Munich: a palestinian story, una volgarità cinematografica al Festival di Cannes

Sen. Luigi Compagna
Sen. Luigi Compagna
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Editoriali

Munich: a palestinian story, una volgarità cinematografica al Festival di Cannes

munich

Al Festival del Cinema di Cannes quest’anno c’è un film davvero odioso. Si chiama “Munich: a palestinian story”: il regista è un libanese di origine palestinese, Nasri Hajjaj; la vicenda riproduce quella delle Olimpiadi di Monaco, nel 1972; la tesi è quella che vorrebbe i terroristi di Settembre Nero, autori del sequestro, “combattenti per la libertà” e gli atleti israeliani, che ne furono vittime, “rappresentanti di un paese occupante”.

Allora quell’antisemitismo mascherato di antisionismo oggi tanto accreditato e diffuso era ancora alle prime armi. Qualcuno accusò dell’accaduto la polizia tedesca ed il ministro Genscher, volendo così insinuare che i primi ebrei uccisi in quanto ebrei sul suolo della Germania dopo il 1945 fossero caduti per mano tedesca. Sostituzione d’imputato, replicò in un bellissimo articolo Indro Montanelli e nessuno fiatò più.

In questo film, invece, nessuna ipocrisia viene risparmiata. La strage di Monaco non sarebbe stata un atto terroristico, ma un “incidente internazionale”. A suo modo è “negazionismo”, ma nessuna giurisdizione internazionale se ne occuperà. E nessuno deve comunque pretendere che avvenga: anche di un film odioso deve essere assicurata la libertà.

Piuttosto, quel che forse poteva evitarsi è che, per propagandare il film, gli si attribuisse di fornire una ricostruzione diretta di eventi vissuti e narrati dagli ultimi due “fedayyìn” (in arabo martiri) che presero parte all’operazione. Non solo. Il regista aveva proposto di collaborare pure a Ilana Romano, vedova del sollevatore di pesi Yossef Romano, ucciso da quei “coraggiosi” (!?) combattenti per la libertà. La proposta è stata rifiutata, ma già l’averla avanzata è parso episodio di indubbia volgarità cinematografica.

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