Amira Hass giustifica i terroristi palestinesi e accusa i soldati israeliani di codardia, ecco la risposta di un militare israeliano

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Israele

Amira Hass giustifica i terroristi palestinesi e accusa i soldati israeliani di codardia, ecco la risposta di un militare israeliano

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soldati isrealiani

Qualche giorno fa Amira Hass, corrispondente del quotidiano Haaretz.com dai Territori palestinesi, ha scritto un articolo nel quale i rivoltosi palestinesi con bombe, molotov e pietre vengono descritti come ragazzi coraggiosi, mentre i giovani soldati israeliani sono chiamati codardi per il semplice fatto di combattere con una divisa e con i mezzi che l’esercito mette loro a disposizione. Secondo la giornalista, in poche parole, è facile combattere con le “comodità” di un esercito, mentre i palestinesi dimostrano gran coraggio scendendo in piazza “sapendo che potrebbero essere uccisi, arrestati o torturati”. Ciò che finge di non vedere la Hass però è che nella maggior parte dei casi non si tratta di manifestazioni pacifiche e di attivisti dei diritti umani, ma di veri e propri terroristi. Ciò che la Hass non vuole vedere è che l’esercito israeliano si è sviluppato nel corso degli anni per necessità di difesa e non per volontà di aggressione.
Le posizioni espresse della Hass in questo articolo (http://www.haaretz.co.il/news/shabahit/1.2765228) non sono molto lontane da quelle di chi gridava “10, 100, 1000 Nassirya” dopo l’attentato al convoglio italiano del 2003. Ma soprattutto, confondere un esercito di difesa di uno stato con gruppi armati irregolari e imprevedibili è dannatamente pericoloso. Ultima considerazione, ma non per importanza, questi coraggiosi ragazzi di cui parla la giornalista di Haaretz sono gli stessi che i questi giorni stanno impugnando coltelli, investendo con le macchine e mitragliando i civili israeliani, come l’ultima vittima di 80 anni pugnalata alle spalle a Rishon LeTzion.

A risponderle, ci ha pensato l’israeliano Nir Rosenthal, raccontando la sua esperienza nell’esercito israeliano:

“Siamo cascati in un agguato e ci hanno sparato a fuoco vivo da tre direzioni diverse. L’unica via d’uscita era un vicolo stretto, e abbiamo provato a dirigerci là. Ci siamo fermati a circa 50 metri prima di questo vicolo, perché abbiamo riconosciuto 2 bambini. Perché ci siamo fermati? Perché non era difficile accorgersi dell’esplosivo che tenevano questi bambini (più tardi abbiamo scoperto che si trattava di 6 kg di esplosivo in mano a ciascuno di loro).
Il primo istinto a questo punto dice di “neutralizzare la minaccia” (termine che oggi gode di molta popolarità), però come si fa quando la minaccia è un bambino di 8 anni?
Mentre continuavano a spararci, il comandante (padre di 4 bambini) diceva che in nessun caso avremmo sparato a quei bambini. Abbiamo cominciato a sparare a vuoto verso il vicolo per spaventarli, abbiamo provato ad intimidirli. Per fortuna questa soluzione ha funzionato perché entrambi hanno lanciato l’esplosivo e sono scappati.
Dopo qualche secondo abbiamo disinnescato quelle bombe- l’impatto dell’esplosione era talmente potente che ha fatto cadere tre balconi del palazzo adiacente. È superfluo raccontare cosa sarebbe accaduto a noi se non fossimo riusciti a disinnescare queste bombe.
(Questa è la mia personale testimonianza di una battaglia avvenuta a Nablus, Aprile 2004)
Signora Hass, i veri vigliacchi sono coloro che caricano di esplosivo bambini di 8 anni. I veri vigliacchi sono coloro che accoltellano persone anziane, bambini e neonati.
Da loro non chiedo niente, da te invece mi aspetto un minimo di onestà”.

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