L’Antisionismo militante dell’ONU e il discorso di Nikki Haley

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Niram Ferretti
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Medio Oriente

L’Antisionismo militante dell’ONU e il discorso di Nikki Haley

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Non può essere più netta la sconfessione della credibilità dell’ONU di quella che si è sentita pronunciare da Nikki Haley, il nuovo ambasciatore presso le Nazioni Unite designato dall’amministrazione Trump al posto di Samantha Power della quale ci ricordiamo la difesa d’ufficio di quel vero e proprio obbrobrio giuridico che è la risoluzione 2334 votata il 23 dicembre 2016, il pacco avariato fatto recapitare da Barack Obama a Israele negli ultimi giorni della sua permanenza alla Casa Bianca.

Al termine della riunione mensile del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Nikki Haley si è presentata in sala stampa dichiarando:

“Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU dovrebbe discutere su come mantenere la pace internazionale e la sicurezza, ma nel nostro meeting sul Medioriente la discussione non è stata sull’incremento di missili di Hezbollah in Libano, non è stata sul quantitativo di denaro e armi che l’Iran fornisce ai terroristi, non è stato sul modo in cui è possibile sconfiggere l’Isis, non è stato su come portare in giudizio Bashar Al Assad per il massacro di centinaia di civili. No. Il fulcro dell’incontro è stato di concentrarsi su Israele, l’unica vera democrazia in Medioriente”.

La Haley ha così preso coscienza di quella ossessione per Israele e contro Israele che domina le Nazioni Unite dalla fine della Guerra dei Sei Giorni a oggi, e che faceva scrivere con sconcerto nelle sue memorie, a uno dei suoi predecessori, l’ambasciatore David Patrick Moynihanm, di come lo stato ebraico fosse “il fulcro politico delle Nazioni Unite”.

Il fatto che il numero complessivo di risoluzioni ONU contro Israele abbia superato di gran lunga il numero di risoluzioni contro qualsiasi altro stato è un dato oggettivamente incontrovertibile e grottesco nella sua sproporzione, ma è solo la conseguenza inevitabile del sistema di voto dell’ONU e del suo assetto politico. Da quando Arafat venne invitato a parlarvi attraverso un plebiscito nel 1974 (105 voti a favore e 4 contrari, nessuno stato europeo contrario, la maggioranza astenuti e altri votanti insieme alla maggioranza) la “causa palestinese”, e di conseguenza la presa di mira sistematica di Israele, sarebbe diventata prassi abituale.

Fu quello un momento emblematico del tracollo morale dell’istituzione, quando il leader conclamato dell’OLP varcò la soglia del palazzo accompagnato da Ali Hassan Salameh, conosciuto anche come Abu Hasan, l’uomo che era stato a capo del commando terrorista di Settembre Nero responsabile del Massacro di Monaco del ‘72.

Altro momento emblematico fu la risoluzione 3379 del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo. A seguito dell’approvazione della Risoluzione 3379, l’ONU, con passo spedito, iniziò a produrre altre risoluzioni contro Israele. Nel periodo dal 1969 al 1972 il ritmo fu di quattro risoluzioni all’anno. Durante il periodo dal 1973 al 1978 si arrivò a sedici all’anno e nel 1982 ci fu un balzo in avanti deciso, con quarantaquattro risoluzioni. Solo nel 1991, dopo sedici anni, grazie all’intervento degli Stati Uniti, si giunse finalmente alla sua abrogazione.

La Haley ha preso di petto la risoluzione 2334 definendola un “terribile errore” e ribadendo il pieno sostegno degli USA a Israele e il fermo impegno a “opporsi al pregiudizio delle Nazioni Unite nei suoi confronti”.

Ha poi proseguito rimarcando un altro aspetto grottesco:

“Incredibilmente, il dipartimento dell’ONU per gli affari politici ha una divisione dedicata interamente agli affari palestinesi. Provate a immaginarlo. Non esiste alcuna divisione dedicate al lancio illegale dei missili dalla Corea del Nord, non c’è alcuna divisione dedicata al principale stato mondiale sponsor del terrorismo, l’Iran. L’approccio pregiudizievole nei confronti delle questioni israeliane-palestinesi non aiuta in nulla il processo di pace e non ha alcuna relazione con la realtà del mondo circostante. I doppi pesi hanno dell’incredibile”.

Sì, questo incredibile doppiopesismo riguardo a Israele è a favore di stati criminali, teocrazie, satrapie, dittature sanguinarie è da cinquanta anni una delle caratteristiche più salienti delle Nazioni Unite. “Di tutte le guerre dell’ONU quella che esercitata contro Israele è stata sotto molti aspetti la più persistente, insidiosa e nociva…incarnando un vergognoso doppiopesismo il quale ha manifestato uno sfrenato odio che non lascia alcun posto per un giudizio equilibrato o per la ricerca di una soluzione equa” affermava nel 1986 Alan Keyes assistente del Segretario di Stato americano per le organizzazioni internazionali.

Tocca ora alla amministrazione Trump, dopo otto anni di connivenza obamiana, sottolineare manifeste e oscene evidenze che gridano vendetta. Con ferma e sorridente precisione Nikki Haley non ha avuto alcuna remora a farlo.

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