Strage al Museo del Bardo di Tunisi, una piccola democrazia araba è in pericolo

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Strage al Museo del Bardo di Tunisi, una piccola democrazia araba è in pericolo

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Diciannove morti di cui diciassette turisti stranieri. E’ questo il bilancio del terribile attacco terroristico di ieri avvenuto al Museo del Bardo. Lo Stato Islamico ha rivendicato l’azione e molti suoi militanti hanno esultato su Twitter annunciando nuove azioni nello Stato culla delle Primavere Arabe del 2011. Altre quaranta persone sono rimaste ferite e la conta dei morti è destinata a salire nelle prossime ore.

Fra le vittime ci sono anche quattro italiani: Francesco Caldara, pensionato di Novara, e il torinese Orazio Conte sono i nomi delle due vittime identificate, le generalità degli altri due rimangono al momento ignote. Gli altri turisti morti provenivano da Francia, Australia, Colombia, Polonia e Spagna. Il Museo del Bardo, famoso per la sua collezione di antichi manufatti, si trova a poca distanza dal Parlamento tunisino e non è ancora stato chiarito se questo fosse il vero obiettivo dei terroristi armati di Kalashnikov e travestiti da militari dell’esercito. La massiccia presenza di turisti nella zona era dovuta anche all’arrivo, poco prima della sparatoria, di tre bus turistici che trasportavano i partecipanti alle crociere sulle navi Costa Fascinosa e Msc Splendida.

Il Primo Ministro tunisino ha fatto sapere che il commando era composto da cinque persone di cui solo due sono rimaste uccise nel blitz delle forze speciali. Uno di questi risultava scomparso da circa tre mesi e si era messo in contatto con la famiglia poche settimane fa tramite una scheda telefonica irachena, un segnale che i terroristi erano andati a combattere per lo Stato Islamico prima di effettuare la strage in patria. Due sospettati sono stati arrestati nella notte dalla polizia tunisina ma non sono state diffuse ulteriori informazioni al riguardo.

Si tratta del più grande attacco terroristico nella capitale della Tunisia, avvenuto oltretutto nel luogo simbolo dell’economia del paese basata sul turismo e a pochi passi dal Parlamento dove si stava discutendo la nuova legge anti-terrorismo per la nascente democrazia araba, una delle poche ad essere uscita dalle Primavere Arabe con un sistema parlamentare e una Costituzione. Che gli uomini dell’ISIS siano allergici alla democrazia e alla laicità non è certamente una novità ma la Tunisia, attraverso un processo che aveva portato alla formazione di un governo di unità nazionale dove tutte le componenti della società si confrontano civilmente, sembrava immune da derive islamiste.

Il problema della sicurezza era già stato affrontato dai politici tunisini che avevano segnalato un forte aumento della criminalità e una massiccia presenza di foreign fighters, stimata in almeno tremila unità ma che alcuni portano addirittura a settemila. Questo attacco mina fortemente il rilancio dell’economia tunisina che puntava forte sulla stagione estiva che ora rischia di essere disertata rendendo vani tutti gli sforzi pubblicitari compiuti dal governo.

“Voglio che i tunisini si rendano conto che siamo in guerra contro il terrorismo e che questa minoranza composta da selvaggi non ci spaventa. Li combatteremo senza pietà fino all’ultimo respiro” è stato il commento del Presidente Beij Caid Essebsi. Molte persone si sono riversate nelle piazze delle grandi città per esprimere il cordoglio alle vittime, cantare l’inno nazionale e condannare fermamente il terrorismo di matrice islamica.

Il Premier Renzi, come tutti gli altri leader mondiali, ha espresso preoccupazione e sdegno per la vicenda augurandosi che la situazione migliori in Tunisia, luogo di cultura dell’Islam moderato. Il resto d’Italia guarda al Nord Africa con terrore: dopo la Libia anche la Tunisia rischia di sprofondare nel caos, il tutto a pochi metri dalle nostre coste e nella completa immobilità delle istituzioni internazionali che non sanno ancora se interverranno nella regione. Poco meno di un mese fa il Presidente egiziano al-Sisi si è offerto di guidare una coalizione internazionale per mettere fine all’anarchia in Libia ma ha ricevuto un secco due di picche. La strage del Museo del Bardo sarà il punto di svolta per un’intervento sotto l’egida delle Nazioni Unite?

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