Per ricordare degnamente la Shoah bisogna proteggere gli ebrei vivi

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Mario Del MonteEditor
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Antisemitismo

Per ricordare degnamente la Shoah bisogna proteggere gli ebrei vivi

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Oggi si terrà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la prima conferenza mondiale sul tema dell’antisemitismo. Nonostante se ne sia già parlato in molte sedi ONU, questa è la prima volta in cui il tema viene trattato singolarmente per la richiesta di 37 paesi che hanno lamentato nel 2014 il risorgere di feroci violenze contro gli ebrei. Non è stato raro quest’anno sentire durante manifestazioni e cortei slogan come “morte agli ebrei” o leggere tra le notizie che sinagoghe e attività ebraiche sono state prese di mira da molotov, colpi d’arma da fuoco e atti vandalici. Inoltre l’occasione è stata colta anche per avvicinare idealmente il massacro del Supermarket kosher di Parigi del 9 Gennaio alla Giornata della Memoria che si terrà il 27 dello stesso mese.

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Vignette antisemite esposte alla sede diplomatica palestinese a Roma

Come ogni anno, già da qualche giorno giornali, tv, radio e siti web si prodigano nell’ormai solito rituale della settimana che precede l’evento: interviste ai sopravvissuti, speciali dedicati nei talk show, documentari e film che raccontano gli orrori della Shoah. Naturalmente si tratta sempre di iniziative lodevoli che hanno il nobile obiettivo di inculcare nelle generazioni più giovani ciò che è stato e quali sono le cause che hanno portato l’umanità nel momento più buio della sua storia. Ciò che però ci interessa sottolineare è che purtroppo il 27 Gennaio più che la Giornata della Memoria stia diventando la “giornata degli slogan”: “mai più”, “per non dimenticare”, “tramandare ai giovani” assumono la valenza di frasi fatte perdendo il loro significato simbolico se poi non sono supportate da azioni rilevanti e condanne ferme del moderno antisemitismo.

Per carità, ancora oggi nelle nostre società il fenomeno neonazista e neofascista è vivo, il negazionismo viene diffuso da alcune discutibili personalità accademiche ed è un bene che tutte le forze della società civile si prendano un giorno all’anno per fermarsi a riflettere sul tema della memoria. Per chi si occupa di antisemitismo e per chi lo vive quotidianamente sulla propria pelle, tutto ciò non è abbastanza perché il sentimento di odio verso gli ebrei oggi è veicolato tramite ben altre forme e linguaggi che nulla hanno a che fare con l’ideologia nazifascista.

La delegittimazione degli ebrei avviene oggi anche tramite la criminalizzazione e lo svilimento dello Stato d’Israele e dalla sua comparazione con la Germania nazista. Le infamanti accuse lanciate da una larga parte del mondo progressista verso Israele sono pericolose quanto lo è stata la propaganda di Goebbels e comparare la situazione di Gaza con quella dei ghetti dell’Est europeo non solo non rende giustizia allo sterminio progettuale e scientifico che è stato condotto durante la guerra, fornisce anche la giustificazione per attacchi efferati contro gli ebrei della Diaspora. Questo tipo di propaganda è ciò che sta alla base dei continui attacchi alle comunità ebraiche in giro per il Vecchio Continente e la sua mancata condanna ha finito per generare mostri come Mohammed Merah e Amedy Coulibaly.

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Mohammed Merah, autore della strage di Tolosa

Il nuovo antisemitismo di matrice soprattutto musulmana cerca di mostrare il popolo israeliano, e quindi di riflesso tutti gli ebrei, come i nazisti del nuovo millennio occupati nel cancellare la presenza palestinese nella loro terra dimenticando le violenze subite 70 anni fa. Questa concezione siamo convinti sia radicata sia nella gente comune, con le conseguenti affermazioni del tipo “Hitler aveva ragione”, sia nelle classi dirigenti che la utilizzano come scudo creando un capro espiatorio ed evitando di entrare nel merito delle proprie responsabilità.

Che differenza c’è tra le caricature della propaganda nazista e l’idea che gli ebrei siano infedeli alle nazioni in cui vivono perché amano solo Israele? Perché ancora oggi nei Parlamenti di paesi che hanno vissuto la stagione delle deportazioni siedono deputati che diffondono tesi complottiste per cui gli ebrei sono ricchi, potenti e influenti nei mass media a tal punto da “oscurare” il presunto genocidio di palestinesi?

Gli ebrei di oggi sono stufi di questa retorica e del dover dimostrare continuamente la falsità di queste affermazioni e soprattutto sembrano avere la sensazione che prima o poi le nazioni in cui sono nati, cresciuti e di cui hanno abbracciato pienamente la cultura possano svenderli per un barile di petrolio in più o per i voti conseguiti dai partiti grazie a questo nuovo populismo di sinistra, proprio come 70 anni fa. Se veramente si ha a cuore la memoria della Shoah e delle sue vittime è arrivato il momento di agire per punire tutti i tipi di antisemitismo, non solo quello ormai confinato ai margini della società. Perché gli attentati di Parigi, Tolosa e Bruxelles, per citare solo i più recenti di una lista interminabile, sono molto lontani dalla Soluzione Finale del 41 ma non per questo meno minacciosi nei confronti degli ebrei europei.

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