Rimossa Shehab, la pagina Facebook della propaganda antisemita di Hamas

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Mario Del MonteEditor
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Antisemitismo

Rimossa Shehab, la pagina Facebook della propaganda antisemita di Hamas

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Martedì la pagina Facebook dell’agenzia di stampa di Hamas, Shehab, è stata rimossa in seguito alle numerose segnalazioni da parte degli utenti. La pagina, una delle più popolari con ben 2 milioni 700 mila like, è stata rimossa a causa di alcuni contenuti grafici violenti, una violazione delle condizioni d’uso di Facebook.

La cancellazione della pagina arriva dopo più di un anno di proteste e una richiesta ufficiale di esaminare le sue attività in quanto sospettata di propagandare l’ideologia violenta di Hamas. Ido Daniel, responsabile del progetto Student Union’s (un gruppo di studenti che si occupa di combattere l’antisemitismo online), ha affermato che la pagina era da lungo tempo conosciuta per essere affiliata a un’organizzazione terroristica e ha giocato un ruolo fondamentale nell’incitare i palestinesi a compiere azioni terroristiche, soprattutto lo scorso autunno quando era in voga la cosiddetta “car Intifada”. Molte delle vignette antisemite diffuse nei scorsi mesi provengono proprio da Shehab, che si occupava di pubblicarne un gran numero giornalmente.

Foto postata nel cinquantesimo anniversario di Fatah

Foto postata nel cinquantesimo anniversario di Fatah

Già pochi mesi fa alla pagina era stato tolto lo status “verified”, la piccola spunta concessa solo alle pagine ufficiali di celebrità, ministri e aziende internazionali. Gideon Bachar, capo del Dipartimento Antisemitismo del Ministero degli Esteri israeliano, si è detto felice della decisione di Facebook visto che la pagina, invece di occuparsi di notizie, serviva solo a diffondere sentimenti di odio e violenza nei confronti degli ebrei.

Sebbene non esista ancora la possibilità di indicare un contenuto come antisemitismo nelle segnalazioni, si tratta di un passo importante per la compagnia di Mark Zuckerberg che si era sempre detta contraria a qualsiasi tipo di limitazione della libertà di espressione. In un mondo dove i social media svolgono sempre di più il ruolo che dovrebbero avere i giornali o i notiziari sarebbe un bene se le big companies di internet potessero perseguire direttamente i propagatori di odio e razzismo rimuovendo i loro profili.

"La fine di Israele, la liberazione della Palestina"

“La fine di Israele, la liberazione della Palestina”

Per molti non sarà una notizia ma c’è un’altra pagina Facebook che meriterebbe di essere rimossa: quella ufficiale di Fatah, il partito palestinese di Abu Mazen. Il profilo ha più volte postato immagini che lodano gli attacchi missilistici sulle città israeliane e la violenza contro i soldati di IDF. Le foto, segnalate dal sito Palestinian Media Watch, cozzano con la rappresentazione di partito moderato abbastanza maturo per trattare l’indipendenza con Israele che ci viene fornita dai media occidentali. Alcune di esse oltre a raffigurare combattenti armati di razzi e AK-47 contengono messaggi in arabo come “la fine di Israele, la liberazione della Palestina” o “ne volete ancora sionisti?”

Nonostante il governo israeliano abbia più volte lamentato l’incitazione alla violenza da parte dei gruppi politici palestinesi attraverso canali ufficiali, nessun provvedimento è stato preso nei loro confronti. Lo scorso mese Fatah festeggiava il suo cinquantesimo anniversario con una foto in cui un mitra e una bandiera dell’organizzazione svettano su una pila di crani umani dipinti con una Stella di David. L’organizzazione politica palestinese si smarcò dalle critiche affermando di non essere responsabile della creazione grafica e di non condividerne il contenuto. Vale la pena ricordare anche che in occasione del rapimento e assassinio dei tre ragazzi israeliani poco prima dell’inizio delle ostilità a Gaza la pagina ufficiale di Fatah pubblicò una vignetta per applaudire l’azione.

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