Se n’è andato, ha voluto andarsene

David Zebuloni
David ZebuloniStudente
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Editoriali

Se n’è andato, ha voluto andarsene

Editoriali
David Zebuloni
David ZebuloniStudente

wiesel

Se n’è andato, ha voluto andarsene, probabilmente. Questo mondo è tornato ad essere un luogo troppo ostile per un animo puro come il suo, per un cuore che ha continuato a battere quando le gambe si rifiutavano di marciare, per degli occhi che pensavano di aver visto tutto ormai.

Sì, se n’è andato nonno Elie, ma il testamento parla chiaro, non ci ha lasciati a mani vuote. Decine di libri, articoli e aforismi, testimonianze e testi di ogni genere ci vengono consegnati, tramandati come nella più classica tradizione ebraica. Di padre in figlio.
E così le sue parole rimbombano ancora nelle pareti di casa nostra, marchiate nella nostra mente come il numero sul braccio. Oggi, più attuali che mai.

“Dimenticare i morti è come ucciderli una seconda volta”, diceva il premio Nobel per la pace. Probabilmente si riferiva alla piccola Hallel, uccisa brutalmente questa settimana nella sua cameretta dalle tende rosa e le lenzuola rosse, per mano di un aspirante terrorista palestinese, un ragazzino di soli diciassette anni.

E ancora, “dobbiamo sempre schierarci da una parte. La neutralità aiuta gli oppressori, mai le vittime. Il silenzio incoraggia i tormentarori, mai i tormentati.” Una profezia? Forse. O forse è la storia che si ripete, forse è l’avvertimento di chi conosce già il finale del film. Il risultato è assicurato: un fermo immagine della nostra triste routine.

In un mondo sempre più incline all’oblio e all’indifferenza, le parole del più conosciuto superstite al flagello nazista, squarciano e illuminano e spezzano e rigenerano.

“Fondamentalmente nella mia vita ho sempre lottato contro l’indifferenza. Il silenzio alcune volte può arrivare ad essere l’espressione dell’indifferenza e questa è una cosa che ho detto e ripetuto molte volte: il contrario dell’amore non è l’odio, ma è l’indifferenza; il contrario dell’educazione non è l’ignoranza, ma è l’indifferenza; persino il contrario della vita, dell’amore per la vita non è il desiderio di andar contro la vita, la morte, ma è l’indifferenza di fronte alla vita.”
Ripetiamolo, ripetiamolo insieme.

Il contrario dell’amore non è l’odio, ma è l’indifferenza; il contrario dell’educazione non è l’ignoranza, ma è l’indifferenza; persino il contrario della vita, dell’amore per la vita non è il desiderio di andar contro la vita, la morte, ma è l’indifferenza di fronte alla vita.

Ripetiamolo come se fosse una preghiera colma di fede, come se fosse il testo della nostra canzone preferita. Ripetiamolo a noi stessi, ai nostri figli, ai nostri vicini di casa, ai nostri amici e ai nostri nemici. Ripetiamolo appena svegliati e prima di coricarci, mentre scoliamo la pasta e mentre facciamo l’amore. Ripetiamolo sussurando o urlando a squarciagola, con il sorriso sulle labbra o con una lacrima che riga il viso. Ripetiamolo per rendere questo mondo un posto migliore, per schiarire il cielo e combattere il grigiume. Ripetiamolo per onorare la memoria di un uomo sopravissuto al più atroce genocidio dell’umanità, un uomo di fede, un nonno dolce e premuroso.

Sì, Elie Wiesel se n’è andato, ha voluto andarsene. Ma non ci ha lasciati a mani vuote, ci ha passato il testimone. Ci ha affidato una causa per cui combattere, un invito a schierarci e far sentire la nostra voce. Il sentiero ce l’ha già tracciato, la porta è già stata sfondata.
Elie Wiesel se n’è andato con la speranza di aver lasciato questo mondo in buone mani, con la convinzione di tornarci solo quando l’odio verrà sconfitto e l’amore trionferà senza minacce.

Ci viene dunque assegnata una missione ardua e ambiziosa, una sfida senza precedenti.
Ma d’altronde si sa, da grandi responsabilità derivano grandi poteri.
(Non è forse questo il proverbio?)

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