Riflessioni sulla parzialità dei media di oggi

Alex Zarfati
Alex ZarfatiConsulente media, PR e digital sull'asse Roma-Tel Aviv. Presidente di Progetto Dreyfus.
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Editoriali

Riflessioni sulla parzialità dei media di oggi

Editoriali
Alex Zarfati
Alex ZarfatiConsulente media, PR e digital sull'asse Roma-Tel Aviv. Presidente di Progetto Dreyfus.

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La notiziabilità si può definire come “l’attitudine di un evento a essere trasformato in notizia” o “il complesso delle caratteristiche che rendono un evento di particolare interesse per i media”. Quali sono i criteri minimi necessari alla diffusione di un fatto sotto forma di notizia?

In settimana in Israele ci sono stati numerosi accoltellamenti e attacchi da parte di arabi ai danni di cittadini israeliani, turisti ebrei (ucciso un turista americano) e arabi stessi. Nonostante i morti, gli episodi cruenti non hanno avuto la sorte di essere stati citati dai media italiani ed europei. Ieri Israele risponde al fuoco dei razzi di Hamas colpendo un campo di addestramento dei terroristi. Il frammento di un missile investe un’abitazione a ridosso del campo di addestramento militare (questa potrebbe essere una notizia nella notizia, ma viene ignorata) e accidentalmente muoiono 2 bambini.
Proviamo a riflettere freddamente, visto che gli eventi sono separati da poche ore. Se sono l’importanza della notizia e l’interesse del pubblico a determinare la notiziabilità, in quale area si annida la causa dell’imparzialità delle news che riguardano Israele?

(1) Il livello gerarchico dei soggetti coinvolti. In entrambi i casi sono morti degli “sconosciuti”, quindi le notizie sarebbero dovute ssere coperte allo stesso modo.
(2) La quantità di persone coinvolte. Il confronto a breve termine propenderebbe per la pubblicazione dei morti israeliani che hanno subito più vittime.
(3) Rilevanza in funzione degli sviluppi futuri. Potenzialmente entrambe le news potrebbero portare ad un escalation.
(4) impatto sulla nazione. Il pubblico italiano è molto poco informato sulle vicende mediorientali e più che appassionarsi ad un filone (es. emergenza caldo, delitti d’onore, stragi in autostrada) si sentono coinvolti solo perché sono i media a ritenere rilevante la news sbattendola in prima pagina. In mancanza di testimonianze dirette, insomma è il coinvolgimento dei media a determinare l’interessamento e non viceversa. Se fosse stato l’eroe israeliano di Petah Tikva a finire in prima pagina, i lettori avrebbero partecipato emotivamente al suo dramma (un ebreo religioso che si è sfilato l’arma dal collo ed ha accoltellato l’accoltellatore), ma così non è stato. Così non è mai.

Insomma. Non ci sono motivi oggettivi che possano spiegare il perché il sangue israeliano valga meno, moltissimo meno di quello palestinese. La risposta dovrebbero darcela i vari corrispondenti, capiservizio, titolisti, addetti internet, caporedattori, praticanti coinvolti nella confezione dell’informazione. Io credo che tutto abbia a che fare con i pregiudizi ideologici che molti di loro si portano dietro e con le consegne politiche che debbono rispettare.

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