: nella prima c’era un manuale riguardo gli esplosivi dei Mujahedeen e una guida per la guerriglia urbana durante la Guerra Fredda; nel telefono, invece, fu riscontrata la sua appartenenza a una rete di chat Telegram di estrema destra, frequentata anche da agenti di polizia e numerosi soldati tedeschi.

Quest’ultimo elemento fa il palio con quanto successo nello scorso luglio: la decisione di sciogliere parzialmente le forze speciali Ksk per la presenza di unità nostalgiche e neonaziste.

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