Terrorismo in Europa: ora tocca a te

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Antisemitismo

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Ora tocca alla brava gente comune, al cittadino medio come al docente; all’artista e al giornalista; a qualunque moderato. Alzati e difendimi. Al bar come allo stadio, in fila alle poste e sui giornali, oppure in tv.

Nella storia sono stati molti gli episodi di persecuzione anti ebraica; ciò comporta che in molte occasioni vi sono stati anche popoli complici o indifferenti. Nel Medioevo si bruciavano gli ebrei vivi con l’accusa di diffondere la peste. Durante l’inquisizione i giudei subivano le torture più efferate, le accuse più infamanti, come quella di cucinare le azzime con il sangue dei bambini cristiani; poi la cacciata dalla Spagna insieme ai musulmani. Sotto il dominio dei Papi le calunnie si sprecavano, le conversioni coatte, i roghi dei libri sacri e i saccheggi di quelli più preziosi, che ancora oggi il Vaticano tiene ben stretti. Perché non festeggio il carnevale? In quella data gli ebrei venivano rinchiusi nelle botti chiodate e buttati giù dal colle di Testaccio, oppure utilizzati al posto dei cavalli per le gare. Poi trecento anni nei ghetti. In Russia gli ebrei sono stati perseguitati, saccheggiati, stuprati e massacrati. La Shoah. Oggi, il terrorismo. Qualunque obiettivo si voglia colpire, il morto ebreo è un must, non ci si può esimere dall’attaccare l’antico eppur sempre attuale nemico israelita.

Un tempo vi era la scusa dell’ignoranza. L’alto tasso di analfabetismo e l’istruzione accessibile a pochi fortunati. Oggi, con internet, nessuno ha scusanti. Almeno non gli europei. Negli anni della cultura digitale, nessuno può dire di non conoscere e di non sapere. I musei ebraici e le sinagoghe sono aperti al pubblico per raccontarsi; kermesse culturali e festival artistici portano la cittadinanza alla scoperta completa degli ebrei e delle loro tradizioni. Chi tace oggi lo fa con consapevolezza. Chi accusa oggi lo fa per antisemitismo e null’altro.

Oggi in Danimarca, dopo l’attentato alla sinagoga, si è dovuto chiudere la scuola ebraica. Ancora una volta in due mesi dopo la chiusura delle scuole in Francia e in Belgio. Qualcuno si è mai immedesimato in una madre europea che non può mandare il figlio a scuola per paura che lo uccidano, come è successo a Tolosa due anni fa? Ha mai provato a chiedere al concittadino ebreo cosa significhi per la sua famiglia dover vivere il proprio ebraismo costantemente sotto scorta, dietro a cancelli e dietro agli scudi delle forze dell’ordine.

Per quanto ne dica Netanyahu, io non voglio fuggire dall’Europa. Di nuovo. L’Italia è la mia casa, la mia patria, e anche se più volte mi ha tradito, non sono ancora pronta ad arrendermi. Non lo farò fino a che ci saranno i miei amici, i miei vicini e i miei colleghi che si alzeranno per difendermi, per schierarsi dalla mia e solidarizzare.
Finché ci sarà chi non considera gli ebrei un corpo estraneo, ma una parte di sé da proteggere meglio.

Ora tocca a te.

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