Anna Frank, un nome che dovrebbe unire

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David Spagnoletto
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Antisemitismo

Anna Frank, un nome che dovrebbe unire

Anna Frank. Un nome che dovrebbe essere la base di una memoria condivisa sull’odio e sulle barbarie perpetrate dall’uomo sull’uomo. Una storia personale diventata simbolo della storia collettiva. Anziché essere uniti nel suo ricordo, ci si sta dividendo, come se la 15enne non fosse morta in un campo di sterminio nazisti durante la Shoah.

Ieri mattina il presidente della Lazio Claudio Lotito ha portato una corona di fiori alla Sinagoga Maggiore di Roma in ricordo delle vittime del nazismo come gesto riparatore dopo la vicenda degli adesivi antisemiti attaccati domenica scorsa da alcuni tifosi biancocelesti sugli spalti dell’Olimpico. 24 ore dopo secondo il Messaggero il patron laziale ha sostenuto che quella andata in scena ieri è stata una sceneggiata senza senso.  

Sempre nella mattinata ieri, in una trasmissione andata in onda su Radio Globo ci si è chiesto il motivo per cui il gesto compiuto dai sostenitori della Lazio fosse così offensivo. Non è andato meglio nel pomeriggio, quando l’allenatore del Torino, Sinisa Mihajlovic, ha detto di non conoscere la storia di Anna Frank e non di non poter dare un giudizio in merito.

La situazione è peggiorata nella prima serata di ieri quando gli Ultrà dell’Ascoli non sono entrati nella Curva Sud per assistere all’inizio della gara contro lo Spezia, in cui era previsto un minuto di riflessione chiesto dalla Lega Calcio, motivando in un post su Facebook la propria scelta:

“Non vogliamo essere complici di un teatrino mediatico e istituzionale che dimentica i terremotati e i nostri anziani, ma è, invece, sempre prontissimo a indignarsi e a strumentalizzare una decina di adesivi’”.

Partiamo dall’inizio. La “sceneggiata” è quella che da anni sta perpetrando il presidente della Lazio Claudio Lotito che dovrebbe liberarsi dei tifosi razzisti e antisemiti, invece di consentirgli di acquistare il biglietto per una partita a cui non avrebbero potuto assistere proprio perché squalificati dopo gli insulti a due calciatori del Sassuolo nel match del primo ottobre scorso.

Ci indigna per l’adesivo di Anna Frank perché è stata un’adolescente che è rimasta tale. Non le è stata data la possibilità di crescere e vivere la vita come avrebbe dovuto e potuto se la macchina omicida della Germania nazista non le avesse spezzato il sorriso.

Come può un allenatore di Serie A che ha la responsabilità anche di “educare” i suoi giocatori non conosce la storia di Anna Frank?

Come possono alcuni tifosi non voler assistere a un minuto di riflessione paragonando Anna Frank ai terremotati o agli anziani? Non ci risulta che adesivi dei soggetti in questione siano stati utilizzati per offendere il prossimo.

Perché è nel dettaglio che si annida la differenza. L’adesivo di Anna Frank con la maglia della Roma non offende esclusivamente gli ebrei, ma tutti gli esseri umani, senza alcuna distinzione.

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