Va ad una donna palestinese il premio di $1 milione come miglior insegnante

Quel silenzio assordante sulla diseducazione nelle scuole palestinesi

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Roberta Vital
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Medio Oriente

Va ad una donna palestinese il premio di $1 milione come miglior insegnante

Quel silenzio assordante sulla diseducazione nelle scuole palestinesi

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Andrà a Hanan al Hroub, insegnante palestinese, il premio della Fondazione Varkey assegnato pochi giorni fa. Un milione di dollari con le congratulazioni del Pontefice, del Principe William e di Bill Clinton. “Sono nata in un contesto in cui la violenza è all’ordine del giorno”, ha raccontato del trauma subito dai suoi figli e dell’ “occupazione” israeliana puntando il dito sui checkpoint, sul clima violento che si è costretti a respirare. Un metodo di studio basato sulla non violenza, “play and learn”, così la docente insegna ai suoi studenti l’affermazione di sé stessi attraverso l’istruzione e non attraverso l’aggressività.
Un enorme passo avanti dinnanzi al quale non si può non nutrire sentimenti di speranza per una reale e pacifica convivenza. Ma nei media che riportano la notizia e nelle parole dell’insegnante non si può fingere di non vedere quel dito puntato sugli Israeliani e non sulle Autorità Palestinesi. Proprio a febbraio a Ramallah, oltre 20, 000 palestinesi sono scesi in piazza per sostenere lo sciopero degli insegnanti pubblici che chiedevano un aumento di stipendio all’ANP. La polizia dell’Autorità Palestinese ha arrestato e trattenuto per 24 ore due dirigenti scolastici e venti insegnanti per aver commesso il “crimine” di aver preso parte alla manifestazione. Inoltre, per evitare che altrettante persone partecipassero ad una dimostrazione simile, pensata per la settimana seguente, la polizia di Abu Mazen ha istituito dei checkpoint intorno ad alcune città palestinesi, impedendo il passaggio di diversi pullman pieni di insegnanti. Accanto al premio di un milione di dollari alla maestra palestinese manca la condanna di molti, di troppi, che nel congratularsi dimenticano di esprimere sconcerto per le indagini svolte sul sistema educativo palestinese. Indagini come quella di Gal Berger, un giornalista israeliano che mette in luce l’analisi su circa 70 libri di testo per l’anno scolastico 2015-2016 prodotti dall’ AP per elementari, medie e licei analizzando in particolare temi come l’educazione civica, patria, Islam, storia e geografia. La revisione ha confermato come il sistema educativo delle Autorità Palestinesi incoraggi sistematicamente il terrorismo contro gli ebrei, ignori completamente l’Olocausto nei libri di storia e cancella regolarmente dalla mappa e dai testi lo Stato di Israele. Vogliamo nutrire sincere speranze di convivenza pacifica in Medio Oriente anche perché diventa sempre più difficile spiegare ad un bimbo israeliano come Yotam perché si ritrova senza una gambina o aiutare i bambini israeliani a dimenticare il suono delle sirene ed il trauma di quei 15 secondi di tempo che hanno per scappare nei loro rifugi quando lanciano razzi da Gaza. Un premio alla migliore insegnante palestinese, ma per favore non tacete sulle gravissime responsabilità della leadership palestinese sul sistema educativo, utilizzato come strumento di odio verso ebrei ed Israele.

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