Nucleare: l’Iran potrà ispezionare autonomamente la struttura di Parchin

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Nucleare: l’Iran potrà ispezionare autonomamente la struttura di Parchin

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Mano mano che emergono nuovi dettagli sul patto firmato a Vienna fra le potenze mondiali e l’Iran sul suo programma nucleare questo sembra sempre più problematico e lacunoso. L’ultima notizia vedrebbe la Repubblica Islamica in grado di far ispezionare ai propri scienziati un sito, in cui potrebbe star sviluppando un ordigno nucleare, svolgendo di fatto il lavoro abitualmente affidato alla AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Si tratta di una novità che farà arrabbiare ancora di più i critici dell’accordo, quelli che hanno accusato Obama di aver costruito l’iniziativa intorno a una presunta affidabilità degli iraniani. Il sito in questione è quello di Parchin, una struttura più volte accostata dalla AIEA ai possibili risvolti militari del programma nucleare. Inoltre la questione Parchin sarebbe stata trattata separatamente dal resto dell’accordo e affidata esclusivamente a intese fra l’Iran e l’Agenzia. Obama ha preferito non sbilanciarsi nelle risposte ai critici e senza entrare nei dettagli ha asserito che il documento si riferisce ad una procedura di routine.

Ogni paese membro della AIEA è obbligato a dare alcune informazioni sul suo programma nucleare all’Agenzia, alcuni paesi devono solo fornire un resoconto annuale dei materiali radioattivi in loro possesso, altri invece, ed è proprio il caso dell’Iran, se sono accusati di proliferazione nucleare vengono messi sotto uno stretto controllo e devono sottostare a rigorose ispezioni. Questo accordo si discosta radicalmente dalle normali procedure d’ispezione della AIEA: non era mai successo che l’Agenzia accettasse di cedere la propria autorità investigativa a un paese membro. In altri termini il regime di Teheran potrà utilizzare i suoi esperti per cercare prove di un’attività che ha sempre negato, la corsa all’arma nucleare.

Una tale concessione potrebbe mettere a dura prova la ratifica del trattato al Congresso degli Stati Uniti. Per aggirare il potere di veto presidenziale gli oppositori dell’accordo avranno bisogno di una maggioranza dei due terzi, un numero improbabile da raggiungere anche su questioni molto meno complesse. Olli Heinonen, vice direttore dell’Agenzia dal 2005 al 2010 e capo dell’indagine sull’Iran, ha affermato che è impensabile concedere a un paese la possibilità di auto giudicarsi in un’indagine così delicata.

Nonostante abbia sempre negato qualsiasi coinvolgimento in aspetti militari del programma l’Iran non ha mai consentito l’accesso alla struttura di Parchin, la stessa dove l’AIEA, basandosi su informazioni fornite dai servizi segreti di diversi paesi, crede che la Repubblica Islamica abbia sperimentato alcuni detonatori per ordigni nucleari. Queste informazioni si basano su immagini satellitari che attestano il tentativo da parte degli iraniani di disinfettare il sito per eliminare le prove della presunta ricerca sui detonatori. L’AIEA si limiterà al monitoraggio del personale iraniano incaricato di indagare su Parchin. Inoltre la documentazione che verrà fornita all’Agenzia dovrà tenere conto di “preoccupazioni militari”, un’espressione che significa niente informazioni per le aree off-limits perché appartenenti all’esercito.

Anche i campioni ambientali che di solito vengono raccolti dagli esperti della AIEA saranno di competenza degli iraniani e saranno limitati nel numero (7) e nelle zone (solo alcune fuori dall’edificio principale). L’AIEA garantirà l’autenticità tecnica del controllo iraniano ma nel documento non c’è menzione di come verrà eseguita questa procedura. L’indagine su Parchin dovrà essere completata entro Dicembre 2015 dopodiché l’AIEA emetterà una valutazione definitiva sulle attività iraniane. Molti funzionari della AIEA che in passato sono stati coinvolti nelle indagini sul programma nucleare della Repubblica Islamica sostengono che difficilmente emergeranno prove contrastanti con quanto affermano da Teheran da circa vent’anni nonostante molti indizi indichino la volontà degli Ayatollah di dotarsi di un deterrente che assicuri vita più lunga al regime. La relazione di Dicembre sarà poi approvata dal Consiglio dell’Agenzia in cui siedono membri delle nazioni che hanno stipulato l’accordo di Vienna e che quindi difficilmente perderanno l’occasione di sigillare il patto.

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