Attentato ad Ariel, terrorista palestinese uccide tre israeliani

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Attentato ad Ariel, terrorista palestinese uccide tre israeliani

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Tamir Avi-hai, 50 anni, di Kiryat Netafim, sei figli; Michael Ladygin, 36 anni, di Bat Yam, due figli; Motti Ashkenazi, 59 anni, di Yavne, tre figli.

Sono le tre vittime israeliane che ieri sono state uccise da un terrorista palestinese nella stazione di servizio nella zona industriale della città israeliana di Ariel, nella West Bank. Una è morta sul colpo, le altre due per le ferite riportate.

L’attentatore, 18 anni, era armato di coltello e palestinese originario del vicino villaggio di Hares e dotato di permesso per lavorare nelle zone israeliane. A fermarlo e ucciderlo sono stati i militari e civili presenti nella zona.

Il caso vuole che tra queste persone ci fosse anche un soldato in licenza che sta raggiungendo un memoriale per il 63enne Shalom Sofer, nel negozio in cui aveva lavorato prima di arruolarsi, e che è stato accoltellato a morte da un terrorista palestinese lo scorso 25 ottobre.

Come sempre accade quando colpisce la mano terrorista palestinese, Israele piange, mentre Hamas e Jihad Islamica Palestinese plaudono l’attentato e invitano altri giovani palestinesi a uccidere gli israeliani.

Abd al-Latif al-Qanua, uno dei portavoce di Hamas, ha definito l’attentato:

“Un’eroica operazione di accoltellamento che dimostra la capacità della nostra nazione di continuare la rivoluzione e difendere la moschea di al-Aqsa”.

Affermazioni che ovviamente sono deliranti, ma nascondono due significati profondi: l’utilizzo del termine “nazione” e la “moschea al-Aqsa”.

Il primo presuppone l’idea di uno stato che non esiste, ma dirlo con insistenza rientra nel detto “la goccia scava la pietra”: a forza di ripeterlo più di qualcuno si convincerà…

Il secondo è legato a Gerusalemme, dove si trova la moschea al-Aqsa: difenderla significa difendere Gerusalemme, che a sua volta significa che i palestinesi rivendicano Gerusalemme.

Il primo ministro israeliano Yair Lapid, inviando le condoglianze alle famiglie delle vittime, ha lanciato un appello al paese:

“Combattiamo il terrorismo senza sosta e con tutte le nostre forze. Recentemente siamo riusciti a smantellare ampie strutture terroristiche, ma dobbiamo tornare a combattere questa guerra ogni giorno”.

Ogni giorno, perché la minaccia del terrorismo palestinese continua a incombere su Israele.

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