Ma i coltelli hanno un’anima?

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VitoKappa
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Medio Oriente

Ma i coltelli hanno un’anima?

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I coltelli non hanno un’anima. Sono un mezzo, non un fine. E appare del tutto evidente che chiamare un’ondata di terrorismo col nome di “intifada dei coltelli” corrisponde sì ad accettarne il carattere violento, ma anche ad esonerare gli accoltellatori dalla responsabilità delle proprie azioni. Questo di per sé è inaccettabile. Trasforma questi assassini in strumenti inanimati del terrorismo. Quasi fossero i coltelli ad animare queste persone e non viceversa.

Di fronte a questo terrorismo-vigliacco che colpisce alle spalle, che non punta a rivendicare alcunché se non la morte degli ebrei, anche i più strenui difensori della causa palestinese provano un certo imbarazzo. Un imbarazzo che tuttavia non li induce a condannare questa intifada della vigliaccheria e che non li induce nemmeno a dire che loro, senza se e senza ma, sono con gli ebrei. Niente. Silenzi. Le parole si tengono da parte per il momento in cui Israele decidesse di reagire colpendo chi alimenta la follia di questo terrorismo.

In questo contesto stupisce che la mancanza di curiosità della stampa. Stupisce che nessuno si domandi: ok, se questa è un’intifada, una rivolta, quale è l’obiettivo che si vuole raggiungere? Rivendicare un territorio? Mettere in difficoltà un Governo (israeliano o palestinese)? Uccidere il nemico? Creare una sponda con l’Isis? Portare lo scontro dal piano esterno (Israele-Palestina) al piano interno (ebrei-arabi)?

Ma soprattutto viene da chiedersi: davvero di fronte a questa violenza brutale e vigliacca, che mira ai civili e non rispetta alcun diritto bellico, l’Italia che ripudia la guerra e che ama la Pace, può derubricare gli omicidi di civili ebrei (non militari israeliani!) al classico scontro tra israeliani e palestinesi? A nessuno di quelli che hanno a cuore i destini della Terra di Colui che è Santo viene da chiedersi: siamo sicuri che dietro l’intifada dei coltelli non si nasconda un terrorismo di matrice religiosa prima che politica? Siamo sicuri che non è in atto un piano per fare a Gerusalemme ciò che si è fatto a Palmira? Siamo davvero sicuri che far finta di nulla di fronte a chi mette in pericolo la sicurezza di una democrazia come la nostra, Israele, possa fare di noi un Paese e un’Europa più sicura?

Vito Kappa

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