Le donne di Gaza tra un mitra e un pannolino

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Medio Oriente

Le donne di Gaza tra un mitra e un pannolino

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Si può dire che, a modo loro, anche a Gaza esista una parità dei sessi. In questo filmato una giornalista libanese intervista le nuove combattenti delle Brigate Al-Nasser Salah Al-Din.

Le donne, rigorosamente coperte di nero dalla testa ai piedi – tanto da non mostrare neanche gli occhi – seguono dei corsi per sole donne, senza l’ombra di un uomo.
Imparano a sparare e ad utilizzare armi leggere e pesanti; imparano “l’arte della guerra”, come spiega il servizio, “per combattere l’occupazione”.

“Ciò che è più sorprendente” – continua la giornalista – “è che si arruolano le mamme, le quali lasciano per molte ore i figli per dedicarsi interamente al lavoro”. Al termine dell’addestramento da mujaheddin, tornano ai propri doveri materni. Una di loro spiega che anche il marito fa parte di questa brigata e che vedendo quanto fosse entusiasta di questo movimento, ha deciso anche lei di arruolarsi per combattere la jihad (guerra santa). Ora è istruttrice.

Stando alle dichiarazioni dei terroristi, il loro motto è “Vittoria o Martirio”, un po’ come il Roma o Morte di Garibaldi che voleva liberarsi dal potere temporale del Papa. Questi uomini e donne dicono di voler combattere conto l’occupazione. Appare a questo punto importante ricordare che Hamas governa la Striscia di Gaza dal 2006, cioè qualche mese dopo il ritiro unilaterale dello Stato di Israele da tutta la Striscia.

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