Nitsana Darshan-Leitner, l’avvocato che spaventa i terroristi

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Barbara Pontecorvo
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Medio Oriente

Nitsana Darshan-Leitner, l’avvocato che spaventa i terroristi

Dopo i terribili fatti di Parigi del 7 e 9 gennaio scorsi, gli Stati Europei, trovatisi ad affrontare in prima persona il problema del terrorismo islamico, si sono trovati di fronte alla necessità di individuare una forma di “lotta al terrorismo” alternativa alla guerra e che fosse compatibile con i principi di pace e collaborazione tra popoli molte volte proclamati solennemente dall’Unione Europea. Ci si è dunque interrogati e ci si continua ad interrogare, seppur con qualche colpevole ritardo, su quali possano essere gli strumenti idonei a fronteggiare il cruento fenomeno già in atto.
Si osserva innanzitutto l’esperienza maturata in questi anni da altri Stati, tra tentativi compiuti, errori commessi e successi raggiunti. Tra le tante risposte che fino ad oggi sono state fornite dai Paesi che vivono il problema del terrorismo islamico da tanto tempo, certamente la più curiosa ed inaspettata arriva da Israele, il Paese che forse meglio ha studiato il fenomeno. E’ la storia di un avvocato donna, che ha dichiarato guerra al terrorismo nelle Corti di Giustizia, diventando la “pioniera” di questa forma di lotta, non solo di attacco, ma soprattutto di difesa di chi sia stato vittima di attentati terroristici.

Il suo nome è Nitsana Darshan-Leitner, avvocato di origine iraniana e mamma di sei figli, la quale, a partire dal 1995, quando era ancora una studentessa della Bar Ilan University, ha deciso di sfidare i terroristi su un terreno in cui gli Stati non riescono ad avventurarsi, seguendo le tracce del fiume di denaro che finanzia le organizzazioni del terrore.
Da allora ha collezionato quasi esclusivamente successi, avvalendosi di una struttura molto efficiente di una decina avvocati, che nel 2003 ha preso il nome “Shurat Hadin – Israel Law Center”.

Così Shurat Hadin è riuscita a bloccare i finanziamenti destinati ad Hezbollah, seguendo flussi di denaro che transitavano sui conti di una Banca Libanese, che aveva filiali in Canada. Grazie a questa connessione, è stato possibile instaurare un giudizio in Canada (ove vige un rigido “Anti terrorism Act”) e sequestrare i soldi destinati a finanziare Hezbollah, prima che arrivassero alla sua dirigenza attraverso la filiale libanese. Ancora, durante la guerra di Gaza dello scorso agosto, Shurat Hadin ha investigato sulle ingenti richieste di fondi che Hamas ha rivolto al mondo arabo ed in particolare sull’appoggio economico garantito a costoro dal Qatar. I finanziamenti ad Hamas fino alla guerra di Gaza erano sempre giunti in contanti, con trasferimenti fisici attraverso i tunnel sotterranei fatti costruire nel sottosuolo di Gaza, in collegamento con l’Egitto. Con la distruzione dei tunnel avvenuta da parte dell’esercito israeliano, Hamas ha cercato nuove forme di finanziamento, ricorrendo – forzatamente – al sistema bancario.
E’ a questo punto che Shurat Hadin è potuta intervenire, esercitando pressioni legali sulle Banche del Qatar e riuscendo a bloccare gran parte dei finanziamenti già accordati ad Hamas.

E’ stata proprio in quella occasione, seguendo il denaro destinato ad Hamas e mettendo in connessione i nomi degli intestatari dei conti correnti, che l’Avvocato Nitsana Darshan-Leitner è venuta a conoscenza di un altro enorme flusso di denaro, destinato al finanziamento del cosiddetto “Stato Islamico”, o ISIS. “Seguire i soldi destinati all’ISIS è davvero una sfida” ha dichiarato l’Avvocato, in primo luogo perché la struttura opera in Iraq ed in Siria, ove i sistemi bancari sono inaccessibili ed in secondo luogo perché è molto forte la connessione che questi finanziamenti hanno con i proventi petroliferi degli stati arabi. Ciò che si puo’ fare è cercare di bloccare gli ingenti finanziamenti che provengono da paesi come Turchia e Qatar (i cui legami con lo Stato islamico in termini di finanziamento sono acclarati), che mettono a disposizione conti correnti bancari per effettuare le transazioni petrolifere anche clandestine, da cui attingono quei finanziamenti. Ma la lotta all’ISIS rimane comunque tra le più difficili, addirittura più complessa di quella ad Al Qaida ed è ancora in atto.

Shurat Hadin fino ad oggi ha condotto in giudizio organizzazioni come l’Autorità Nazionale Palestinese (PLO), Hezbollah, Hamas, la Repubblica dell’Iran, la Corea del Nord e la Bank of China, riuscendo ad ottenere risarcimenti del danno per oltre un miliardo e mezzo di dollari, congelamento di fondi per circa seicentomila dollari e risarcimento per le vittime del terrorismo e le loro famiglie per oltre centoventimila dollari.

La cosa sorprendente che fa di questa lotta una battaglia esemplare è che Shurat Hadin non rappresenta solo israeliani, ma cristiani, musulmani e drusi, abitanti non solo in Israele, ma anche nei territori palestinesi e nei paesi arabi. Ostacolare le organizzazioni terroristiche si può, dunque, non solo attraverso l’intelligence e le politiche di collaborazione tra Stati, spesso tarde ad arrivare, ma anche attraverso costanti monitoraggi ed iniziative giudiziarie, rimesse nelle mani di valenti privati. La storia di questa associazione potrà essere (e certamente sarà) fonte di ispirazione per molti avvocati e non solo, convinti che la battaglia contro il terrore passi anche e soprattutto per il rispetto della giustizia di ogni Paese.

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