Inchiesta del Jerusalem Post sui finanziamenti del Sudafrica ad Hamas

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Inchiesta del Jerusalem Post sui finanziamenti del Sudafrica ad Hamas

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Aviva Sigel, 64 anni, è un’insegnante sudafricana di scuola materna rapita da Hamas nel massacro del 7 ottobre.

Il Sudafrica dovrebbe indignarsi, dovrebbe combattere per far tornare a casa la sua cittadina, dovrebbe gridare al mondo che Aviva è una civile che nulla ha a che fare con la questione tra Israele e gli arabo-palestinesi.

Dovrebbe, ma non lo fa. Anzi. Perché nelle stanze dei bottoni di Città del Capo, Pretoria e Bloemfontein si è pensato bene di accusare Israele alla Corte internazionale di Giustizia dell’Aja accusandolo di genocidio.

Anziché occuparsi dei problemi interni, il Sudafrica ha sentito il bisogno di attaccare lo Stato ebraico per la sistematica distruzione di una popolazione arabo-palestinese, che non c’è né nella forma, né nella sostanza.

Non c’è per un motivo semplice. Gli ebrei d’Europa vennero decimati dopo lo sterminio nazista nello spazio di pochi anni. Gli arabo-palestinesi sono aumentati negli ultimi decenni nonostante un (non) genocidio da parte di Israele. 

Ma si sa l’antisemitismo è quel particolare cortocircuito dove la logica lascia spazio a quella cecità volontaria, che non aiuta in nessun modo il popolo arabo-palestinese ma rafforza solo il terrorismo.

Una voglia di colpire Israele da parte del Sudafrica, che ha sempre destato sospetti. Sospetti che potrebbero esser stati svelati dal Jerusalem Post, che in un’indagine ha fatto emergere un ingente finanziamento ad Hamas che passa proprio per il paese situato nell’estrema punta meridionale del continente africano.

Enti di beneficenza, campagne di crowdfunding, fondazioni opache e banche compiacenti, elargirebbero fiumi di denaro che ufficialmente sarebbero destinati a migliorare le condizioni di vita dei cittadini di Gaza, ma che in realtà finiscono nelle casse dei macellai di Hamas, che così eluderebbero i controlli internazionali.

L’anello di congiunzione di questi giri sarebbe la Fondazione Al-Quds, conosciuta anche come Istituto Internazionale Al-Quds o QII, fondata a Beirut nel 2001 da membri di Hamas per raccogliere fondi per l’organizzazione sotto forma di beneficenza.

Nel 2012 venne sanzionata dagli Usa per “essere controllata da Hamas e agire per suo conto” e messa fuori legge da Israele nel 2009.

Affiliata ai Fratelli Musulmani è guidata dallo sceicco Hamid bin Abdullah Al-Ahmar, faccendiere yemenita basato in Turchia e figura di spicco del partito Al-Islah, la ramificazione dei Fratelli Musulmani nello Yemen.

Al-Quds continua ad operare a livello internazionale, in barba a tutte le sanzioni. Tre le13 filiali in giro per il mondo, la più attiva sarebbe proprio quella che opera in Sudafrica, la “Al-Quds Foundation SA”, il cui direttore dal 2019 è lo sceicco Ebrahim Gabriels, già presidente del MJC, il Consiglio giudiziario musulmano del Sudafrica. Fonti di intelligence la indicano tra le oltre 50 organizzazioni di beneficenza che raccolgono denaro per conto di Hamas.

Hamas che continua a seminare terrore, ma riesce lo stesso a riscuotere appoggi e successo sotto quel cappello mondiale che si chiama antisemitismo.  

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