Un mondo di muri, basta che non siano israeliani

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Roberta Vital
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Israele

Un mondo di muri, basta che non siano israeliani

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muri nel mondo

 

Attualmente al mondo 65 Paesi stanno costruendo o hanno costruito muri e barriere di difesa. La globalizzazione ed il crollo del Muro di Berlino sembravano segnali di un futuro senza barriere ma non è così. Per motivi di sicurezza generale e terrorismo, più di un terzo dei Paesi nel mondo stanno costruendo barriere lungo i propri confini.

Recinzioni di sicurezza come in India/Pakistan. L’India sta costruendo una recinzione lungo la maggior parte del suo confine con il Pakistan, 1800 miglia nel territorio conteso del Kashmir, progettata per impedire ai terroristi di attraversare il confine pakistano e lanciare attacchi in India.

Al confine fra Kirghizistan ed Uzbekistan nell’autunno del 1999 fu costruita una recinzione di sicurezza dopo che terroristi islamici provenienti dal Kirghizistan furono accusati di attentati dinamitardi nella capitale Tashkent. Interessante è anche la barriera attualmente in costruzione tra Arabia Saudita e Yemen. Come anche in Iraq dove, nel tentativo di porre fine alla violenza settaria in quella zona devastata, fu creato un muro di 7,1 tonnellate di cemento in sezioni alte 12 piedi. Nel settembre del 2005 il Pakistan creò un muro per arginare il flusso dei talebani e di uomini di al-Qaeda nel loro paese. La Grecia sta costruendo un muro al confine con la Turchia.

Come mai però si parla così poco della costruzione di questi muri? E che cosa hanno in comune tutti queste barriere ed argini? La sicurezza. Come mai ci si indigna solo per la barriera di sicurezza Israeliana? Il 1 giugno del 2001, un palestinese di nome Saeed Hotari, era in fila fuori da una discoteca a Tel Aviv, il Delfinario. Mescolato tra centinaia di giovani, sembrava solo un ragazzo in procinto di divertirsi il venerdì sera. Non era così. 21 ragazzi uccisi, 132 feriti, secondo alcuni sopravvissuti Hotari fu visto battere un tamburo caricato con esplosivo e cuscinetti a sfera appena prima della detonazione. Come risultato di questo attentato kamikaze e di moltissimi altri ripetuti attacchi contro civili, un’organizzazione di denominata “Fence for Life” ( recinto per la vita) presentò una petizione al governo israeliano, per chiedere la creazione di una barriera di difesa.

Perché allora si grida Apertheid solo quando si tratta di Israele?? Nel solo periodo tra Settembre 2000-2007, furono uccisi 1218 Israeliani, 8341 feriti civili e meno della metà militari. La nascita di questo muro composto in maggior parte da filo spinato, segna sicuramente una diminuzione notevole degli attentati kamikaze ma purtroppo non ha portato ancora la fine del terrorismo palestinese. La certezza è che sono state salvate finora centinaia, se non migliaia, vite umane. Ebrei e non.

E l’Onu di tutto ciò cosa pensa? A seguito di un attacco mortale contro i loro uffici a Baghdad le Nazioni Unite hanno iniziato a costruire una barriera di sicurezza da 21 milioni di dollari nel loro quartiere generale di New York. Insomma, un mondo di muri, a meno che non siano Israeliani.

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