Bambino palestinese morto a Duma, le reazioni del mondo politico israeliano

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Mario Del MonteEditor
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Bambino palestinese morto a Duma, le reazioni del mondo politico israeliano

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“Orribile, atroce. Un attacco terroristico sotto qualsiasi punto di vista” è stato il commento del Premier israeliano Benjamin Netanyahu all’attacco incendiario contro una famiglia palestinese che ha portato alla morte di un bambino di diciotto mesi. Due case nel villaggio di Duma sono state date alle fiamme, sui muri alcune scritte in ebraico inneggianti alla vendetta. Il bambino che ha perso la vita si chiamava Ali Saad Dawabsha, i suoi genitori e suo fratello di quattro anni sono tutti rimasti feriti, la madre in particolare è in condizioni critiche.

“Lo Stato d’Israele combatte il terrorismo, indipendentemente da chi sono i terroristi” ha aggiunto Netanyahu che ha chiesto alle forze di sicurezza di “usare tutte le risorse possibili per catturare gli assassini e portarli davanti alla giustizia il prima possibile.” Netanyahu ha inoltre posto le sue condoglianze alla famiglia Dawabsha e ha rivolto un accorato appello a tutto il mondo politico israeliano per contrastare questi atti abominevoli.

Anche altri esponenti del governo israeliano si sono uniti al coro di condanna: il Ministro della Difesa Moshe Ya’alon (“un gesto che non può essere tollerato, prenderemo gli assassini”), il portavoce dell’esercito Moti Almoz (“Per scopo e modalità di attuazione possiamo definirlo atto terroristico”), il leader del partito Jewish Home Naftali Bennett (“sono scioccato da questo atto terroristico omicida”).

Tra i rappresentanti dell’opposizione spicca l’intervento di Yair Lapid del partito di centro Yesh Atid: “Siamo in guerra. Chi brucia vivo un bambino palestinese sta dichiarando guerra a Israele. Chiunque accoltelli i nostri giovani nelle marce per i diritti dei gay sta dichiarando guerra a Israele. Chi brucia una chiesa sta dichiarando guerra a Israele. Chi minaccia di radere al suolo con un bulldozer la Corte Suprema sta dichiarando guerra a Israele. Chi lancia pietre contro i nostri soldati sta dichiarando guerra a Israele. Questi sono traditori che assistono il nemico. Chi attacca un arabo a Gerusalemme è un traditore! Chi canta morte agli arabi negli stadi di calcio è un traditore della nostra patria! Questa volta il nemico viene dall’interno, una quinta colonna partner naturale di Hezbollah, Hamas e ISIS. Sembrano come noi ma non lo sono! Sono traditori di tutto ciò che ci è sacro, traditori delle idee su cui Israele è stato fondato, traditori dell’ebraismo. Stanno cercando, come fa ogni nostro nemico, di distruggere lo Stato d’Israele. Siamo in guerra per il futuro, per il sionismo, per la nostra esistenza. E come ogni guerra che Israele ha affrontato fino ad oggi non possiamo permetterci di perderla.”

 

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